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Y: L'Ultimo uomo

Y: L’Ultimo uomo Recensione dei primi tre episodi, un mondo in mano alle donne

Da The Walking Dead al più recente Sweet Tooth, ormai sono anni che il mondo dei fumetti ha raggiunto e conquistato il grande e piccolo schermo. A questa lunga lista va ad aggiungersi anche Y: L’ultimo uomo (Y: The Last Man), il nuovo show televisivo Fx basato sull’omonima serie della divisione editoriale DC Vertigo, creata da Brian K. Vaughan e Pia Guerra nel 2002.

A circa vent’anni di distanza dal rilascio della sua versione cartacea, l’opera arriva quindi sul piccolo schermo, mostrandoci un mondo cupo e distorto. Una produzione lunga, complessa ed altalenante, iniziata nel 2017 e interrotta in più occasioni. Lo script iniziale, realizzato da Michael Green, è passato tra le mani di più autori fino ad arrivare nel 2020 alla showrunner Eliza Clark (Animal Kingdom, Extant, The Killing).

Abbiamo avuto la possibilità di vedere i primi tre episodi della serie del network americano Fx, che saranno resi disponibili sulla piattaforma Disney+ il prossimo 22 settembre 2021. Le altre puntate verranno rilasciate settimanalmente ogni mercoledì. Di seguito, oltre al trailer e la sinossi ufficiale dello show, potete trovare la nostra recensione senza spoiler.

Y: L’Ultimo uomo, un mondo in mano alle donne

Y: L’Ultimo uomo ci porta in un mondo apparentemente identico al nostro. Qui facciamo la conoscenza di Yorick Brown (Ben Schnetzer), un protagonista decisamente insolito per un dramma di questo genere. Il giovane, un escapista scapestrato e “fannullone”, si troverà presto costretto ad affrontare un viaggio fisicamente ed emotivamente spossante. Al suo fianco Ampersad, la sua fedele scimmia-cappuccino addomesticata.

Tuttavia, un’improvvisa e inspiegabile catastrofe colpisce quel panorama così simile al nostro, sterminando nel giro di pochi secondi tutti i mammiferi di sesso maschile sulla faccia della Terra, ossia quelli biologicamente dotati del cromosoma Y. Questa tragica ecatombe si lascia alle spalle un mondo devastato, in cui ogni certezza è crollata e dove i sopravvissuti (in questo caso quasi esclusivamente donne) si trovano a cercare di raccogliere i resti di ciò che rimane di una società prevalentemente “controllata” dagli uomini.

Y l'ultimo uomo

E mentre il sangue e il dolore dilagano nelle strade, Yorick e Ampersad riescono inspiegabilmente a sopravvivere a quei momenti di terrore, risvegliandosi in una società costretta ad affrontare l’idea di vivere, o meglio, sopravvivere, senza uomini. E sarà proprio la madre del nostro protagonista, la senatrice Jennifer Brown (Diane Lane), a prendere in mano le redini della situazione dopo la morte del Presidente degli Stati Uniti.

Ma questo, ovviamente, non è semplice. Con circa metà della popolazione scomparsa nell’arco di pochi secondi, ogni certezza sembra scomparire per sempre. L’estinzione di massa è dietro l’angolo, la fine del mondo non è mai stata così vicina, e i sopravvissuti sono costretti a fare i conti con una realtà decisamente difficile da digerire, senza poter fare praticamente nulla per impedirlo.

“Sono solo un ragazzo, non merito questo.”

Y: L’Ultimo uomo ci mostra fin da subito un mondo caduto in disgrazia, prendendo a piene mani dalle tavole più drammatiche del fumetto dal quale prende inspirazione. A differenza dell’opera originaria, tuttavia, lo show non ha molto altro da offrirci oltre ad una narrazione volontariamente cupa ed oscura, che si muove sui binari predefiniti che tante altre serie distopiche hanno percorso prima di lei.

Questi primi tre episodi si incentrano sulla presentazione dei protagonisti principali, mostrandoci il modo in cui questa terribile catastrofe ha cambiato per sempre la loro vita. Oltre a Yorick, la serie segue anche sua sorella Hero (Olivia Thirlby) e un piccolo gruppo di personaggi legati al futuro e alla “protezione” del ragazzo. Tra questi c’è l’Agente 355 (Ashley Romans), con l’incarico di difendere gli ultimi due mammiferi con cromosoma Y rimasti sulla terra.

Y l'ultimo uomo

Le emozioni umane diventano così protagoniste del primo episodio, per poi lasciare spazio ad un approccio più “politico”, che si sofferma maggiormente su quello che resta di un mondo messo alla prova da una catastrofe così grande. Il personaggio di Diane Lane risulta perfettamente convincente in questo, mostrandoci una donna intenta a raccogliere e a preservare i resti di una società ormai distrutta.

Quello che spicca dai primi tre episodi della serie è proprio la scrittura dei personaggi principali, alcuni dei quali non sono direttamente connessi alla figura di Yorick e dal suo significato. L’approccio più politico di Y: L’Ultimo uomo ci mostra anche i meccanismi più complessi della gestione del governo, con Kimberly Cunningham Campbell (Amber Tamblyn), la figlia dell’ex Presidente degli Stati Uniti, non intenzionata a lasciare il posto di suo padre nelle mani di Jennifer Brown.

Quello che resta del mondo

La serie, tuttavia, fa molta fatica ad intrecciare i suoi numerosi elementi, impiegando fin troppo tempo per unire i personaggi e iniziare finalmente a mostrare i veri effetti secondari dell’evento catastrofico che apre la narrazione. In alcuni momenti i tempi sono eccessivamente dilatati, presentandoci tre episodi che non lasciano il segno, ma che fanno comunque ben sperare per il futuro dello show televisivo.

Anche se con alcuni difetti piuttosto evidenti, Y: L’Ultimo Uomo è sicuramente un progetto interessante, in grado di coinvolgere e di trasportarci in un mondo in cui i sopravvissuti stanno disperatamente cercando di organizzarsi per sopravvivere in quella realtà in cui non esistono più certezze. Quella che ci troviamo davanti, molto probabilmente, è una serie che, quasi come i suoi predecessori morali, è destinata a durare e ad accompagnare gli spettatori per anni.

Y l'ultimo uomo

In conclusione, non ci resta che vedere in che modo il fumetto creato da Brian K. Vaughan e Pia Guerra continuerà a prendere vita sul grande schermo. Dopo una produzione lunga, complessa e travagliata, questi primi tre episodi di Y: L’Ultimo uomo riescono comunque a raggiungere il loro scopo e a regalarci una trasposizione che, anche se non riesce a raggiungere l’opera originale, risulta comunque particolarmente interessante e ci fa ben sperare per il futuro della narrazione.

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