MonkeyBit

The Last Duel

The Last Duel Recensione: il grido femminista nel Medioevo

Giovedì 14 ottobre uscirà nelle sale italiane The Last Duel di Ridley Scott, uno dei film più attesi dell’annata 2021 insieme ad un altro lungometraggio diretto dallo stesso regista, House of Gucci.

La storia risale all’anno 1386 e vede come protagonisti due valorosi guerrieri e una dama. I primi due, Jean de Carrouges (Matt Damon) e Jacques Le Gris (Adam Driver) si sfideranno in un duello all’ultimo sangue e chi vincerà verrà considerato dalla parte del giusto secondo il volere di Dio. Il motivo di tale follia deriva da un accaduto assai spiacevole che tende ancora oggi a manifestarsi con crudeltà e indifferenza: lo stupro.

The Last Duel non vuole assolutamente trasmettere allo spettatore l’epica gloriosa e gagliarda di figure appartenenti all’epoca medievale, ma cerca di indirizzarlo verso una percezione di forte denuncia storica e sociale nei confronti dello stupro e soprattutto di come quest’ultimo venga processato secondo le usanze antiche e moderne.

Marguerite de Thibouville (Jodie Comer) è vittima di questo atroce crimine e dell’involuzione della sua immagine, della sua persona e della sua dignità. Insieme agli effetti visivi spettacolari e volumetrici, Ridley Scott opta per una rappresentazione storica dettata dai gesti, dai comportamenti, dagli atteggiamenti e dalla messa in scena del binomio uomo-donna.

L’accaduto raccontato in tre punti di vista differenti. Solo uno corrisponde al vero

Attraverso lo schema narrativo per immagini le versioni raccontate dai tre personaggi del film mette in evidenza l’autenticità dei gesti e dei dialoghi negli intensi momenti di interazione. Ma bisogna ricordare sin da subito che in questo triangolo c’è un’unica componente femminile, in netta minoranza con le due figure maschili. Questa donna deve lottare contro tutti e due per ragioni legate all’affermazione della dignità e al suo indiscutibile fallimento.

La distinzione dei racconti di Jean e Jacques si può intravedere non appena inizia il terzo capitolo, ossia quello risolutivo nel suo contenuto veridico, intitolato la Verità. Quest’ultima proviene dalle parole di Marguerite, ma il ruolo responsabile della giustizia non trapela minimamente con il susseguirsi degli eventi, anzi non fa altro che mostrare in maniera evidente l’impressione generalizzata della donna e la caducità di quest’ultima nei suoi intenti onesti.

Se si parla della figura femminile, queste particolarità di natura economica, morale, etica e religiosa importano meno di uno zero. Il suo nome proprio svanisce nel nulla, sia in caso di vittoria che sottolinea l’idealizzazione del marito leggendario che in caso di sconfitta con la condanna di morire bruciata.

The Last Duel

I punti di vista di Jean e Jacques incorniciano il senso di virilità e di audacia di due immense personalità dell’alta cavalleria, ma quando il soggetto è rappresentato dal sesso opposto, improvvisamente ciò che era stato raccontato all’inizio finisce per dissolversi in una serie di menzogne percettive.

Falso e ipocrita è anche il loro comportamento da galantuomini, convinti di esaltare l’esempio di un lord romantico e di un marito esaltante, ma basta assistere al terzo atto del film per comprendere la natura istintiva dell’uomo, ormai radicata nelle menti e nelle culture dei secoli bui del Medioevo. E non si può negare quanto questo sia così attuale nei giorni nostri. Un passo decisivo in The Last Duel viene trasmesso con efficacia dalla sovrapposizione di primi piani in perfetta sintonia tra loro e in una contrapposizione di emozioni e di codici espressivi facciali che vertono su conclusioni diametralmente opposte.

Se all’inizio gli uomini assumono comportamento da nobili signori e dal vocabolario musicalmente poetico, nella seconda parte vediamo un rapporto animalesco (e aggiungo un chiaro riferimento simbolico in una scena che illustra il compimento di un atto sessuale) verso colei che amano, criticando i suoi costumi, la sua raffinata intelligenza, la sua capacità di comando nell’aiuto della comunità e del regno.

“Il duello giudiziario non è altro che una mascherata assurda e pericolosa di quello che vige all’interno della figura dell’uomo”

La povera Marguerite passa dal disfacimento di moglie e amante all’assunzione di oggetto del desiderio e del peccato, i cui effetti ricadono però sul nome del cavaliere e dello scudiero, non certo sull’incolumità della giovane violentata. E il duello giudiziario non è altro che una mascherata assurda e pericolosa di quello che vige all’interno della figura dell’uomo, incapace di scegliere le sue volontà e di assegnare falsamente la decisione a un’entità superiore come dimostrazione assoluta della realtà dei fatti.

Ciò che si presenta davanti a lei svela due problematiche: la dichiarazione e la gravità del fatto conducono la donna in un sentiero di solitudine e le sue alleate di sesso e di genere rischiano di allontanarsi dal suo posizionamento inedito e di farsi sottomettere dal dominio ipnotico del gruppo maschile; la consapevolezza di una sconfitta insormontabile del cuore e dell’anima di Marguerite, ormai prigioniera di un ambiente sia fuori che dentro le quattro mura del castello.

The Last Duel

Ridley Scott è stato intelligentemente attento nei dettagli della costruzione spaziale e simmetrica dei paesaggi circostanti e potenzialmente efficace nell’amalgamazione di riscatti e nella classificazione feudale, priva di cambiamenti significativi. I valorosi uomini di nobile rango sono apparentemente uniti da un legame di profonda amicizia e di reciproco rispetto, che sarà destinato a finire con l’esito di questa lotta cruenta e sanguinosa, ma anche per le oscure avversità tra i membri delle signorie e dei ducati.

The Last Duel: il ritorno del genere storico di Ridley Scott

Il connubio regia-sceneggiatura-interpretazione-produzione di Matt Damon e Ben Affleck, quest’ultimo nei panni del conte Pierre d’Alençon, presenta un immenso lavoro collettivo gestito con coraggio e ambizione. Il risultato è senza dubbio soddisfacente. Anche le scenografie e i costumi rispecchiano in maniera abbastanza fedele l’oggettività dell’epoca sopracitata e richiamano il filone storico ormai conosciuto nel panorama cinematografico, ad esempio con titoli come I duellanti (1977), Il gladiatore (2000), Le crociate-Kingdom of Heaven (2005) e Robin Hood (2010).

Ridley Scott è riuscito anche in The Last Duel a colpire nel segno con questo genere specifico. La sua abilità di comporre inquadrature dalla geometria elevata e precisa in contesti e tempi remoti all’uomo moderno, l’impatto sui nostri occhi rende le esperienze di spettatore un’immersione tridimensionale a cui è difficile distogliere lo sguardo nella sua lunga durata. Noi di MonkeyBit vi chiediamo solo un favore: invadete le sale il prima possibile.

The Review

8
8
The Last Duel

Conclusione

Il nuovo film di Ridley Scott, The Last Duel, mostra una lotta umanamente più complessa che va oltre lo sbattere delle spade e delle armature. Una grande testimonianza storica e sociale di come le donne siano al centro di un mirino spaventoso che trasmette con terrore e preoccupazione l'evidente vulnerabilità del loro status sociale.
El Camino

What's your reaction?

Developed by SpawnLab