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Tribes of Europa

Tribes of Europa Recensione: un’idea buona, ma manca qualcosa

Tribes of Europe è una storia ambientata in un futuro post-apocalittico nella seconda metà dell’XXI secolo. La tecnologia ha segnato il destino di diverse Tribù, che un tempo costituivano tutto il continente europeo, condannandole in una continua lotta per la sopravvivenza in un’epoca simile al Medioevo. Alcune persone vogliono seguire il percorso del bene e della pace, altre invece nutrono il desiderio di ricchezza e di potere. Al centro della prima stagione ci sono tre fratelli (Liv, Kiano, Elja), i quali, dopo essere entrati in possesso di un cubo nero proveniente da una popolazione più evoluta, sono costretti a intraprendere la stessa missione in strade separate e ognuno di loro farà delle conoscenze amichevoli e pericolose e dovranno contare principalmente sulle proprie forze. Le tribù si alleano o si scontrano, ma tutte quante hanno obiettivi diversi e il futuro equilibrio dell’Europa rischia di incontrare ostacoli sempre più difficili. I primi sei episodi della serie costituiscono un viaggio geografico alla scoperta delle diverse culture e tradizioni dei popoli e alla fine qualcosa sembra concretizzarsi.

Le strade intraprese dalle tribù

La tribù degli Origine vive in un rifugio in mezzo alla foresta e uno dei fratelli deve affrontare il rito di iniziazione per seguire fedelmente le tradizioni del suo luogo d’origine, caratterizzati dall’unione con le radici della natura. Questo culto è stato fondato dalla madre di nome Chloe con una frase di vitale importanza e che riguarda tutti gli esseri viventi popolanti della Terra. Un’altra tribù è quella dei Corvi, i cui principi sono totalmente opposti a quella sopracitata. Essi vogliono governare il continente europeo e diventare una potenza superiore sotto la guida di Lord Varnara in grado di incutere terrore e paura sui più deboli, fino a ridurli in catene, e prendere in considerazione coloro che mostrano ribellione e aggressività verso i nemici.

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Per questi ultimi è riservato un rito di passaggio che potrebbe sconvolgere completamente la loro esistenza da un punto di vista morale, psicologico e culturale. Una volta trasformati potrebbero non essere più gli stessi. Poi ci sono i Crimson, uno stato militare che combatte per l’ottenimento della pace e sostiene i principi di un’Europa ormai remota, cercando di riportali in superficie per il passaggio a una fase rivoluzionaria. Se dovesse uscire dopo qualche tempo una seconda stagione di Tribes of Europa, la mappa geografica continuerebbe ad espandersi e gli spettatori verranno a conoscenza di altri personaggi e terre misteriose ed inesplorate.

 

“Nel momento in cui qualcosa di importante sembra che stia per accadere, subito dopo quest’ultimo indietreggia e viene posizionato in secondo piano.”

 

Nel 2029 il mondo ha attraversato un importante periodo storico ed è stato vittima di un misterioso blackout che ha sovvertito completamente il vecchio sistema sociale in un regno di caos e anarchia. Di conseguenza, l’assetto politico si è spaccato in numerose e piccole comunità, le quali vivranno a netta distanza nei decenni successivi. La vita sembra essere tornato indietro, la tecnologia ha fallito con le sue innovazioni e ora non è altro che diventata un cimelio di un passato crudele e spaventoso. Il 2074, anno in cui sono raccontati gli eventi, può rappresentare una nuova minaccia, a causa di un oggetto sconosciuto appartenente a una tribù che, a differenza delle altre, è dotata di un’intelligenza e di una tecnologia sovrumana e sembra essere l’unica superstite della grande crisi globale. Nel corso della serie le intenzioni belliche aumentano sempre di più e non c’è alcuna via di scampo.

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L’idea di base presenta un quadro storico e fantascientifico molto ampio e diversificato, andando a destare l’attenzione verso i modelli tradizionali e culturali adottati dalle diverse tribù. I sei episodi di Tribes of Europa rappresentano uno spazio d’introduzione ai personaggi principali e il comparto scenografico fa da contorno a un universo completamente stravolto dal senso dell’odio e della guerra. Il problema riscontrato durante la visione è un flusso narrativo che cerca di provocare pathos e invece tutto si conclude con fatti e soluzioni altamente prevedibili. Nel momento in cui qualcosa di importante sembra che stia per accadere, subito dopo quest’ultimo indietreggia e viene posizionato in secondo piano. Si assiste al processo di formazione dei tre fratelli e ognuno entrerà a contatto con le differenti realtà circostanti e prenderà delle decisioni contro la loro volontà, senza però perdere lo spirito d’origine che li accomuna come membri di una famiglia e soprattutto esseri fedeli alla loro gente. Molto simpatico il personaggio interpretato da Oliver Masucci, già visto nella nota e conosciuta serie televisiva Dark nei panni di Ulrich Nielsen.

La struttura narrativa

Un punto debole di Tribes of Europa sono i dialoghi, non perché sono scritti male o risultano lenti e noiosi, ma sono frutto di un forte contenuto esplicito e rimangono intrappolati nelle spiegazioni didascaliche dei piccoli stati, dei suoi abitanti e dei suoi usi e costumi. Alla fine il materiale viene messo in evidenza nella forma, purtroppo nella sostanza non si concretizza pienamente e inciampa su se stesso. Ad esempio il cubo nero mostra per qualche istante le sue reali capacità, mentre nelle scene di rischio e pericolo viene utilizzato come un semplice balocco o portafortuna da tenere in tasca. Capisco che si tratti della prima parte della storia, forse c’era bisogno di maggiore approfondimento conseguente allo svolgimento narrativo in modo tale che gli eventi che si susseguono potessero completarsi in maniera solida.

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Nel complesso, Tribes of Europa mostra un repertorio di elementi dal gusto antropologico e fantascientifico che meritava di finire a un gradino più alto. Bisognava tenere da parte quei cliché che fissano la costruzione umana e psicologica dei personaggi con ovvietà e visibilità. Apprezzato l’uso della steadycam durante una scena di battaglia, un po’ meno la scelta di alcune musiche extradiegetiche poco inerenti a determinati e precisi contesti, togliendo così quel pizzico d’atmosfera in un universo tornato indietro nel passato di tanti secoli fa. Da appuntarsi senza dubbio tutte gli spunti storiografici legati alle diverse tribù (le origini, le interazioni sociali e i legami familiari) con la speranza che possano procedere all’interno di uno notevole sviluppo conoscitivo e narrativo.

Tribes of Europa Recensione
6.0 / 10 VOTO
PRO
    - Diversificazione degli ambienti e dei contesti culturali
CONTRO
    - Costruzioni narrative troppo prevedibili
    - Debole sviluppo dei personaggi
VOTO

 

El Camino

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