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The Witcher Netflix

The Witcher Recensione della seconda stagione

Avere aspettative alte per la seconda stagione di The Witcher era più che lecito, soprattutto se consci delle fondamenta, seppur non solidissime, su cui si basa. La serie Netflix basata sui romanzi di Andrzej Sapkowki voleva essere il nuovo Trono di Spade e – allerta spoiler – non lo è neanche adesso, ma possiamo ammettere che la direzione verso cui sta andando non è disastrosa come gli amanti dei libri e dei giochi, per quanto, a nostro avviso, siano quelli che hanno meno voce in capitolo nell’espressione di lamentele, stanno affermando.

La seconda stagione è così una diretta ripresa di quanto fatto nella precedente, eliminando quasi completamente tutti quei personaggi e quelle vicende che avevano un ruolo secondario e optando invece per una direzione narrativa molto più definita e lineare. Si abbandona così il dinamismo che aveva caratterizzato la prima stagione, quando ogni episodio era capace di raccontare un avvenimento a sé e quasi che poteva essere visto singolarmente, alienati dai precedenti o successivi. Al contrario, come abbiamo già specificato, la seconda stagione abbraccia una linearità ben distinta.

Sebbene questa scelta possa far storcere il naso e spaventare coloro che avevano amato la varietà narrativa della prima stagione, dobbiamo ammettere che l’ordine in cui si susseguono gli eventi riesce a donare sempre un buon senso di concretezza alla serie di The Witcher. Non risulta “sbagliato” ma, al contrario, adesso sembra tutto più “giusto” e corretto, e faticheremo molto meno a comprendere quali sono i rapporti tra personaggi o gli eventi collegati tra di loro.

“Una narrazione che funziona molto bene e raramente rischia di confondere lo spettatore”

Per fare una metafora esemplare, per definire le differenze tra la prima stagione e la seconda, e tutto ciò che ne conseguirà, possiamo immaginare The Witcher come un pranzo di Natale: la prima stagione è un antipasto, dove cominciamo a conoscere i colori, i sapori, gli elementi del piatto sempre variegato e differenziato, ma che non dà mai la sensazione di essere davvero una portata importante; la seconda stagione è invece il piatto principale, il primo reale inizio e concretizzazione del pranzo, con un gusto definito e deciso, raramente mescolato ad altri e senza dubbio, particolarmente buono.

Il risultato è una narrazione che funziona molto bene e raramente rischia di confondere lo spettatore, e sorprende soprattutto perché ora più che mai fa sue tematiche più politiche, sociali e storiche. Abbiamo gradito molto l’importanza data ai rapporti tra personaggi, che ora hanno un contesto deciso su cui evolversi e lo spazio giusto per espandersi in molti modi differenti. Oltre ad aver avuto modo di conoscere meglio figure come Triss, Yennefer, Tissaia o lo stesso Geralt, sono stati finalmente introdotti personaggi chiave nella narrazione di Sapkowski quali gli altri Witcher, tra cui l’indimenticabile Vesemir, e la Caccia Selvaggia.

Tuttavia, ad essere estremamente importante e approfondita più che mai è nientemeno che Cirilla stessa, che ha finalmente un ruolo essenziale nella narrazione di The Witcher, com’è giusto che sia, peraltro. Inoltre, possiamo finalmente approfondire i rapporti che hanno alcuni volti specifici, fatto che attribuisce a ognuno di loro una valenza completamente nuova e fondamentale per il character design: Triss non nasconde più i suoi sentimenti per Geralt, Vesemir e gli altri Witcher cominciano a conoscere Ciri, Yennefer inizia ad esternare i suoi difetti anche con il Lupo Bianco, mentre con Ciri assume una valenza più vicina a una mentore.

Pensandoci adesso, quasi tutti i personaggi che hanno a che fare con la principessa di Cintra risultano, in un modo o in un altro, delle figure chiave per la sua crescita personale e caratteriale. Tuttavia, sono proprio Geralt, Yennefer e Triss a lasciare nella ragazzina confusa un segno indelebile e che senza dubbio formerà ciò che sarà Ciri nella prossima stagione e nel futuro della serie Netflix di The Witcher. Dopotutto, il finale fa delle premesse chiarissime e getta le fondamenta su quelli che saranno gli eventi chiave delle prossime puntate. 

Il più grande presagio di The Witcher si realizzerà?

Chiaramente non faremo spoiler, ma chi ha letto i libri (e stavolta anche chi ha giocato le opere di CD Projekt Red) sanno bene verso quale direzione sta andando la serie, e non ve lo nascondiamo: non vediamo l’ora di vedere la concretizzazione di quel presagio. Siamo davvero molto curiosi di scoprire in che modo quell’elemento sarà trattato nelle prossime stagioni. Perché, diciamocelo, difficilmente ci si fermerà alla terza stagione, arrivati a questo punto.

Ci sono però alcuni punti su cui è doveroso fermarci, lamentele con un oggettivo e lecito fondamento da parte degli appassionati della serie. La seconda stagione della serie Netflix di The Witcher ha convinto la critica – MonkeyBit inclusa – e non possiamo affatto negare che quello che abbiamo avuto modo di vedere e analizzare sia una produzione di alto livello e dalla grande rispettabilità. Tuttavia, il review bombing non ha potuto risparmiare questa stagione e molti si sono scagliati su alcune divergenze narrative che non possiamo ignorare.

Ammettiamo anche noi che ci sono alcuni elementi molto distanti – a volte troppo – tra la serie Netflix e i libri di Sapkowski. Ci sono stati casi in cui abbiamo storto il naso, a causa forse di un’eccessiva libertà da parte della produzione, che ha deciso di alterare alcune specifiche decisioni di personaggi o l’esito di alcuni eventi. Anche chi ha soltanto giocato The Witcher 3 resterà perplesso in merito a certe scene. Tuttavia, per questa situazione va ricordato perché questa serie è degna di rispetto, come vi abbiamo già specificato senza troppi peli sulla lingua.

La chiave per il successo e l’ottenimento di un risultato pregevole è la stessa volontà di prendersi libertà e rielaborare alcuni elementi chiave della lore di The Witcher. Ciò ha comportato sia in questa stagione che nella precedente alcuni importanti risvolti narrativi che hanno spesso sorpreso tutti, ma che senza dubbio sono stati capaci di aggrovigliarsi in modo consono in quel maestoso ballo che è la serie Netflix di The Witcher. 

“Chi non ha mai letto alcun libro della saga di The Witcher resterà comunque molto soddisfatto”

Ciò che vogliamo dire è che, nonostante alcune diversità tra il Geralt di Sapkowski e quello di Netflix, la narrazione funziona comunque molto bene e chi non ha mai letto alcun libro della saga resterà comunque molto soddisfatto della produzione televisiva. Per cui, ci schiereremo dalla parte degli appassionati arrabbiati fino un certo punto: rispettiamo l’importanza del mantenimento degli elementi cardine della serie, ma dobbiamo anche permettere ai produttori di prendersi la giusta libertà per compiere le decisioni che più preferiscono, e vi garantiamo che questa seconda stagione è una garanzia che non è affatto un male.

Di fatti, i miglioramenti apportati dalla prima stagione sono davvero molti, ma non possiamo che soffermarci su quelli relativi ai combattimenti e alla CGI. Finalmente si è riusciti a raggiungere un livello qualitativo decente e a tratti estremamente valido per tutti i combattimenti e tutte le creature che contraddistinguono l’universo di The Witcher. In particolar modo, sono proprio gli scontri ad averci convinto maggiormente, ora credibili grazie a una pianificazione ed attuazione molto più certosina e realistica. Convincente anche la CGI, che abbandona la mediocrità e fa spazio a mostri che possono davvero essere considerati tali.

The Review

8.7 Others review

In conclusione

La seconda stagione di The Witcher riesce quindi a redimersi da tutti i peccati della precedente. Inoltre, la maggiore libertà creativa ha permesso alla direzione di concentrarsi maggiormente sul creare un universo narrativo chiaro, distinto e molto più lineare, scelta che ha giovato davvero molto su questi episodi. Di fatti, siamo davvero curiosi di vedere in che modo hanno intenzione di evolvere il risultato che ne ha conseguito, soprattutto ora che si sta per raggiungere un punto davvero molto importante nella storia di The Witcher. 
El Camino

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