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The Elder Scrolls Online

The Elder Scrolls Online Waking Flame Recensione: lasciate chiuse le porte dell’Oblivion

The Elder Scrolls Online ha visto la luce ormai molti anni fa: nel lontano 2014 siamo stati in grado di mettere piede per la prima volta in una mappa aperta che contiene quasi tutto il mondo di Tamriel, senza concentrarsi esclusivamente su una regione specifica. L’idea di base del gioco era meravigliosa: esplorare le lande sterminate che lo compongono, sia per completare le quest che man mano sbloccheremo, sia per trovare tesori o nemici di qualsiasi tipo.

Il tutto è andato avanti per molti anni, con espansioni di ogni genere per poter portare avanti una tipologia di gioco che altrimenti sarebbe stato stroncato sul nascere. Molte di queste sono state molto interessanti sotto molti punti di vista e hanno saputo tenere incollati migliaia di giocatori agli schermi, grazie soprattutto alle varie novità che introducevano nel gioco. Purtroppo questo non si può dire dell’ultimo DLC, dato che non ha lasciato nulla a coloro che la hanno provata, tranne alcuni set che possono anche essere utili, ma anche riguardo questo aspetto possiamo assicurare che c’è molto altro di meglio.

Waking Flame ha portato con sé un aggiornamento che introduce anche delle importanti modifiche al meta e alcune aggiunte riguardanti il sistema di Champions Points ma andremo ad analizzarli più a fondo in seguito. In sostanza, questo DLC introduce due nuovi dungeon che dovrebbero continuare la storia del capitolo Blackwood, il cui obiettivo è quello di sconfiggere Lord Dagon (il principe daedrico della distruzione) prima che possa mettere le mani sulle quattro ambizioni.

Waking Flames non c’entra assolutamente nulla con quanto visto nella precedente espansione, senza contare che la narrativa di queste vicende è quasi totalmente assente. Nel dungeon di Red Petal Bastion dobbiamo aiutare un fanatico di Azura a recuperare dei manufatti che si trovavano al santuario della sua divinità, dato che sono stati rubati e portati lì dall’ordine che lo proteggeva. In Dread Cellar, invece, dobbiamo investigare su alcune fluttuazioni di magia oscura in una vecchia prigione insieme ad alcuni maghi imperiali.

Quindi non solo le due storie non si legano a quella principale – come facevano tutti gli altri DLC precedentima non hanno nulla a che fare neanche fra di loro, rendendo il flusso narrativo vuoto e di poco spessore. Purtroppo, questa è una delle mancanze maggiori di Waking Flames, sebbene non l’unica.

Di fatti, a peggiorare la situazione c’è il fatto che questi due dungeon sono esageratamente colmi di bug. Possiamo farvi alcuni esempi, dato che se ne sono presentati molto anche a noi: per colpa di questi problemi la prima volta abbiamo dovuto effettuare vari tentativi. Parliamo di porte che rimangono bloccate, boss che diventano invisibili e invincibili, e bug simili.

The Elder Scrolls Online Blackwood

The Elder Scrolls Online Waking Flame, vale la pena comprarlo?

Fortunatamente Waking Flame ha anche dei lati positivi, soprattutto nei dungeon stessi. Sebbene le premesse non siano state delle migliori sono comunque molto belli da vedere, hanno anche delle feature molto interessanti che danno anche un pizzico in più di profondità ad almeno uno dei due dungeon. Più precisamente, quest’ultimo è un metodo particolare per accedere ai boss segreti di Red Petal Bastion bisogna collaborare con i propri compagn per sbloccare dei portali tramite delle pedane a pressione, per poi teletrasportarsi in una piccola arena in una dimensione distorta simile al piano ascendente di Destiny 2. Questo però non lo giustifica nel suo essere estremamente piatto, soprattutto perché i boss sono troppo facili da abbattere e per farlo basterà caricarli a testa bassa.

Per The Dread Cellar non si può dire lo stesso, dato che sarà molto complicato da portare a termine, a meno che non si presti un po’ di attenzione per trovare alcuni oggetti che ci danno dei bonus per sconfiggere i boss, rendendo un pochino più impegnativi i combattimenti e che non potranno essere portati a termine con una semplice carica da barbaro ignorante. Tornando però alla parte visiva di questi due, all’inizio sembrano entrambi molto simili, soprattutto all’entrata dato che sono entrambi dei bastioni, ma il loro interno li differenzia notevolmente: uno dei due è situato in una caverna sotterranea, mentre l’altro è locato in un castello.

The Elder Scrolls Online Blackwood

Ovviamente anche loro hanno dei set particolari che possono essere trovati al loro interno. Come già detto in precedenza, non sono proprio ottimi, sebbene per alcune build possono essere anche abbastanza efficaci. In totale ce ne sono ben quattro per dungeon e sono uno leggero, uno medio, uno pesante e uno mostruoso. Per essere precisi abbiamo:

Red Petal Bastion

  • Thunder Caller (leggero)
  • Grisly Gourmet (medio)
  • Silver Rose Vigil (pesante)
  • Prior Terric (mostro)

The Dread Cellar

  • Scorion’s Feast (leggero)
  • Rush of Agony (medio)
  • Crimson Oath’s Rive (pesante)
  • Magma Incarnate (mostro) – ottenibile solo in modalità veterano

The Elder Scrolls Online

Dobbiamo però ammettere che i bilanciamenti sono stati molti e hanno cambiato drasticamente il meta attuale. Partiamo ad esempio con alcune abilità che sono state ritoccate per favorire il giocare da solo. Tra questi, un albero delle abilità che ha ricevuto dei cambiamenti è quelli del Dual Wielding, che ora aumenta le cure in base ai colpi messi a segno dalle abilità. Anche i champion points hanno ricevuto dei ritocchi: ogni ramo ha ora ha delle “sotto-costellazioni” in cui sono racchiuse alcune abilità.

Un futuro incerto per il gioco Bethesda?

Purtroppo, non se ne comprende subito il motivo, ma abbiamo notato che pian piano su The Elder Scrolls Online sta apparendo un bel 76 sulla sua testa, i suoi contenuti stanno lentamente calando di qualità come se dovessero per forza crearli, come per dare un contentino agli utenti per invogliarli a giocare. Questo è un vero peccato, perché come abbiamo detto l’idea iniziale dell’opera è davvero ottima: far collaborare tutte le razze del mondo di Tamriel che vengono impersonati da altri giocatori per completare quest, dungeon esplorare l’immensa mappa di gioco che ci viene fornita.

Basterebbe solamente poco più di inventiva per svecchiare un gioco che ormai inizia a sentire il peso dell’età. Crediamo che se davvero non ci sono altri modi per innovare, allora è meglio non provarci, ma non è il caso di creare altri DLC che danno un’illusione falsa ai giocatori di innovazione di un titolo ormai in apparente decadimento. Noi speriamo vivamente che la situazioni si risollevi e che gli sviluppatori trovino un modo per salvare l’MMORPG, così da permettere ad un prodotto ben congegnato come questo di poter continuare a vivere. Un esempio che potrebbero seguire è quello di Bungie che comunque ha delle idee abbastanza buone, magari The Elder Scrolls Online ne gioverebbe.

The Review

5.8
The Elder Scrolls Online Waking Flame

Conclusione

The Elder Scrolls Online Waking Flame è un DLC concepito male, non ha legami con il capitolo in corso e né aggiunge profondità a quest'ultimo. Uno dei due dungeon cerca di innovare ma senza successo, mentre nell'altro basta caricare a testa bassa per finirlo. Se non fosse per i bilanciamenti della patch sarebbe totalmente inutile giocarlo, perciò speriamo davvero che dal prossimo aggiornamento la situazione migliori.
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