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Untold

Untold Recensione: tra sport e vicende personali

Untold è una docuserie sportiva originale Netflix prodotta da Chapman Way e Maclain Way. Cinque episodi per cinque storie completamente differenti l’una dall’altra. Solo due puntate (le ultime) – anche se chiamarle così sembra quasi inappropriato dato che sono tutte dei veri e propri documentari distinti – sono dirette dai due fratelli Way; gli altri tre sono diretti da Floyd Russ, Laura Brownson e Crystal Moselle.

Chiaramente è difficile parlare della serie in generale, in quanto le storie, gli sport, i protagonisti, lo stile registico sono completamente differenti l’uno dall’altro. Di conseguenza parleremo sia della realizzazione televisiva in generale, sia brevemente dei singoli episodi. Siamo ben distanti quindi da progetti come The Last Dance (sempre di casa Netflix), la quale era dedicata interamente alla storia dei Chicago Bulls e del campione Michael Jordan. Di seguito trovate il trailer originale del primo volume di Untold, il quale è disponibile sulla piattaforma streaming.

Untold: ritmo e storia

Untold presenta documentari molto classici e standard: video di repertorio e testimonianze mescolate con un ritmo fluido, dinamico e mai noioso. Chi scrive ammira lo sport, ma non lo segue assiduamente, ed è incredibile notare come ogni sport risulti interessante, persino quello che non ti aspetti. Addirittura l’hockey su ghiaccio, una delle competizioni che per noi italiani è estremamente di nicchia, diventa affascinante e se pensiamo che, probabilmente, si tratta della puntata più mediocre della serie, diventa chiaro che negli episodi migliori la cosa sia ancora più entusiasmante.

Nonostante gli stili siano differenti, specie nelle domande e nel tipo di narrazione, i cinque documentari fanno ciò che devono fare: narrare una storia. A parte due eccezioni (Rissa in NBA e Corruzione su Ghiaccio), il racconto non è mai filtrato da moralismi e/o momenti ridondanti, anzi la sceneggiatura funge da vero collante con questi grandi campioni.

Se pensiamo a Patto con Il Diavolo e Caitlyn Jenner, l’umanità trasmessa dalle due campionesse protagoniste rende più vicini a noi “comuni mortali” i loro (in)successi e i loro drammi. Spesso capita di divinizzare i campioni e, soprattutto, di pensare che essi esistano solo e soltanto durante la performance sportiva quando, in realtà, dietro di loro si cela sempre una persona fragile come noi.

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Immagine tratta da Rissa in NBA

La standardizzazione documentaristica di Untold è chiaramente un’arma a doppio taglio: da un lato ci permette di empatizzare e soffermarci sulle storie individuali (che spesso diventano sociali) dei protagonisti; dall’altro però Untold non presenta mai un guizzo, un salto di qualità necessario per parlare di “docuserie imperdibile”. Sicuramente però, per gli amanti dello sport e del linguaggio documentaristico il recupero dell’opera è consigliato: per i non appassionati si consiglia la visione di episodi specifici in quanto, lo ricordiamo, sono sconnessi tra di loro.

“Analizzare ogni episodio ci permette di far luce sui pregi e sui difetti della docuserie targata Netflix”

Dopo un’introduzione generale a ciò che è Untold, ci soffermeremo su tutti e cinque i documentari. Analizzare ogni episodio ci permette di far luce sui pregi e sui difetti della docuserie targata Netflix. Rissa in NBA racconta la storia della rissa che avvenne tra pubblico e giocatori durante il match tra Indiana Pacers e Detroit Pistons. Senza fare troppi giri di parole, la prima puntata è una delusione. In primis perché è troppo di parte: si dà troppo spazio ai giocatori e troppo poco al pubblico.

Avremmo gradito un maggior coinvolgimento di altre voci; inoltre, negli ultimi minuti del documentario la narrazione diventa ridondante fino a diventare stucchevole ed irritante. Ciononostante il lavoro di recupero delle informazioni e delle prove è encomiabile (pregio che vale per ogni singolo episodio di Untold).

Patto con Il Diavolo è una storia straziante, femminista, ma – non dimentichiamolo – anche sportiva. Solitamente si scinde lo sportivo dal privato (un po’ come succede per gli artisti), ma non ci si sofferma – o meglio: ci si dimentica di farlo – sul come lo sport muti la percezione del campione (nella fattispecie campionessa) nei confronti dell’esistenza. Christy Martin grazie al pugilato è diventata una “fighter” anche nella vita domestica e ora, dopo numerose sofferenze, vive una vita tranquilla.

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Immagine tratta da Patto con Il Diavolo

Caitlyn Jenner racconta il successo olimpico prima della transizione. Caitlyn narra dei successi e delle sue percezioni: sia quelle di Bruce, sia quelle di Caitlyn. Una vita passata a sentirsi donna, ma intrappolata nel corpo di un uomo; non un maschio qualsiasi: stiamo parlando di Bruce Jenner, il campione del decathlon alle Olimpiadi di Montréal 1976. Ciò che rende davvero interessante il documentario sono le parole della protagonista, che analizza col senno di poi un successo mondiale e un dramma esistenziale che potrebbe capitare a tantissimi ragazzi. Il vero peccato è la chiusura troppo frettolosa di una storia che necessitava un maggior approfondimento.

Corruzione sul Ghiaccio racconta la storia dei Danbury Trashers, una squadra gestita dal figlio di James Galante, un uomo coalizzatosi con la mafia. L’episodio è uno scivolone clamoroso. Un documentario davvero mediocre in cui si fa una pseudo apologia di questo team composto da bad boys rissaioli dove spaccare ossa e offendere arbitri è cool. I registi non si sforzano neanche un minimo di mettere in dubbio le deprecabili azioni di questi giocatori poco professionisti.

Lo dimostra la quantità esosa di domande e interviste ai tough guys e le risibili domande ai membri del F.B.I. Lungo, noioso, irritante e irresponsabile. Cosa dovrebbe imparare uno spettatore da questo episodio? Che spaccare le tibie è divertente? Anche no, grazie.

Fish vs Federer, un nome abbastanza fuorviante rispetto all’originale (Breaking Point), narra la storia del tennis (specie della fine del XX secolo e dell’inizio del XXI) raccontata attraverso gli occhi di Mardy Fish: tennista americano numero 2 degli USA dietro all’amico d’infanzia Andy Roddick per quasi tutta la carriera. Egli divenne famoso per il suo coming out: non dell’orientamento sessuale, bensì del suo problema mentale legato all’ansia (che lo fece ritirare nell’incontro con il pluricampione Roger Federer a cui fa riferimento il titolo italiano). Grazie alla rivelazione ottenne il consenso di tanti colleghi sportivi. Un bell’episodio che, come Patto con Il Diavolo, mostra lo sport e la vita privata come un unicum.

Una seconda stagione?

Siamo fiduciosi che i fratelli Way possano continuare con altre storie e altri sport a stupirci. Presumibilmente uscirà un secondo volume, in quanto viene specificato che questi cinque documentari appartengono al primo. La varietà è il punto di forza di Untold: ad ogni documentario cambia sport e storia. Difatti, può tranquillamente capitare di apprezzare enormemente un episodio e detestare il successivo.

Date le premesse, la voglia di rimanere ammaliati con altri cinque episodi è tanta: il progetto ha tanto da dire e racconta lo sport dentro e fuori dal campo.

The Review

6.8
6.8
Untold

Conclusione

Il primo volume di Untold distribuito da Netflix composto da cinque episodi punta tutto su un grande pregio: la varietà. Dopo ogni documentario si fa un reset e assistiamo ad una storia completamente nuova e diversa dalla precedente. Il risultato è complessivamente soddisfacente: non mancano gli scivoloni, ma il progetto ha davvero tanto da dire. Attendiamo fiduciosi un secondo volume.
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