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Virtual Photography

Virtual Photography: raccontare la propria storia attraverso un videogioco

Da un po’ di tempo nei videogiochi è presente una feature dedicata alla fotografia. Ci avete mai fatto caso?
Io l’ho notata per la prima volta nella remastered edition di The Last of Us, su PS4. Devo dire la verità, non l’ho mai utilizzata, pensando fosse soltanto una feature accessoria, completamente inutile ai fini del divertimento videoludico. Così pensavo.

Fino a quando, a maggio di quest’anno, decido di provare Death Stranding sotto consiglio di mio cugino, eccellente videogiocatore e amante delle opere di Hideo Kojima. Sin da subito mi mostra le sue “fotografie in-game”, scattate tra le lande desolate delle UCA. Piacevolmente stupita dalla resa grafica così realistica delle fotografie virtuali, decido di dilettarmi un po’ con qualche scatto, ancora molto rudimentale ed acerbo. Condivido i miei scatti su Twitter, seguiti dall’iconico hashtag #PS4Share. Non hanno riscosso molto successo, ma son bastati due apprezzamenti per farmi capire che la “videogame photography” è qualcosa di veramente bello. I due like in questione venivano da due pagine di virtual photography, mi è bastata una rapida occhiata per capire che mi trovavo davanti a veri e propri esperti del settore.

Con la fotografia videoludica si può fare tanto, si può andare oltre il semplice “screenshot” diventando un mezzo per esprimere sé stessi, per mostrare amore verso le tematiche del videogioco che stiamo provando e, soprattutto, mettere in risalto ciò che gli sviluppatori hanno creato. La videogame photography è un atto d’amore verso il mondo virtuale in cui siamo “risucchiati”, è espressione pura della nostra libertà creativa, poiché possiamo destreggiarci tra varie angolazioni, luci, effetti, personaggi, spingendoci oltre i limiti della fotografia classica.

13 Most Beautiful Avatar di Eva e Franco Mattes (2006)

La virtual photography (oppure videogame photography, se vogliamo considerare quella videoludica) è – citando Wikipedia – una forma di new media art. La new media art concerne le opere d’arte create con le nuove tecnologie come la computer grafica, la stampa 3D, l’arte virtuale e appunto, videogiochi.

Prime rappresentazioni di videogame photography risalgono dai progetti di Eva e Franco Mattes che esposero i primi scatti virtuali da Second Life alla Postmodern Gallery di New York. Successivamente, il collettivo COLL.EO pubblicò una raccolta dal titolo “Boring Postcard of Italy” mostrando il Belpaese dalle rappresentazioni nel gioco Forza Horizon 2.

Da lì si sono susseguiti vari esperimenti apparsi in rete all’inizio degli anni 2010, come quello di Duncan Harris che modificò il codice sorgente di Dishonored, il titolo di Arkane Studios, e pubblicò sul proprio profilo Tumblr i risultati dei suoi scatti che catturavano egregiamente l’atmosfera cupa e steampunk dell’avventura di Corvo Attano. Arkane, accertato il suo talento, decise di ingaggiarlo come addetto agli screenshot ufficiali del gioco, da pubblicare tramite campagna promozionale. Harris ha un sito web dove pubblica i suoi ultimi scatti da opere come No Man’s Sky, Control e Star Wars Fallen Order.

Molti altri hanno continuato a pubblicare i propri lavori sui social, focalizzandosi su generi videoludici ben precisi: il fotografo brasiliano Leonardo Sang nel 2015 ha pubblicato la raccolta Backseats in Games, fotografando le corse dai sedili posteriori delle autovetture. Questo punto di vista singolare è nato dall’amore di Sang per la street photography e i road movies.

Leonardo Sang, Backseat in Games (2015)

La Virtual Photography in Italia

E in Italia? Malgrado la Virtual Photography fosse appena nata, esistono vari fotografi italiani che hanno prestato il loro talento a questo tipo di arte moderna. Abbiamo intervistato in esclusiva per MonkeyBit, Angelo Picca, Virtual Photographer.

Angelo nasce come fotografo e videomaker per matrimoni, feste e concerti. Durante il periodo del lockdown a causa del COVID-19, Angelo ha avuto modo di sperimentare la sua creatività grazie alla Modalità Foto presente negli ultimi titoli pubblicati; proprio come me, pensava che il limite era dato dagli screenshot che è possibile vedere in rete. Quando ha avuto la possibilità di provare le varie funzionalità presenti in vari titoli come Days Gone, A Plague’s Tale, ha avuto modo di adottare un approccio tutto personale, esprimendo sé stesso e il suo talento come fotografo, apprezzando la libertà che si può ottenere da un setting virtuale.

Il titolo che l’ha avvicinato a questa realtà è stato The Witcher 3: Wild Hunt; tramite i suoi scatti è possibile guardare con occhi diversi l’avventura di Geralt, l’ambientazione high fantasy e la bellissima espressività di tutti i personaggi, secondari in primis. Il titolo di CD Projekt Red tuttavia non presenta una Modalità Foto; per scattarne una bisogna servirsi dell’apposito comando Share e successivamente modificare lo scatto e post-produrlo in Photoshop.

Tramite i suoi scatti evocativi, Angelo vuole raccontare una storia; odia le pose statiche e preferisce un approccio più dinamico, capace di raccontare qualcosa che ognuno può interpretare come vuole. Oltre alla fotografia, si diletta in videoclip, supportati da un’ottima colonna sonora. Il suo punto forte sono i ritratti, come quello che vedete qui di seguito. Seguitelo sulla sua pagina Instagram per apprezzare i suoi bellissimi lavori.

Per quanto riguarda me, invece, partendo da Death Stranding, ho affinato la mia tecnica grazie a The Last of Us Part II. Complice le ambientazioni e la grafica del gioco ho avuto modo di esprimere me stessa, malgrado la mia scarsa conoscenza della fotografia in generale. La community di Twitter mi è stata abbastanza di supporto nella mia crescita creativa, e voglio menzionare e ringraziare Petri Levälahti, fotografo per EA Dice che ha twittato vari tutorial su come fare ottimi ritratti in The Last of Us Part II e non solo.

Non avendo una strumentazione adeguata per scattare vere foto, nella videogame photography ho tutto il necessario per esprimere ciò che sento in un titolo che sto provando e la fotografia per me è un vero e proprio gioco nel gioco. Se in The Last of Us Part II amo catturare le fasi più intime, in Hellblade Senua’s Sacrifice cerco di esprimere la dissonanza cognitiva e la psicosi, in Death Stranding la metafora del viaggio, in sella ad una moto, tra ghiaia e terriccio laddove le strade non sono ancora state costruite.

Per me, per Angelo, per tutti coloro che si dilettano la Virtual Photography è una piacevole scoperta che da un significato aggiunto al medium videoludico. Grazie alla creatività degli altri riusciamo ad esprimere la nostra, e non c’è niente di più bello in questo “passaggio” quasi silente, ma significativo. Lunga vita, quindi, alla Virtual Photography! Restate connessi su MonkeyBit per non perdere tutte le novità sul mondo dei videogiochi e molto più!

The Skeptical Nerd (Pia Colucci)

El Camino

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