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Will Vinton: l’uomo che traformò la claymation in magia

Portare avanti una rubrica incentrata sulla tecnica dello stop motion è sempre una grande soddisfazione, in particolare perché è impossibile risultare monotoni vista l’immensa varietà di sfumature che contraddistinguono questo straordinario mezzo d’animazione. Scavandolo a fondo è possibile incontrare i personaggi più stravaganti, persone che sfogano la loro creatività nei semplici movimenti manuali apportate alle figure da loro stessi create. Proprio tra questi emerge in tutta la sua follia Will Vinton, un nome che in pochi in Europa conosceranno, eppure in America egli è il vero padre della claymation, termine coniato proprio da lui per l’appunto.

Facendo un passo indietro, seppur già spiegata nei precedenti pezzi della rubrica, la claymation è quella variante tecnica dove ogni personaggio o oggetto all’interno della scena viene scolpito o modellato mediante sostanze prettamente malleabili come la plastilina. In Italia ci sono molti portabandiera che riescono ogni giorno a stupire per l’impegno messo nella formazione delle loro creature e storie. Pensate infatti che il famoso animatore Stefano Bessoni (qui il link dove si parla di lui) crede così fermamente al passo uno da organizzare delle vere e proprie masterclass rivolte a giovani studenti che vogliono avvicinarsi a questa arte.

Vinton è riuscito ad imporsi sulla scena americana stravolgendo il concetto di stop motion cinematografico, avvicinandolo ad altri medium di comunicazione audiovisiva. Per lui questa tecnica non aveva segreti e nemmeno dei confini, tant’è che durante gli anni della sua carriera ha sempre dimostrato quanto la sua genialità non sarebbe potuta di certo rimanere richiusa in una scatola. La sua vena artistica fortunatamente è esplosa in tutta la sua grandezza e questo ha permesso agli spettatori di poterla vivere nella sua più pura essenza. Ma cosa si nasconde davvero dietro quest’uomo dai lunghi baffi bianchi attorcigliati? E soprattutto si può arrivare ad una risposta? Forse no, ma questa è una di quelle cose che ancora oggi continua a tener alta l’asticella della curiosità, verso questo grande mito dello stop motion.

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L’uomo dietro il fotogramma

Nel 1973, infatti, insieme a Bob Gardiner, Vinton realizzò una delle prime animazioni realizzate con la tecnica da lui nominata. Nel 1978 creò un documentario in claymation Three dimensional Clay Animation della durata di 17 minuti, dove mostrava il dietro le quinte di un’animazione in claymation. L’animatore e regista fondò anche il Vinton Studios, con cui produsse moltissime pluripremiate animazioni, tra le più importanti è impossibile non ricordarne una in particolare: Closed Mondays. Probabilmente il titolo non farà venire alla memoria nulla di che, ma questo cortometraggio è invece tra i più riconoscibili nella storia dello stop motion, poiché fu la prima piccola operazione a vincere un Academy Award. Questo è stato il vero e proprio avvicinamento che fece partire una serie di nomination agli Oscar, come quelle ai lavori della Aardman Animations britannici diretti da Nick Park.

Will Vinton è di certo un pioniere, una figura eccentrica che ha saputo dar una nuova linfa vitale a quella che sembrava una animazione destinata ad un pubblico prettamente di cinema. La rivoluzione avviene proprio durante gli anni ’80, quando ebbe moltissimo successo nel campo dei videoclip commerciali realizzando degli spot unici nel loro genere, come quelli dei cioccolatini M&M’s e The California Raisins, una band blues costituita da puppets di uvetta passa. Verso la fine di questi anni c’è stato uno degli incontri più emblematici della storia della suddetta animazione, ossia quello con il cantante pop Michael Jackson.

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Re del pop e Re della claymation

Difficile non conoscere un artista della musica come fu Michael Jackson, che ancora oggi con le sue hit rientra nelle classifiche mondiali dei brani più ascoltati. Lui è uno di quei cantanti immortali, soprattutto per quello che è riuscito a donare ogni volta che si esibiva sul palco, il posto dove più di tutti si sentiva a casa. Jackson a modo suo si è imposto anche sulla scena cinematografica accanto ai grandi registi di Hollywood come John Landis, Martin Scorsese, Francis Ford Coppola, George Lucas, David Fincher, David Lynch e ovviamente in questa lunga scia di nomi non poteva mancare anche il genio dietro la sregolatezza di Will Vinton.

Insomma, Jackson viene indicato da sempre come colui che ha portato al successo, e ha salvato dal fallimento, il nascente canale tv musicale MTV e questo soprattutto per l’immensa popolarità riscossa con i suoi video di Thriller, l’album più venduto della storia del panorama musicale mondiale. Nei primi tempi i video musicali erano semplicemente delle immagini accompagnate dal brano di riferimento, ma con lui il videoclip raggiunge una marcia in più. Con la collaborazione di Vinton, i due riescono a donare un nuovo linguaggio artistico mirato alla promozione della canzone come una vera e propria forma d’arte. Ed ancora più straordinario è il fatto che attraverso questo incontro si è dato vita ad un cinema in stop motion dentro una cornice musicale. Speed Demon è infatti il pezzo che si sta menzionando e c’è da chiedersi cosa effettivamente centra tutto questo con l’animazione a passo uno. Beh la risposta è servita.

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Speed Demon in claymation

Si è arrivati al punto focale di tutto il discorso precedentemente affrontato, perché Speed Demon è il titolo della prima claymation musicale. Ci sarebbe tantissimo da parlare, perché dall’unione musica e immagini esce fuori un discorso di estetica cinematografica che è una delle tante basi a cui il film dovrebbe appoggiarsi. Will Vinton è consapevole di questa grammatica e con tale opera ne dà una grande prova di dimostrazione, facendo muovere la narrazione dello schermo in perfetta sintonia con quello che Michael Jackson canta.

“He say, -pull over boy and get your ticket right – And nothin’ gonna stop me – Ain’t no stop and go – I’m speedin’ on the midway”

La trama del “cortometraggio” (messo tra virgolette solo perché il termine idoneo sarebbe comunque videoclip) ruota attorno al famoso Michael Jackson che un giorno esce da uno degli studios di registrazione ed incontra davanti a lui una folla oceanica di persone che lo riconoscono ed iniziano ad inseguirlo per avere da lui un autografo. Di fronte a questo egli inizia a fuggire, cercando di nascondersi in tutte le vie più nascoste senza successo, fino a quando non si traveste con un costume da coniglio per non farsi riconoscere. Purtroppo verrà lo stesso scoperto e la sua fuga continuerà inesorabile.

In questi 10 minuti di durata troviamo tutta l’arte di Will Vinton, in un concentrato di strani personaggi dalla testa gigante che si muovono in stop motion fotogramma per fotogramma. Lentamente si assiste ad una estetica visiva del bizzarro, in cui Vinton inquadra con la macchina da presa ravvicinata gli attori in costume vero e proprio per poi a distanza far muovere il personaggio del costume sotto forma di pupazzo in claymation. Questo ha permesso in quei primi anni di dare una certa continuità e credibilità a questo tipo di animazione, dove il Re del Pop si diverte come un pazzo seguendo le direttive del folle regista animatore.

Due persone entrate nella cultura pop americana, ognuno a suo modo e con il suo talento. Con Speed Demon inizia la nuova faccia del racconto musicale, una boccata di innovazione che riprende nei toni e nello stile dei corti dei Looney Toones degli anni ’30-’40 e si rifaceva inoltre alle atmosfere riportate in auge lo stesso anno dal lungometraggio di Robert Zemeckis, Chi ha incastrato Roger Rabbit. Certamente da questa trama semplice descritta precedentemente c’è anche una elemento molto personale che emerge ancora prima, dichiarato dallo stesso cantante, ossia il desiderio di evadere dalla fama e di trovare una propria oasi di pace per poter vivere quella privacy che sotto i riflettori gli era stata strappata.

 

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Will Vinton è l’artista per eccellenza che ha coniato la claymation come variante dell’animazione in stop motion, rivoluzionandone il concetto di appartenenza al cinema. L’arte è ovunque e dovunque è possibile trovarla, Vinton era un folle visionario che eruttava come un vulcano colori, immaginazioni, creature e personaggi rimasti nella cultura popolare. Nel 2019 ad un anno dalla sua morte è stato avviato un crowdfunding per la realizzazione di un film documentario sulla vita del regista dal titolo Welcome to my daydream diretto da Marq Evans e attualmente in post produzione. Speriamo tutti un giorno di poterlo vedere completato.

 

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