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The Boys

The Boys 2: tra alti e bassi, l’irriverenza dissacrante colpisce ancora

I The Boys sono finalmente tornati e con loro anche i sette supereroi più crudeli e violenti di sempre. Il loro debutto sul piccolo schermo, avvenuto a luglio 2019, è stato decisamente più spumeggiante ed esplosivo e ora, ad un anno e qualche mese dalla genesi, un po’ di smalto e personalità è stata persa per strada, ma non tutto è perduto. Se infatti, questa seconda stagione non è esente da difetti, con un ritmo talvolta altalenante, dal punto di vista contenutistico e tematico è riuscita a fare un centro perfetto. Il compito dell’articolo non è tanto quello di analizzare lo show nella sua interezza (anche perché lo abbiamo fatto con la nostra recensione dedicata), ma di fornire alcuni spunti di riflessione derivati da alcune interessanti prospettive ed elementi che la realizzazione ci fornisce, toccando in maniera particolare argomenti attualissimi. Mentre è già probabilmente in onda l’ottava puntata di questa seconda stagione, che chiuderà i vari archi narrativi andando a svelare più approfonditamente il cliffhanger dell’episodio sette, iniziamo un viaggio scomodo, ma necessario, che mette in evidenza i problemi più urgenti della nostra società, senza perbenismi e moralismi di ogni sorta. E che lo sguardo laser di Patriota ci guidi verso la luce (ed incenerisca gli empi). Chiaramente sono presenti alcuni SPOILER, quindi se non avete ancora visto i primi sette episodi della seconda stagione, girate il più a largo possibile.

Introspezione dei personaggi

I due schieramenti nella storia ovvero i Ragazzi e il gruppo dei supereroi della Vought International, sono caratterizzati tutti bene con qualche riserva da considerare. Bisogna tenere conto che nella prima stagione tutte le figure presenti hanno avuto un’introduzione su schermo che però, non in tutti i casi, ha significato per forza di cose un’evoluzione nei nuovi episodi. Se comunque sono state ampiamente apprezzate le informazioni sul passato di tre membri in particolare dei Boys (ci riferiamo a Latte Materno, Frenchie e Kimiko) non sono state sufficienti però a costruire un approfondimento sui protagonisti, e questo è un vero peccato perché gli spunti erano interessanti. Hughie, invece, si trova in quel limbo tra apatia e genialità, un ragazzo che effettivamente combina solo casini e mette continuamente i bastoni fra le ruote ai suoi amici e nonostante ciò sia snervante e avvilente, diverte e fa riflettere, specialmente considerando la sua sempre più forte consapevolezza di sé e del suo amore per Annie. Non ci sono dubbi nel sostenere che il miglior elemento del team di eroi che emerge più di tutti (anche perché forse è di fatto il protagonista) è Billy Butcher. La sua riapparizione, all’apparenza smorta e priva di mordente, si rivela un ottimo pretesto per tratteggiare dei lati umani del personaggio che erano celati al pubblico.

The Boys

Il risultato è un leader un po’ meno sboccato e violento del solito, ma squisitamente riflessivo e cupo, anche considerando le rivelazioni che vengono fornite al pubblico. La sua perfetta nemesi dei villain, Patriota, non ha perso un colpo e dopo un anno torna ancora più in forma di prima, complice un ego così tanto smisurato che accresce di puntata in puntata. Anche se la sua leadership viene messa in discussione da Stormfront (arriveremo tra poco anche a lei), il suo carisma rimane intaccato e anzi, trova quasi una nuova dimensione in sua compagnia. La new entry della serie, appunto, è un fulmine a ciel sereno, una bomba clamorosa che porta dietro di sé una ventata di aria fresca. Il suo scontro-incontro con Patriota è affascinante oltre che perfetto perché fornisce dinamicità alla storia ed è sicuramente una figura che ha molto carattere e fascinazione, talmente tanto evidenti da oscurare altri supereroi. Queen Maeve, per quanto sia al centro dell’attenzione per una tematica di grande attualità, non ha il mordente necessario per rivaleggiare con i grandi antagonisti della narrazione, mentre Starlight, per quanto non cambia molto rispetto alla prima stagione, ottiene maggiore spazio in un’alleanza con i Ragazzi che non fa che darle più spessore. Black Noir continua ad essere monocorde e privo di fascino (ma probabilmente il fatto è voluto, in quanto il supereroe nel fumetto ha un peso gigantesco e quindi è probabile che assisteremo ad una sua evoluzione in futuro); A-Train è praticamente fuori forma e si limita a qualche comparsa nemmeno tanto efficace, come anche l’esiliato Abisso, che però apre la strada ad un discorso politico-religioso di notevole interesse.

Conflitto e alleanza in The Boys: due villain dal fascino indiscutibile

Le grandi star della seconda stagione di The Boys sono proprio loro, Patriota e Stormfront, come abbiamo anche accennato precedentemente. Il rapporto fra i due viene costruito in maniera minuziosa, riuscendo a non essere per nulla banale, ma anzi, particolarmente innovativo. Nei primi episodi era inevitabile che i due arrivassero ad uno scontro diretto, anche perché fin dall’arrivo della ragazza, era evidente che una battaglia era in corso per il dominio dell’intera squadra. Superate le divergenze (e non mi sarei mai aspettato che ciò succedesse) i villain si trovano coinvolti in un’improbabile alleanza che funziona perfettamente, anche se all’apparenza instabile. Da ciò deriva inoltre anche un legame sentimentale piuttosto macabro e inquietante perché il punto cardine della relazione si può tradurre con violenza.

The Boys 2

Una deriva amorosa fresca e originale che se da una parte contribuisce direttamente a mettere un po’ di pepe alla storia, dall’altra fornisce anche degli spunti di riflessione. La coppia, quindi, decide infine di prendere in mano le redini della situazione, andando oltre alla Vought International, ma ambendo al dominio dell’intera umanità con un esercito di super pronto a sgominare i terroristi con poteri (veicolati e strumentalizzati da loro stessi, guarda caso). Già perché la razza eletta, all’interno di The Boys, non sono più gli ariani ma i supereroi. Vi ricorda qualcosa? Beh, basta sapere che Stormfront era affiliata al partito nazista e il tutto assume un contorno ancora più sinistro. Chiudendo il discorso, dei personaggi così ben caratterizzati e delineati non fanno che giovare ad una produzione simile, perché possono permettersi di portarsi dietro tutto il pubblico e ci giochiamo un caffè che sono riusciti ad ammaliare anche voi, vero?

Giocare con il politicamente (s)corretto

Tirare in ballo il nazismo nel 21esimo secolo è pericoloso oltre che ucronico, ma The Boys è una serie che sa benissimo cosa vuole narrare e soprattutto come: non importa tanto il contenuto, ma la forma. Difatti, come già detto nel paragrafo precedente, parlare di supremazia razziale è lecito, se si riesce a camuffare tutto il resto con una narrazione molto furba ed evanescente che usa i supereroi come specchio per l’allodole. Quello che poi emerge è un elegia del politicamente scorretto, ma fatto con una finezza critica da manuale, perfettamente integrata all’interno della storia, tra l’altro e nemmeno fine a sé stessa. E se già un argomento simile poteva essere sufficiente, perché non inserire una sequenza di un povero squilibrato che, seguendo ciecamente le parole di Stormfront sulla superiorità dei Super,  decide di sparare ad un commerciante perché ritiene sia un terrorista? Jackpot: l’opera tira fuori dal cilindro due delle tematiche più calde e discusse negli Stati Uniti senza peli lingua e con tanta tanta ironia tagliente. E non c’è censura che tenga, signori.

The Boys 4

Sarebbe però un errore pensare che The Boys giochi solamente con tematiche scottanti e la vera sorpresa è quando scherza con il politicamente corretto. Degli esempi? L’orientamento omosessuale di Queen Maeve che diventa uno strumento fondamentale del marketing della Vought (quanto è bello sfruttare e manipolare tali informazioni private, non siete d’accordo?) con un falso perbenismo da vomito; la setta religiosa che promette a Abisso (e poi anche ad A-Train) di portarli nuovamente sulla luce della ribalta dei Sette (qualcuno ha detto Scientology?). Non si perde, inoltre, un’altra tematica che aveva reso la prima stagione di gran pregio: ovvero la critica sociale molto forte, insita nella rappresentazione di una società dove persone con poteri vengono dominati e controllati da un’azienda e sono i beniamini dei mass-media. C’è molto altro ancora da raccontare e mi rendo conto di aver scalfitto probabilmente solo la superficie, ma fidatevi, è meglio lasciarvi scoprire altre sorprese che vi faranno sorridere (e perché no, anche riflettere).

Volgarità e violenza come linguaggio in The Boys

Il maggior contributo di The Boys alla serialità moderna non sta tanto nel aver messo in luce tematiche delicate con toni scanzonati, ma nell’aver codificato (ispirandosi al fumetto omonimo di Ennis e Robertson, non dimentichiamolo, visto che non si tratta di una costruzione interamente originale) un linguaggio peculiare sul piccolo schermo, fatto di violenza e volgarità perlopiù. Da sempre la brutalità e lo splatter al cinema hanno sempre avuto intenti critici (e anche per incrementare il realismo, ma non è questo il caso) e la serie di Kripke non fa eccezione: ma non si limita solo a questo.

The Boys 3

Aggiungendo alla violenza un cocktail di sano e robusto registro scurrile (astenetevi bimbi) si assiste al miracolo: ad una profonda e cool analisi della società moderna in tutte le sue sfaccettature, mascherata, con una facciata intelligente, da una serie gore e anti-climatica. L’obiettivo vero e proprio quindi, non è tanto lo sdoganare le decapitazioni, le battute volgari di Butcher o le perversioni sessuali di A-Train (credo che la scena di sesso nella prima stagione con la ragazza sia difficilmente dimenticabile), ma usare elementi simili per strutturare un discorso che di scanzonato e superficiale ha ben poco, visto la profondità che c’è dietro. Ci auguriamo quindi, che al netto di qualche piccola ricaduta, l’opera continui il suo corso con una terza stagione ancora più esplosiva ed esplicita di questa. Anche perché vogliamo saperne di più su Salsiccia dell’amore e le sue potenzialità su schermo sono infinite. Dasvidania, compagni!

 

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