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Watcher Recensione: Maika Monroe e il gioco delle impressioni

Al Sundance Film Festival 2022 Chloe Okuno mostra al pubblico e alla critica il suo esordio cinematografico, intitolato Watcher, con protagonista Maika Monroe. L’attrice è conosciuta per aver partecipato a It follows (2014) e qui veste i panni di una donna “paranoica” in un film che mette al centro un tema affrontato diverse volte: la misoginia e il rapporto conflittuale tra i due sessi. Tutta la tensione si regge grazie alla performance istrionica di una personalità adatta al thriller psicologico e da tenere sott’occhio nelle lavorazioni future.

Lei interpreta Julia e si prepara ad affrontare una nuova esperienza di vita, caratterizzata dal trasferimento a Bucarest, luogo d’origine del marito (almeno da parte di sua madre). Sin dalla prima sera qualcuno del palazzo a fianco prende di mira la giovane ragazza e la fissa in maniera incondizionata. Naturalmente le persone che la circondano la ritengono una persona fantasiosa e annoiata dalla monotonia della sua vita quotidiana. All’inizio può sembrare un procedimento lineare che si completa con il ‘faccia a faccia’, ma qualcosa di intelligentemente raffinato si nasconde nelle inquadrature.

Watcher: la lingua locale come forma di esclusione ed estraniamento e il ruolo delle impressioni

L’intento primordiale di Okuno è quello di inserire un carattere graduale nel profilo psicologico di Julia, che si concretizza nel passaggio dalla sottomissione manipolata all’autonomia arbitraria. Lasciare il suo passato negli Stati Uniti è il primo passo per analizzare al meglio il suo stato di subordinazione. L’arrivo in hotel si celebra con un rapporto sessuale come risultato appagante di una scelta così difficile. È ovvio che la regista invita il pubblico ad osservare oltre la semplice composizione e a raccogliere informazioni utili sull’essenza di quello che diventerà un incubo reale e mentale.

Nei giorni successivi gli amici e i colleghi del marito mostrano poco rispetto per la protagonista. Ella vuole aggregarsi all’uso corretto di Bucarest (città spettrale e claustrofobica che resta spoglia dei suoi abitanti così alienanti) e gli uomini, in particolare, consapevoli o meno, fanno di tutto per metterla a disagio. Agli occhi della gente si è creata una pessima reputazione: un individuo solitario, che trascorre la maggior parte del tempo dentro casa in attesa del suo amato uomo, che ogni tanto beve un bicchiere di vino e vaga nella città nella speranza di trovare un hobby.

Francis (Karl Glusman) finge di preoccuparsi con domande ridondanti o modificando il punto di vista del presunto osservatore, affermando inoltre una frase pericolosa: “Forse sta fissando la donna che lo sta fissando

Il disagio aumenta nel momento in cui si avverte una situazione di rischio e pericolo, dettata dallo stalking di un pedinatore dall’aria sospetta. Francis (Karl Glusman) finge di preoccuparsi con domande ridondanti o modificando il punto di vista del presunto osservatore, affermando inoltre una frase pericolosa: “Forse sta fissando la donna che lo sta fissando. Le opinioni di una donna vengono messe in dubbio per convincere la stessa vittima che il suo comportamento si lasci influenzare dalla fantasia immaginativa, dalla sensibilità e dall’ossessione.

Comunque Watcher non si presenta come un lungometraggio pronto a tracciare un’atmosfera di vittimismo nelle azioni e nelle ambientazioni, piuttosto si propone come una sciarada lenta e calcolata di uno scenario che la donna dovrebbe contrastare in una società contorta dal maschilismo dirompente. Se da un lato la cultura resta limitata dalle sue convinzioni manipolatorie, dall’altro ciò che viene rappresentato si trasforma in una chance dolorosa e sofferente per il raggiungimento di una solitudine catartica e di una forza unica contro la potenza dell’uomo.

Watcher

La definizione di sciarada si lega a una scena in cui Julia entra all’interno di una sala cinematografica in cui proiettano Sciarada (1963), diretto da Stanley Donen. La star femminile è Audrey Hepburn e, anche se in circostanze diverse, si ritrova a risolvere un problema causato dal marito defunto. Tra l’eterna diva e l’attrice di film horror si presentano analogie non così distanti tra loro. Qui le certezze potrebbero corrispondere alla verità se non fosse che il contesto offerto conduca il personaggio di Maika Monroe in un percorso di disorientamento dal quale deve districarsi.

L’intera trama potrebbe giocare sulla prevedibilità degli eventi se non fosse che lo stile si inserisce sempre in primo piano per mettere in atto l’elemento dubitativo. L’impianto scenografico è lo specchio animato delle pulsioni emotive dei personaggi, i colori decadenti incorniciano al meglio le identità sociali allo sbaraglio. Ogni singola scena ha il suo impatto significativo, a partire dal primo dialogo con il tassista che utilizza il vocabolo in rumeno “frumoasa”, tradotto significa “bellissima”.

Il finale mostra un’unica realtà dei fatti e questo forse cancella la natura snervante di quello che è accaduto in precedenza. A mio modesto parere l’atto conclusivo è la conferma annunciata sopra l’articolo riguardo l’isolamento relazionale con gli abitanti, gli spazi esterni e interni e soprattutto con sé stessa. L’unica figura attiva di tutta la pellicola è Julia, mentre gli altri restano testimoni oculari di un’impressione etichettata come falsa e infondata.

Watcher: la regia sofisticata e intelligente di Okuno si muove con efficacia e sapienza

Noi di MonkeyBit vogliamo tenere sott’occhio il modus operandi di questa nuova promessa cinematografica. Watcher dimostra come il cinema di genere snaturi il suo indirizzo commerciale per concentrarsi sulla possibile tangibilità con altri toni e stili narrativi, come ad esempio il dramma. Questa scelta la differenzia molto da un altro film, ossia Men di Alex Garland. Anch’egli cerca sempre di mostrare lo sguardo femminile nella sua filmografia, però nella sua ultima opera con un abuso smisurato di metafore che non vanno ad approfondire la pericolosità del sottotesto infernale della misoginia.

Questo argomento si sta manifestando nelle diverse arti e nelle varie discipline in maniera seria e queste pellicole sono una dimostrazione di forte veridicità. Auguriamo che la carriera di Okuno possa splendere con i suoi prossimi lavori e che Monroe possa identificarsi con altri titoli del genere horror. La composizione di alcune inquadrature significative sono da analizzare attentamente in una molteplicità di visioni e da sottolineare come il nucleo alienante di un personaggio solo in un rapporto speculare tra fittizio e reale.

 

 

 

 

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