MonkeyBit

The Umbrella Acedemy

The Umbrella Academy 2 Recensione: sventagliate di satira in uragani di etica

Sebbene il mondo dell’intrattenimento respiri i reflussi di un clima saturo di inventive e mediocrità stilistica, oggi sono qui a preconizzare ben altro. Nel bislacco calderone di idee trainate da casa Netflix, molte hanno ricevuto un successo inaspettato e, tra queste, siamo in dovere di parlarvi della storia di The Umbrella Academy 2. La serie, partorita dalla crasi geniale di Gerard Way – esatto il Co-Fondatore dei My Chemical Romance – e Gabriel Bá, ha pian piano avvolto il pubblico per la straordinaria partecipazione di un cast squisitamente irriverente.

Così la serie si fa largo, dopo oltre dieci anni dall’uscita del gemello cartaceo, per dissipare le querule sentenze che la etichettavano come “l’ennesima serie per supereroi”. Un’affermazione che divaga per fare il verso a un mercato ormai impantanato nell’idea che il genere supereroistico è un trend da tessere fino alla follia, ma non è stato così. La prima stagione ha difatti convinto con voti più che convincenti sia la critica specializzata, sia l’esigente pubblico di nostalgici amanti dell’originale stampato. Il risultato di questa ordalia? Un’attesa quasi snervante per sapere il destino della squadra di eroi più irriverente di casa Netflix. Prima di addentrarci nel vivo dell’analisi vi ricordo che la serie sarà disponibile completamente dal 31 luglio sulla piattaforma streaming.

Che ne è stato dunque della pelosa emotività di Luther, della smania eroistica di Diego, della letale e sublime voce di Alisson, della struggente mente di Klaus, del solito “non ho tempo per spiegare” di Numero 5 o della sensibilità di porcellana di Vanya? Un passo verso la consapevolezza della propria esistenza è una marcia inesorabile lungo la prossima catastrofe. L’Umbrella Academy è ormai sinonimo di apocalisse. Per quanto la controversa famiglia Hargreeves sia difatti un contingente di esseri straordinari, per qualche ragione il destino funge sempre da repellente. Vite intrecciate eppure, quasi crudelmente, perennemente dilaniate da eventi incontrollabili, che spesso vanno in conflittualità con i loro caratteri terribilmente altalenanti, ma amorevolmente struggenti. La genesi stessa dell’Umbrella Academy è di per sé un progetto asincrono, sbocciato nella mente dell’eccentrico miliardario Sir Reginald Hargreeves, che desiderava creare una squadra di supereroi in erba per salvaguardare l’umanità.

Il prezzo dell’eroismo

L’alchimia all’interno della famiglia però si va pian piano a sfaldare, ora dopo la morte del fondatore stesso dell’accademia, ora per il difficile rapporto maturato sin dalla tenera età con una figura paterna così criptica e pretenziosa. Non c’è mai stato tempo per gli errori o per il piacere del focolare domestico, ma solo per l’addestramento a un futuro nebuloso e profetico, che è sempre gravato siccome fardello sulla spalle dei nostri eroi. Laddove si sono insinuati dubbi ed incertezze, specialmente dopo la morte di Reginald, l’egoismo e la frustrazione hanno trovato terreno fertile per insinuarsi nelle menti confuse dei giovani rampolli dell’Umbrella Academy. Ognuno di loro ha scelto l’abiura forzata, soffocando e annegando il proprio io, alla disperata ricerca di una vita normale, scevra da qualsivoglia legame con la parte esoterica.

L’innesco che ha permesso alla famiglia di tornare unita sui propri passi fu la giovane Vanya, per anni vittima dello stile capzioso del padre e indotta ad assumere farmaci, atti a contenere ed inibire il suo potere latente. Il macigno eretto dalle bugie e dall’indifferenza, hanno pian piano fatto vacillare il rapporto interno dei sei membri rimasti in vita dell’accademia. Essersi smarriti e ritrovati ha avuto un caro prezzo per l’umanità, ma il disperato tentativo di Numero 5 dà agli improbabili eroi la possibilità di correggere il continuum spazio-tempo.

Nell’epoca che obnubilava la diversità

In uno squallido vicolo a cavallo dei tumultuosi anni ‘60, il gruppo si frammenta per l’ennesima volta in diverse frazioni temporali. I restanti dell’Umbrella Academy precipitano letteralmente in una delle discutibili sfaccettature che compongono gli anni sessanta. Un’America corrotta e sbagliata, dilaniata dal terrore per la guerra e ottenebrata da un bieco razzismo. Le ostilità verso la diversità si manifestano sempre in maniera parossistica, mentre ognuno dei nostri beniamini ha modo di trovare la vita che gli calzi meglio. Non che si siano arresi all’evidenza, ma attendono un cambiamento, o l’ennesima apparizione tempestosa di Numero 5.

Alcuni riescono ad andare avanti, come Luther e Alisson, e si riescono a forgiare un vita che non gli vada troppo stretta, mentre altri rimangono attanagliati dal bisogno di dare un senso alla loro esistenza, come Diego, Vanya e l’eccentrico Klaus. Non tutti lo manifestano in modo così lampante, ma tendono a riflettere su vari legami – passati o presenti – che li aiutano a non far deragliare quel poco di vita che si sono costruiti. All’inizio di quasi tutti gli episodi possiamo difatti assistere a un sunto su quanto accaduto ad ognuno degli eroi in questi anni di separazione forzata dalla famiglia e dall’epoca di appartenenza. Ci sono tuttavia storie assai delicate, in primis quella di Klaus e Alisson, che accendono i riflettori su alcuni drammi morali ed etici del mondo in quegli anni che, ahimè, risultano ancora terribilmente attuali oggigiorno.

Lo smarrimento dell’Io e la cruda lotta al razzismo sono solo alcune delle tematiche che squarciano lo schermo, tra case history aberranti ed esasperazioni ben riuscite. Volente o nolente, The Umbrella Academy 2 riesce a sondare e discutere di tematiche ancora tremendamente attuali, e vi ho solo scrostato l’inizio della serie. La trasposizione scenografica e l’eccellenza sbandierata dal cast lo scorso anno, rimangono orgogliosamente un punto saldo, che non delude mai. Laddove ci si apre da scenari di più ampio respiro in questa seconda stagione, non si scende mai a patti con la qualità e la messa in scena.

Il tempo delle presentazioni è ormai un capitolo chiuso per la serie, che ora trova nei suoi protagonisti un cocktail perfetto da gustare, tra un ricamato intreccio psicologico e un pizzico di macabra violenza supereroistica. L’opera non sceglie mai la strada facile o già battuta, ma si prende la briga di esasperare o appiattire i ritmi del racconto per raccontare un’altra sinfonia: il vero volto della Umbrella Academy. Violenza, tempesta emotiva e quesiti che lambiscono i limiti dell’etica si scagliano sulla spettatore, che trova nella genuinità e nel carisma dei personaggi un confortevole riparo che vi legherà per ore ed ore alla sedia.

The Umbrella Academy 2

L’apocalisse interiore senza fine in The Umbrella Academy 2

Sebbene il ritmo incalzante sia il vero ingrediente segreto che tiene imbullonato l’utente alla poltrona, durante la visione di The Umbrella Academy 2, la genialità intrinseca del titolo risiede nei plot twist mai scontati che si palesano su schermo. Se da un lato si storce il naso al cospetto di qualche anomalia non propria chiarissima or ora, di cui non possiamo parlarvi, l’intelaiatura narrativa rimane eccellentemente saldata alla base del racconto. Gli eventi si susseguono con folle rapidità, ma mantenendo un livello di sceneggiatura decisamente convincente. Tra un’apocalisse ed un’altra c’è sempre tempo per ubriacarsi e lasciarsi stordire dall’amore, no? Oppure quello che noi valutiamo come cieco egoismo non è altro che la manifestazione emotiva di esseri forse più umani di quanto ci si possa ragionare?

L’errore, la maxima culpa che muove gli eventi, non è altro che un ingrato gioco di ricerca all’amore e all’identità. Un meccanismo che mette tutto nella giusta prospettiva, ma che spezza piacevolmente la tediosa e canonica trama dei supereroi in calzamaglia. Forse al pubblico piace veder perdere gli eroi di tanto in tanto, o farli scendere dal piedistallo per confrontarsi con problemi più “umani” dei solenni doveri di paladino, o forse il tutto è una sadica ironia sull’inadeguatezza umana, chissà. L’ultima certezza che rimane è quel brivido di spensieratezza e familiarità che si prova esaminando i protagonisti di The Umbrella Academy 2 che, a discapito di qualche leggero scivolone su una stereotipizzazione a tratti indigesta, riesce a promuovere una storia coinvolgente, attorcigliata in un contesto fantasy lodevole.

The Umbrella Academy 2

Umbrella Academy 2 è, ora più che mai, un’opera di squisita qualità in casa Netflix. Non solo riesce a reggere fedelmente la trasposizione con il titolo originale, ma ridirige armoniosamente i protagonisti in un’avventura in cui sarà difficile scindere etica e cinismo. Il setting proposto, che ripercorre i tribolanti anni ‘60, fa luce su un contesto sociale assai frastagliato e sanguinante. Ognuno degli eroi è lo specchio necessario per sondare drammi quotidiani o storici, per poi ammorbidirli con del sano e irruento supereroismo. Là, ove ogni micro racconto e vicissitudine mira a concretizzare l’evoluzione dei singoli protagonisti, non manca la giusta dose di fantasy e terrore post apocalittico che ormai salutiamo come un vecchio amico.

Spazio e tempo si intersecano ancora ed ancora per decantare la gesta degli improbabili salvatori dell’umanità, che però alla fine non sono altro che esseri profondamente sbagliati, ma non per questo meno reali. La sceneggiatura affoga tra black humor e follia, ma il tutto non eccede mai per annebbiare la solida storia presentata. Da rimproverare, tuttavia, un inizio frettoloso nei primi atti, a cui si accompagnano sorci narrativi – per fortuna pochi – che dovranno necessariamente essere chiariti in futuro. Al di là di qualche leggero scivolone sul fronte della stereotipizzazione, ogni personaggio ha un forte impatto su schermo e non perde mai in carisma. Qualche tempo fa Netflix disse che non sarebbe mai stata sazia di personaggi LGBT e che lo avrebbe sbandierato ovunque, ora, a distanza di poco tempo, possiamo solo applaudire a delle scelte coraggiose e obiettivamente ben riuscite, che non coinvolgono solo il superbo Klaus. Chi, dopo aver visto The Umbrella Academy 2, oserà dire che che ci sono solo personaggi stretti nel ruolo LGBT o che annaspano nel politically correct, beh, gli auguro di vivere come Numero 5 da solo nell’apocalisse in compagnia del solo busto di un manichino.

The Umbrella Academy 2 Recensione
8.8 / 10 VOTO
VOTO

The Review

8.8
8.8
The Umbrella Academy 2 Recensione
El Camino

What's your reaction?