MonkeyBit

Stop motion

Viaggio spirituale nel mondo in stop motion dei Brothers Quay

L’animazione in stop-motion dei Brothers Quay è stata spesso paragonata a quella di Jan Švankmajer, il loro grande precursore ceco. I Quay sono solitamente infastiditi dal confronto, nonostante la loro dichiarata ammirazione per il maestro. Oggi proponiamo un piccolo excursus sui più famosi cortometraggi realizzati in tecnica stop motion dai due fratelli gemelli, un viaggio alla scoperta del loro strano mondo.

La cosa curiosa è che la carriera dei due artisti non è iniziata subito con lo stop motion; originariamente erano dei giovani burattinai. In effetti, hanno imparato l’animazione da autodidatti perché i soldi per fare un film d’animazione sono arrivati molto lentamente. Il primo lavoro effettivo, Nocturna Artificialia, è dichiaratamente la loro prima opera in assoluto. Qui l’animazione è più mirata verso le cose semplici, non troppo sofisticate come poi si abitueranno invece a fare con il loro stile più maturo. Decisamente interessante è che la maggior parte del movimento derivi dal modo in cui la telecamera e le luci viaggiano su superfici e spazi vuoti nel set. Questo, più di ogni altra cosa, è l’aspetto che continuerà nelle piccole produzioni successive.

Primo memorabile stop motion

Dalle pagine di uno dei capolavori della letteratura polacca, Le botteghe color cannella di Bruno Schulz, nel 1985 i fratelli Quay danno vita a uno dei più bei film in animazione stop-motion mai realizzati. Il classico Street of Crocodiles, dal punto di vista tecnico, si allontana anni luce dal primo, e fa un uso sorprendente di parti mobili di ogni tipo: le macchine svolgono compiti enigmatici ripetitivi; le bobine tessono fili infiniti nell’oscurità; le viti si svitano; un venditore di lampadine vende lampadine; una scimmia fissa un idiota attraverso il vetro sporco di una facciata del negozio. Ma il vero trionfo è la maggior presenza di un senso di spazio enigmatico, di azione intravista vagamente attraverso il vetro sporco.

Tutto inizia in live action con un anziano signore polacco che osserva una piantina della città attraverso una sorta di lanterna magica. Quindi si scende all’interno di una metropolitana, che, a quanto pare, è in realtà dove si trova la strada dei negozi sulla mappa. Il set è di una complessità fantastica: una lastra di vetro si apre consentendo l’accesso a un’apertura di palcoscenico/camera da presa, che conduce in una camera buia attraversata da fili che si snodano. Poi, in alto, si apre la cupola vetrata di un porticato; poi in un labirinto di vetrine annidate, e così via.

Il nostro protagonista fantoccio si muove, apparentemente conducendoci attraverso questo strano paesaggio. Ma l’animazione è lì per servire il virtuoso lavoro di ripresa, piuttosto che il contrario. I gesti sono colti riflessi nel vetro; i teleobiettivi si dissolvono a metà animazione da un giocattolo che passa attraverso i suoi movimenti a un altro; con l’occhio rivolto a una minuscola finestra/mirino, il volto del protagonista è immerso in una luce tremolante. La cosa meravigliosa è cercare d’immaginarsi le parole che stiamo scrivendo, ma nessun racconto o spiegazione riesce a far capire quello che i fratelli Quay sono riusciti a fare.

“Non chiediamo grandi budget, né li vogliamo. Nessuno ce li darebbe.”

Continua il viaggio con The Cabinet of Jan Švankmajer (1984), che insieme a This Unnameable Little Broom (1985) contiene una discreta quantità di burattini minuziosamente coreografati. Ma l’uso del movimento come punto focale per la luce e la prospettiva rimane una parte forte e determinante del lavoro dei Quays. Un cortometraggio molto più recente, In Absentia (2000), presenta live action insieme all’animazione in modo spettacolare. Il set di apertura è davvero infernale, con strane impalcature in una prospettiva nebbiosa attraversata da una luce che brilla, lampeggia e rimbomba con intensità variabile. Probabilmente non è una buona idea guardare In Absentia se ci si sente anche solo leggermente nervosi. Girato in bianco e nero, qui vediamo polvere strisciante e grafite accompagnate da immagini invertite e movimenti all’indietro. Alla fine, queste immagini sono coerenti per mostrare una donna in un manicomio che scrive una lettera a suo marito.

Stop motion

Stop motion in un labirinto 

Rehearsals For Extinct Anatomies del 1987 è forse il più sperimentale e insondabile di tutti i film dei Quay Brothers, c’è comunque qualcosa d’irresistibilmente ipnotico nei ritmi e nelle immagini di questo film. Esso sfrutta appieno la pellicola in bianco e nero ad alto contrasto quasi polarizzata per mostrare la sua rappresentazione di tutto, dai codici a barre, alla carta da parati a righe e ai fogli di musica in cui le linee si staccano dalla carta. È tutto impostato su un ritmo ripetitivo, movimenti avanti e indietro, stati on/off tremolanti, riflessi nelle pale di una ventola e nei tic/graffi ossessivi delle strane figure scheletriche che popolano il contorto paesaggio. La cosa più affascinante del film è quanto progressivamente sperimentali siano i registi nell’esplorare i diversi stati d’animo, basandosi sul loro lavoro precedente.

Un altro stimolante lavoro da citare è senza dubbio The Comb, che sin dalle prime immagini si rivela essere un vero e proprio film onirico dei Quay Brothers. Una sequenza live-action in bianco e nero di una donna che dorme irrequieta nel suo letto è collegata ai colori saturi di una stanza animata surreale in cui una figura simile a un burattino sdraiato, con il viso tipicamente screpolato e scrostato, si contrae sulle pareti, finestre, scale e scalette che si spostano e cambiano continuamente prospettiva. Anche altri oggetti e creature sembrano abitare la stanza, invitanti e minacciosi allo stesso tempo, ma costantemente trasformati. Tutto questo è interpretato dalla stuzzicante partitura per chitarra di Leszek Jankowski e da una colonna sonora di suoni e voci stridule che inveiscono in sottofondo appena fuori dalla portata dell’orecchio o dalla comprensione.

Stop motion

Non solo cinema…

I fratelli hanno una lunga storia anche nella pubblicità e nelle commissioni di breve durata. Dalle pubblicità di Rice Krispies alle case animate per il gruppo bancario Northern Rock, le loro immagini stravaganti sono sempre state richieste. Sebbene non siano affatto il loro lavoro più essenziale, molti di questi possono essere interessanti per chi vuole conoscere a fondo i due fratelli Quays, mostrando quanto il loro stile possa essere sovversivo anche in un contesto commerciale. La loro breve pubblicità per Medaglioni non è dissimile da molti dei loro snervanti cortometraggi, in cui il problema del collo scricchiolante di un uomo di latta è risolto da un pacchetto di caramelle per la tosse. Un’ultima parola o due di avvertimento: coloro che cercano un giocoso horror gotico in stile Tim Burton, troveranno nella filmografia dei due artisti qualcosa di molto più astratto, con inquietanti sfumature sessuali e psicologiche oscure.

Stop motion

Rimanete aggiornati sulle pagine di MonkeyBit per ulteriori news riguardanti cinema, serie tv, videogiochi, manga, fumetti, tecnologia e tanto altro!

El Camino

What's your reaction?

Developed by SpawnLab