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The Gentlemen 1

The Gentlemen Recensione del nuovo film di Guy Ritchie

The Gentlemen è la nuova pellicola di Guy Ritchie disponibile dal primo dicembre sulla piattaforma Amazon Prime Video. Il film segue le disavventure di Michael Pearson, un gangster dall’eleganza travolgente che gestisce una produzione illegale di cannabis, molto importante in Inghilterra. Attraverso il racconto del reporter Fletcher, intrufolatosi nell’appartamento del braccio destro di Michael per ricattare l’organizzazione di cui fa parte, scopriremo le intricate vicende della malavita britannica e non solo. Il cast stellare è composto da Matthew McConaughey (Micheal), Charlie Hunnam (Ray), Colin Farrell (il Coach), Hugh Grant (Fletcher) e molti altri. Andiamo a osservare The Gentlemen più da vicino;  o meglio il ritorno all’epopea di delinquenti e criminali, dal fascino innegabile, per mano del noto cineasta.

Aria di casa, aria di gangster movie anni ’90

Guy Ritchie è finalmente riemerso sullo schermo con qualcosa che sa padroneggiare piuttosto bene: la scrittura e la regia di un soggetto completamente originale, dedicato alla storia di un esponente della malavita; in questo caso il nostro protagonista è profondamente elegante, british nel suo modo di gestire i suoi affari, nonostante la sua provenienza americana e, ultimo ma non meno importante, amante del tè: in buona sostanza un gentiluomo del crimine. Innegabilmente, cominciando ad avventurarci nei primi minuti di film, si tende ad avvertire subito quella brezza tipica dei lungometraggi anni ’90 (di Ritchie come di molti altri registi) che hanno trattato il mondo della delinquenza in maniera similare. Già da questa affermazione sorgono spontanee due osservazioni importanti su questo titolo: non si parla di un approccio nuovo e inedito, come era prevedibile; ma, d’altro canto, il ritorno di opere cinematografiche con la classe, il fascino e l’intrattenimento di The Gentlemen è sempre benvoluto. Dire che si tratta di una boccata d’aria fresca non solo è errato, ma è un vero e proprio torto nei confronti dell’autore che sembra voler tornare indietro, alle origini, verso le pellicole tanto iconiche di questo genere, del tutto volontariamente. E se da una parte questa scelta è stata molto apprezzata, almeno da noi di MonkeyBit, c’è anche da ammettere che pur essendo un film veramente travolgente, non riesce a raggiungere lo splendore dei prodotti degli albori. Ma osserviamone tutti gli elementi caratteristici più da vicino, soffermandoci su quello che invece fa funzionare in modo interessante la realizzazione di Guy Ritchie.

 

 

Pur ripercorrendo “sentieri già battuti”, The Gentlemen sa come sedurre lo sguardo e la mente dello spettatore e ci riesce egregiamente. Tutto quello che vediamo sulla scena, è presente per un motivo, pensato con attenzione ed espressione di grande qualità. Nelle prossime sezioni di questo articolo andremo a osservare alcuni di questi caratteri più nello specifico, ma prima indichiamoli in modo tale da avere un quadro ben chiaro della pellicola: attori, regia, sceneggiatura, costumi, sonoro, l’insieme vale indiscussamente i venti milioni di dollari spesi nella creazione di quest’opera, perché si nota fino all’ultimo ciascun dollaro speso in ogni dettaglio.

The Gentlemen non è un film mediocre che imbastisce una storia interessante, con qualche volto conosciuto e un paio di costumi curiosi; è un’opera pregiata che ci rammarichiamo profondamente di non aver potuto vedere al cinema, gustandocelo sul grande schermo che gli avrebbe reso giustizia in modo completo. In momenti simili si sente la crisi creata dalla pandemia che ci ha portato via un’esperienza cinematografica di questo calibro. Narrazione intricata, dinamica e carica di plot twist, accompagnata da volti che non solo sono noti, ma sono eccelsi nei loro ruoli, al fianco di una regia che si fa ammirare e da costumi tanto interessanti da catturare l’occhio più di una volta: questo è il gangster movie The Gentlemen.

 

I volti di The Gentlemen: un cast spettacolare

Diciamolo serenamente, una volta rivelato il cast di The Gentlemen avevamo tutti grande aspettative. Molto spesso le “grandi promesse attoriali” sanno deludere il loro pubblico nei momenti più impensabili, magari per un mancato feeling sul set o per un periodo particolare di un singolo attore; insomma per tante motivazioni diverse, i flop, anche da  parte di interpreti di un certo calibro, ci sono e sono sempre una stilettata al cuore degli spettatori. In effetti avevamo paura che questa quantità di divi di immensa fama potesse sfociare in qualcosa di poco convincente, per qualche strano motivo. Ma alla fine, per fortuna, il cast non ci ha deluso minimamente, al contrario ci ha sorpreso.

Partiamo dal protagonista, il capostipite di tutta la vicenda, Matthew McConaughey nel ruolo di Mickey: probabilmente sarebbe stato difficile trovare qualcuno capace di reinventarsi con così tanta classe in un magnate della cannabis in Inghilterra. Al suo fianco il suo braccio destro Charlie Hunnam (Ray) conosciutissimo, e amatissimo, per la sua interpretazione nella serie Sons Of Anarchy. Vederlo trasformato così, con la forza bruta dalla sua parte, ma in un modo posato, quasi delicato in certi momenti, ci ha fatto scoprire un lato interessante dell’attore e speriamo che il suo talento venga riconosciuto al più presto anche da altri registi.

 

 

Colin Farrell, irriconoscibile e divertentissimo nei panni del Coach, è tra le figure più comiche di tutto The Gentlemen. Prima di vedere la pellicola non lo avremmo affatto immaginato in questa tipologia di ruolo, eppure riesce egregiamente e creare un mix di bravura e irriverenza che è forse tra le scelte più brillanti del lungometraggio. In conclusione Hugh Grant nella parte, viscida e fastidiosa, del reporter ficcanaso, Fletcher. In realtà la sua interpretazione è più importante di quanto ci si potrebbe immaginare dai primi minuti dell’opera. Senza alcun dubbio possiamo confermare che la scelta del cast non solo è stata vincente ma è un tassello fondamentale di una narrazione riuscita piuttosto bene. Gli unici personaggi che non ci hanno minimamente convinto, sono gli allievi del Coach, che risultano una caricatura spropositata di figure indefinite, stereotipate e fin troppo lontane dell’essere simpatiche.

 

Narrazione, regia, costumi

Come avevamo già anticipato, la narrazione e la regia dell’ultima pellicola di Guy Ritchie creano un’unione forte e ben calibrata. Se da un lato la storia è profondamente dinamica e sempre carica di commenti, particolari interessanti, plot twist e molto altro, dall’altro la regia sa come essere fedele testimone di tutto questo; facendolo senza cadere nella staticità e senza far perdere alla sceneggiatura (così come ai dialoghi e ai racconti) quella verve che rende The Gentlemen così piacevole da vedere. La macchina da presa segue con occhi vigili, osserva da vicino quando ce n’è bisogno, si posa su dettagli esterni alla scena per dargli risalto, diventa più concitata nei momenti in cui è necessario.

 

 

Ma i costumi? E il sonoro? Sono entrambi caratterizzanti e ben curati: i costumi di Micheal Wilkinson, a partire dal protagonista, passando per i suoi nemici, il Coach, fino alla moglie, Rosalind, sono tutti raffinati e di alta fattura, basati sempre sui medesimi colori che compongono anche tutti gli ambienti di The Gentlemen: colori dai toni un po’ smorzati, blu, marrone, rosso scuro e così via. Colonna sonora (Johnny Rivers, Paul Weller, Cream) e gestione del sonoro più formidabili, per l’intera durata della pellicola.

 

Continuate a seguirci per altre recensioni e scriveteci nei commenti se siete interessati a vedere l’ultimo film di Guy Ritchie!

The Gentlemen
7.6 / 10 VOTO
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PRO
    - Narrazione intricata e interessante, affiancata da una buona regia
    - Cast formidabile
    - Costumi e colonna sonora molto immersivi
CONTRO
    - Gangster movie non originale
    - Gli allievi del Coach sono tra i personaggi peggiori e più superficiali mai creati
VOTO
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