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tè di sangue e filo rosso

Tè di sangue e filo rosso: l’estrema follia dello stop motion

L’animazione in stop-motion ha sempre affascinato chiunque fosse incuriosito da questo particolare e stravagante mondo oscuro. Qualsiasi prodotto, da Wallace & Gromit ai film dei Quay Brothers, è come un’ossessione segreta e sacra a cui ci si concede solo quando non c’è nessuno in giro. In un mondo pieno di fantasiose creazioni CGI ad alta definizione, c’è anche una porzione stretta di pubblico che non solo apprezza lo stop-motion, ma sa anche quanto tempo ci vuole per realizzare una storia con la medesima tecnica. Due ore di lavoro produrranno 30 secondi di animazione, un lavoro duro come in Tè di sangue e filo rosso.

Stare al passo con la comunità dell’animazione underground può essere un passatempo estremamente gratificante, soprattutto quando ci si imbatte in opere come Tè di sangue e filo rosso di Christiane Cegavske. Si potrebbe definire un azzardo, un tentativo di  poter proporre alle persone qualcosa di diverso con cui confrontarsi e consentire loro di perdersi in un mondo deforme del tutto distaccato dalla realtà. Tutto il resto è sospeso mentre si galleggia nella visione, un perfetto atto di evasione. Il meraviglioso microcosmo della regista è una realtà distorta, a cui non si può fare a meno.

Tè di sangue e filo rosso è uno tra i film d’animazione più impressionanti e inquietanti mai visti. Creato interamente a mano, che ha richiesto tredici anni per essere portato a termine, racconta fondamentalmente una storia morale simile ai Grimm con creature antropomorfe di diverse classi sociali, ciascuna in competizione per impossessarsi dell’unico oggetto di bellezza desiderato da entrambe.

La straordinaria attenzione ai dettagli è una delle sue sfaccettature più impressionanti, mostrata non solo dai personaggi stessi, ma anche dall’ambientazione boscosa in cui gli eventi si dipanano. È una favola per la mente adulta, senza dubbio. Tuttavia, mescola anche un tipo d’immaginazione sfrenata quasi esclusiva del pensiero primitivo, ma dilagante, di un bambino. Questo è il risultato di una mente artistica come quella di Christiane Cegavske, che diluisce il suo pieno potenziale artistico.

Il film si presenta nella sua atmosfera mitica, con brevi scene live-action che radicano saldamente nel mondo reale. La trama ruota attorno a un gruppo di topi bianchi che commissionano una bambola alle Creature che abitano sotto una quercia. Tuttavia, quando questa è pronta, i topi sono costretti a rubarla e ad affrontare un’avventurosa fuga. Anche se non c’è alcun dialogo nel film, a parte alcuni strilli di corvo e squittii di topo, è implicito che le creature si siano innamorate di questa bambola e si rifiutino di arrendersi, creando il conflitto principale della narrazione.

Sottile come un filo 

Se da un lato si può rimanere incantati dalla bellezza delle immagini che scorrono, dall’altra si può intuire il messaggio nascosto nel sotto testo. Il film con il passare dei minuti diventa una critica alla classe superiore apparentemente golosa di possedere, ma anche una meditazione sulla comunanza dell’avidità all’interno della società nel suo insieme.

L’animazione è piuttosto deliziosa, soprattutto in considerazione delle scene naturali. Dev’essere stato molto difficile catturare azioni e movimenti così piccoli (ad esempio l’acqua che scorre o il filo attraverso i vestiti). Presentare tutto in animazione stop motion non è stata una cattiva scelta; in un certo senso, ha persino ricordato alcuni elementi dell’altrettanto fantastico Alice di Jan Švankmajer, la personale interpretazione di Alice nel Paese delle Meraviglie. I movimenti disgiunti dei personaggi hanno davvero aggiunto alle già qualità surreali che il film ha da offrire.

C’è qualcosa di inspiegabilmente inquietante in una famiglia di topi aristocratici bianchi, che bevono casualmente tè di sangue e giocano a carte, nessuna delle quali ha una faccia. Il tutto completato da una colonna sonora che, sebbene minimalista e raramente presente, aiuta notevolmente a creare un’atmosfera piacevole per questo film diabolicamente interessante.

Tè di sangue e filo rosso

Il film dura poco più di un’ora, ma con la sua eccezionale attenzione ai dettagli sembra che sia molto più lungo. Sìcuramente si tratta di un film folle, ma funziona soprattutto quando finisci per ammirare la pura originalità in mostra, soprattutto nel tomo grottesco e “orripilante”.La sequenza del tè al sangue che sembra quasi rituale, bisogna ammirarla nella sua crudezza e artigianalità.

È completamente selvaggio e fantasioso, ma cammina con leggerezza sui bordi dell’evasione. Gli spettatori di questo film sono incoraggiati a meravigliarsi dei dettagli complessi e della bellezza unica che questo tipo di cinema da offrire, ma anche mantenendo le dovute distanze per non cedere alla macabra bevuta di un thè al sangue.

Difetti e qualità in Tè di sangue e filo rosso

Si è parlato della straordinaria vena oscura che pervade l’intera storia e della sua qualità nel riuscire a svilupparla grazie al silenzio e allo stop motion.Tuttavia, poiché è muto e breve, finisce per non sviluppare molto bene le creature protagoniste. Sono lì solo perché la trama li circonda, non il contrario, il che è sempre un problema per il loro sviluppo e la loro centralità. I topi fondamentalmente assomigliano al coniglio bianco di Alice nel paese delle meraviglie, marginali ma di effetto. Anche il resto dei personaggi è memorabile da un punto di vista estetico, ma ancora una volta il loro sviluppo è carente.

Tè di sangue e filo rosso ricorda le opere di Jan Svankmajer poiché la regista Christiane Cegavske si immerge chiaramente nella sua visione, ma la fa comunque sua. L’animazione è limitata, ma comunque meravigliosa nei disegni delle creature, nei costumi e nell’uso del sangue. Questa rappresentazione di un mondo antropomorfo si rileva vincente, facendo del macabro il suo nettare.

Tè di sangue e filo rosso

Riassumendo, si è di fronte ad una favola horror in stop-motion che può ricordare anche alcune opere di Tim Burton, a parte l’aspetto più artigianale e volutamente rustico dei pupazzi animati. Pur ammirandone l’originalità, la stranezza perturbante del racconto può lasciare perplessi nella scrittura, un pò grossolana e non del tutto efficiente. Rimanete aggiornati su MonkeyBit per ulteriori news riguardo cinema, serie tv, fumetti, manga, tecnologia e tanto altro!

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