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The Umbrella Academy

The Umbrella Academy 2: perdersi e ritrovarsi negli anni ’60

The Umbrella Academy, serie originale Netflix ideata da Steve Blackman ed ispirata all’omonimo fumetto di Gerard Way e Gabriel Bá, tornerà il 31 luglio sul piccolo schermo, con una seconda stagione che promette scintille. Infatti, la realizzazione dal suo debutto, avvenuto il 15 febbraio 2019, ha collezionato parecchi pareri positivi sia dalla critica che dal pubblico, andando a creare delle alte aspettative sul suo ritorno. Come già anticipato con il trailer ufficiale rilasciato qualche tempo fa, il gruppo di supereroi più instabile e disfunzionale di sempre, dopo l’apocalittico finale della prima, si trova bloccato negli anni ’60 e ancora una volta è chiamato a bloccare la fine del mondo. Uno scenario decisamente peculiare ispirato dal secondo volume della controparte cartacea, Dallas, che è stato ricostruito interamente, dettaglio dopo dettaglio, cercando di riprodurre, l’atmosfera, la frenesia e le criticità di un periodo oramai perduto e mitizzato (e messo in discussione) continuamente. Grazie a Netflix, abbiamo visto i 10 episodi dell’opera in anteprima, così da costruire un articolo preciso e meticoloso sul background che circonda e muove il team reclutato in tenera età da Reginald Hargreeves. Vi avvisiamo che all’interno dell’articolo sono presenti alcuni SPOILER, quindi, trattatasi di un approfondimento, è consigliato leggerlo dopo aver visto tutte le puntate o aver letto la nostra recensione.

Premessa narrativa

Parlare della trama della seconda stagione è assolutamente necessario per capire l’aggancio narrativo che hanno i protagonisti con gli sfavillanti anni ’60. Ci limiteremo a descrivere solamente i punti essenziali, in maniera tale da lasciarvi la possibilità di scoprire di più. Avevamo lasciato i membri del gruppo in una situazione piuttosto problematica: l’apocalisse incombeva e Numero Cinque era riuscito a teletrasportare tutto il gruppo per evitare la catastrofe. Ma dove sono finiti tutti esattamente? In diversi scorci del 1960, precisamente a Dallas, con il giovane viaggiatore delle epoche che è giunto in tempo per assistere ad una nuova e peculiare fine del mondo, accompagnata dalla morte di tutti i suoi parenti, ovviamente. Grazie ad una vecchia conoscenza, Numero Cinque torna indietro di 10 giorni dall’Armageddon per cercare di rimediare alla gigantesca calamità. Il problema maggiore è che ogni singolo membro del team è arrivato in un anno o mese differente, ed ha ricominciato una vita completamente inedita rispetto all’esistenza nel 2019. Prima di passare ad un piano, quindi, bisogna obbligatoriamente riunire la squadra ed essere pronti agli attacchi della Commissione, che continua a vigilare sul continuum spazio temporale. La storia di The Umbrella Academy, prima di trovare il suo sviluppo massimo, introduce nuovamente tutti i personaggi che il pubblico ha imparato a conoscere un anno fa, ognuno consapevole dei propri poteri (tranne una piccola eccezione, ma ci arriveremo dopo) e con alle spalle un’esistenza interamente stravolta.

I membri dell’Umbrella Academy

Parlare del background in tal senso, significa anche delineare tutte le storyline dei protagonisti, che sono strettamente collegate non solo alla loro inclinazione e carattere, ma sono utili anche a fornire dei tasselli importanti per comprendere al meglio l’epoca di cui stiamo parlando. Andando con ordine, vediamo il viaggio di ognuno dei membri della stramba famiglia.

  • Klaus

L’irriverente e bizzarro medium, che continua ad essere in compagnia del defunto fratello Ben, in poco tempo ha fondato una setta religiosa, in quanto per un caso fortuito, ha avuto modo di mostrare le sue abilità paranormali. Il personaggio si configura come un moderno hippie, che predica amore e pace, in una società fortemente scossa dalla sanguinosa guerra del Vietnam. Un’incarnazione di tutti i movimenti antibellici che si sono formati in quegli anni e che hanno combattuto strenuamente contro la violenza e le battaglie avvenute in quel periodo.

 

 

Klaus

  • Allison

L’ugola d’oro del team si trova coinvolta nelle feroci lotte razziali che hanno macchiato l’America degli anni ’60. In particolare la donna entra a far parte di un gruppo militante che recrimina i diritti e le pari uguaglianze della minoranza afroamericana di Dallas che è fortemente osteggiata dalla popolazione e dalla Polizia stessa. Sposatasi con un carismatico leader, combatte strenuamente per ottenere delle vittorie sociali, cercando di farsi notare da Kennedy e dal suo entourage. La sua storyline fa perfettamente da contraltare a quella di Klaus, rappresentando allo stesso tempo quel vento di rinnovamento, libertà e indipendenza che era richiesto da molti cittadini degli USA.

Allison

  • Luther

L’impacciato e ingenuo energumeno finisce in un ambiente tutt’altro che eroico, diventando il braccio armato di un gangster e il suo principale campione sul ring, aiutandolo a vincere un racket di scommesse illegali. Scoprire la vita alternativa di Numero Uno dà la possibilità al pubblico di analizzare anche il lato marcio e oscuro degli esplosivi e ricchissimi anni ’60, tra luci e ombre, l’astro nascente di JFK e i sinistri ambienti della malavita organizzata.

Luther

  • Diego

Il secondo al comando dell’Umbrella Academy ha sempre avuto attitudini estreme all’eroismo, diventandone quasi succube. Il vigilante mascherato dai coltelli affilati cerca fin da subito di cambiare uno degli eventi storici più importanti (e tristi) della storia americana, cercando di uccidere Lee Harvey Oswald, il killer di John Fitzgerald Kennedy, che lo ha colpito il 22 novembre 1963, mentre il presidente era in visita ufficiale della città di Dallas. Considerato pazzo, Diego non riesce nel suo intento e viene internato in un manicomio. La sua vicenda ha a che fare direttamente non solo con uno dei fatti più noti e tristemente iconici di quegli anni, ma anche con un elemento che ha un’importanza fondamentale all’interno dello sviluppo della trama di The Umbrella Academy, chiaramente non vi sveleremo nulla di più.

Diego

  • Vanya

L’outsider del gruppo, responsabile dell’apocalisse nel 2019, ha perso completamente la memoria e, dopo un incidente, è stata “adottata” da una classica famiglia americana, all’apparenza felice e spensierata, ma che nasconde problematiche piuttosto gravi, legate principalmente alla malattia del piccolo figlio, Harlan. Vanya, durante la sua permanenza, ha una storia con la donna che l’ha ospitata, in una società che osteggia fortemente relazioni omosessuali, considerandole come un disturbo o un crimine contro Dio. Un’occasione perfetta per affrontare una tematica molto attuale, che come vedremo successivamente, è toccata con molta sensibilità e tatto.

Vanya

  • Numero Cinque

Il giovane killer è il solo che ha un’iniziale consapevolezza di quello che sta accadendo, fungendo da leader e reclutatore della squadra. Nuovamente impegnato in prima linea nello sventare una nuova apocalisse, è colui che si fa carico non solo della missione, ma si trova coinvolto anche nella battaglia contro la Commissione (che non gli dà tregua) e un misterioso consiglio che trama all’ombra del presidente… Tra i vari protagonisti, Numero Cinque è l’unico che non va incontro a nuove sfide, imprese o mansioni, ma continua, come nella stagione precedente, a perseguire un unico obiettivo: impedire che il mondo finisca.

Numero Cinque

Ambientazione

La Dallas degli anni ’60 è la città principale dove si sviluppano gli snodi della trama e hanno luogo le nuove vite dei protagonisti. Quando si cerca di riprodurre un momento storico si possono prendere due strade principali: o cercare a tutti i costi di riportare, con precisione e puntualità, ogni singolo elemento del periodo, sia storico, che sociale e politico o una via alternativa, che interpreta in maniera personale e originale quegli anni, dando una propria lettura, ma rispettando i fatti fondamentali. The Umbrella Academy ha scelto quest’ultima soluzione, e ciò è evidente fin dal prime battute di questa nuovissima seconda stagione. Se dal punto di vista prettamente estetico ogni piccolo dettaglio, negozio, abito ricerca una perfezione formale ed emula lo stile peculiare dell’epoca, l’ambito storico non è affrontato se non per un fatto cardine fondamentale che abbiamo già menzionato, ovvero l’omicidio Kennedy. Ciò consente, al di là della rappresentazione di questo evento, una libertà di sperimentazione che trova la sua massima espressione nella creazione di esistenze alternative di tutti i personaggi (ognuna particolare e rappresentativa di un aspetto legato agli anni ’60) e nella presentazione di temi tutt’altro che banali, affrontati con una maturità artistica notevole, senza risultare per nulla scontati o stereotipati. Il risultato è una raffigurazione viva e pulsante di una città americana del periodo che vive nel pieno del suo splendore, ma che nasconde anche le sue ombre, il più delle volte rappresentative del nostro presente.

The Umbrella Academy

Tematiche

The Umbrella Academy, con la sua seconda stagione, tramite la sua critica, colpisce dritto al punto e affonda, non gira mai intorno al problema. E il messaggio è limpido, chiaro, brutale ed immediato. Non nascondiamoci dietro un dito: le minoranze, durante quel periodo, erano duramente colpite, vessate ed umiliate e la serie non perde nemmeno un’occasione per ricordarcelo. In particolare, la storyline di Allison tocca, come dicevamo precedentemente, direttamente la situazione, mostrando in particolare delle rivolte pacifiche organizzate dalla comunità afroamericana, puntualmente soffocate dalla violenza della Polizia. Un singolo aspetto che mette in risalto lo show, anche se sottile, arriva allo spettatore: la maggior parte dei negozi di Dallas vietano l’ingresso agli afroamericani, aberrante lascito del Terzo Reich, che impediva agli ebrei di frequentare luoghi pubblici. Un altro elemento messo in luce in modo evidente dalla realizzazione è la relazione tra Vanya e Sissy, la donna che la ospita, fortemente osteggiata da suo marito, che considera una malattia e che si possa risolvere con una chiacchierata con il reverendo di quartiere. Nei raggianti anni del boom economico, massima espressione del sistema capitalistico americano, i legami omosessuali erano visti come il male assoluto, sintomo di un morbo o derivati dell’influenza del Diavolo in persona. Ciò che fa più rabbrividire (e per questo le critiche in questione riecheggiano in maniera potente) è che nel 2020, nonostante siano stati fatti passi da gigante nell’ambito sociale, l’omofobia e il razzismo regnano imperanti nelle strade. E per tale motivo c’è bisogno che, ancora una volta, ci rendiamo conto della situazione grazie ad un prodotto televisivo, andando a ricercare la soluzione non nella nostra modernità, ma nel passato, visto che tali discriminazioni hanno radici ben più antiche, che vanno estirpate il prima possibile.

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