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Tokri (The Basket): La risposta indiana all’animazione in stop motion

Lo stop motion è una tecnica d’animazione dal grande impatto visivo che continua ancora oggi ad essere una scelta alternativa per tutti quei registi che sentono nel cuore il desiderio di raccontare storie diverse. Il mondo animato rispetto al live action ha il pregio di far sognare ad occhi aperti, immergendoci completamente in una atmosfera di magia difficile da trovare nella realtà quotidiana.

Lo stop motion è il passaggio successivo per tutti gli autori che vogliono immergersi a 360 gradi nella loro storia, costruendola e facendo muovere i personaggi che popolano il loro piccolo mondo. Il risultato è quello metaforicamente di dare la vita, concedersi come entità superiori e catturare ogni singola movenza in fotogrammi a passo uno. L’animazione con tale mezzo si può dunque considerare una necessità morbosa per alcuni film-maker, che si mettono al servizio dell’arte per farne uno strumento di creazione.

Queste sono le basi dove lo stop motion muove le file della sua storica ragnatela, all’interno della quale nel 2017 si presenta l’animatore Indiano Suresh Eriyat. Un nome molto conosciuto a livello locale, meno nel resto del mondo, ma che nel corso degli ultimi anni è riuscito ad imporsi come animatore ricevendo diversi riconoscimenti per il suo lavoro. Tra le sue opere è possibile menzionare Fisherwoman and Tuk Tuk, un racconto esuberante, selvaggio e gioioso sul risveglio di desideri sopiti di una donna, dove si celebrano sogni e fantasie psichedeliche in grado di ammaliare lo spettatore in tutta la sua forma. Ecco che il grande maestro torna con Tokri (The Basket), un cortometraggio sviluppato con la tecnica sopramenzionata che si è fatto strada tra gli appassionati di cinema dell’animazione. (Qui il link per vederlo)

Tokri (The Basket)

Il ritratto della realtà di Tokri (The Basket)

Tokri è un film scritto e diretto dall’animatore indiano Suresh Eriyat, fondatore dello Studio Eeksaurus. Pluripremiato nei vari festival cinematografici, il cortometraggio è stato realizzato nel corso di lunghi 8 anni. Un periodo molto esteso che ha permesso, però, all’autore di curare nel minimo dettaglio, con una perfezione quasi maniacale, ogni piccolo particolare del set di ambientazione. Non è un caso infatti che la qualità dello stop motion è forse una delle più alte mai viste, che non hanno nulla da invidiare alle produzioni americane e britanniche più in voga al momento. Quella a cui assistiamo in 14 minuti è una storia semplice ma allo stesso tempo molto forte, che arriva come una pugnalata in mezzo al cuore.

L’idea per la trama del cortometraggio è venuta a Suresh dopo un evento che lo ha segnato molto. Una ragazzina un giorno gli si avvicinò a un semaforo cercando di vendergli dei cesti di paglia. A Mumbai è una cosa molto comune il fatto che bambini di ogni età si possano avvicinare al finestrino delle auto per chiedere soldi o cercare di vendere i loro oggetti. Suresh non ci pensò molto e la spinse via. Mentre si allontanava, fu colpito dal senso di colpa e iniziò a chiedersi quale fosse la storia che avesse spinto la bambina a vendere cesti senza perdere la forza di volontà, nonostante il rifiuto di tutti i guidatori.

Da qui nasce la storia che ha fatto di Tokri (The Basket) un vero piccolo capolavoro del cinema d’animazione in stop motion, un film di qualità eccelsa sotto tutti i punti di vista. Immersi nei colori sfavillanti di un quartiere indiano piuttosto colpito dalla povertà, assistiamo al racconto di una famiglia semplice. Un padre, una madre e la loro piccola figliola vivono in una casa molto umile, ma pur sempre legati dall’amore. Ogni sera il padre prima di andare a dormire apre uno scrigno che contiene una foto insieme a sua madre ed un orologio dorato che tocca e si pone al cuore in segno di gratitudine. Ma la bambina, incuriosita da questa sua routine, una mattina prende lo strumento che finirà per cadere e rompersi. Inizierà dunque per la protagonista un percorso per riparare al danno, in particolare di livello affettivo, fatto al povero genitore.

Tokri (The Basket)

Un messaggio d’amore

L’autore indiano ha costruito un cortometraggio che, se all’apparenza può sembrare fin troppo esile nella sua semplicità, racchiude in realtà un messaggio sincero e di grande livello. Viene mostrata allo spettatore la vera forza dell’amore, un sentimento gigante che può andare contro qualsiasi cosa esistente. Questo è quello che cercherà di fare la bambina per riparare al suo errore e riconquistare suo padre, affranto e dispiaciuto dall’incidente dell’orologio.

La potenza delle immagini, in particolare in questo cortometraggio, riesce ad essere funzionale senza l’utilizzo di alcun dialogo. I personaggi comunicano con le loro espressioni maestosamente fatte di argilla, mediante la claymation (qui un video dietro le scene). Non servono parole per descrivere i pensieri che hanno in testa, le raffigurazioni bastano per farci capire ogni singolo frame. Il tutto supportato dalle grandiose musiche, tipicamente tradizionali, che sono perfette per lo sviluppo dei vari stati emotivi. Ci si lascia trasportare da queste note cariche di lacrime, di urla e totale tristezza. Ma Tokri (The Basket) è anche un messaggio di grande affetto, quello racchiuso sotto le righe del calore della famiglia.

Cosa si è disposti a fare pur di non far soffrire una persona che si ama o a cui semplicemente gli si vuole bene? Suresh Eriyat mette sullo schermo la risposta, facendo dello stop motion lo scheletro di questo stupendo sentimento. Il regista pone inoltre una grande linea di separazione con l’animazione tipica americana, prendendosi i suoi tempi e dilatandoli per poi esplodere in tutta la sua forza. Mai come in questo caso, aspettare, è la miglior scelta che si possa fare. C’è qualcosa di più profondo, l’amore vero è per le cose reali e non per i beni materiali a cui tutti aspirano. Anche in una condizione povera come quella che vivono i personaggi, il cortometraggio sa cogliere le cose importanti della vita, come il rapporto sacro della famiglia, che va oltre qualsiasi cosa.

Tokri (The Basket)

Conclusioni

Tokri (The Basket) racchiude in sé tutta la potenza della settima arte che, sin dal suo periodo muto delle origini, sa regalare emozioni senza l’uso delle parole, che rimangono superflue quando in questo caso le immagini sanno comunicare più di una qualsiasi frase. Il cinema è questo, purezza della forma e grandi metafore, costruite con la maestria di chi guarda alla settima arte con l’occhio dell’artista. Un vero peccato che purtroppo questi prodotti non vengano spinti dalla distribuzione mondiale, perfetti per anticipare o affiancare la proiezione di un lungometraggio. Un piccolo capolavoro da non perdere per nessuna ragione, fatto per chi sa amare appieno.

 

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