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Super Nintendo

Super Nintendo compie 20 anni, ricordiamo una delle migliori console di sempre

Lo SNES, diminutivo di Super Nintendo Entertainment System, è sicuramente una delle console più incredibili di tutti i tempi. Quello che un giocatore si trovava davanti non era solo una versione migliorata del classico Nintendo ma una vera e propria macchina da guerra in grado di restituire delle sensazioni incredibili. Su questa piattaforma se ne potrebbe parlare per ore ma la cosa più interessante sono sicuramente i titoli che qui hanno visto i migliori capitoli delle loro saghe.

Stiamo parlando di capolavori del calibro di Super Metroid, Megaman X, Super Mario World, The Legend of Zelda: A Link to the Past e chi ne ha più ne metta. Questi caposaldi del mondo videoludico però non sarebbero mai arrivati a noi senza una storia che ha dell’incredibile, tra risvolti impossibili e riadattamenti davvero poco convenzionali. Ripercorriamola quindi insieme per vedere come siamo arrivati ad ottenere il mitico Super Nintendo.

Super Nintendo

50 sfumature di viola

La nostra storia parte nel 1990 quando a dominare il mercato c’era ancora il Nintendo Entartainment System, che sgomitava con il nuovo arrivato Sega Mega Drive. Per quanto le vendite gli avrebbero permesso di andare avanti ancora per un po’, la console a 16 bit di SEGA faceva davvero faville, mentre il parco titoli di NES stava iniziando riempirsi di ragnatele. Di tutta risposta quindi, Nintendo decide di creare una console che stesse sopra a SEGA ma con diversi pretesti e funzionalità. Se Mega Drive puntava tutto sulla velocità di calcolo e la fluidità (di cui Sonic ne è un baluardo), Nintendo preferiva spendere di più su una resa grafica di tutto rispetto grazie a componenti davvero avveniristiche, prima tra tutte il chip Super FX.

Questo piccolo componente non solo permetteva a titoli in 2D di riempirsi di effetti e dettagli interessanti ma anche la creazione di veri e propri poligoni. Parliamoci chiaro: vedendo l’immagine che trovate di seguito non avrete sicuramente sbarrato gli occhi, ma per gli anni che correvano era qualcosa di semplicemente sbalorditivo. Ai giochi migliori ci arriviamo dopo ma prima parliamo un momento di uno dei fattori più controversi di questa piattaforma, la regionalizzazione.

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I videogiocatori moderni, abituati ad un mercato sempre più digitale, non conosceranno questa pratica che consiste nel creare delle versioni diverse del prodotto in base al continente di uscita. Le tre divisioni erano PAL (Europa), NTSC (Stati Uniti) e JAP (Giappone) ed erano utilizzate per evitare la rivendita illegale di giochi nelle diverse zone. Le differenze includevano inizialmente dei cambi nel lettore dei giochi e nella cartuccia stessa ma con lo SNES sembra che si siano sbizzarriti un po’ troppo. Il Super Famicom (nome giapponese) e il Super Nintendo europeo avevano una forma compatta e smussata agli angoli con tre tasti per l’accensione, rimozione della cartuccia e reset.

Lo SNES americano invece era completamente differente e risultava non solo più ingombrante ma anche squadrato e con degli inserti di colore viola. L’aspetto purtroppo non era l’unica differenza e la versione europea era la vittima principale di questa distinzione in quanto aveva una frequenza di aggiornamento di 50 Hz, contro i 60 Hz delle altre due, e un inserimento di bande nere ai bordi che distorcevano le immagini. Per riassumere, se un gioco sarebbe potuto andare a 60 FPS lo avremo comunque visto a 50 e questo pesava molto sulla fluidità complessiva.

Super Nintendo

Cosa si giocava su Super Nintendo?

Parliamo ora un po’ dei giochi però tanto importanti quanto indimenticabili: tutte le esclusive per il Super Nintendo godevano di colori senza pari e una grande quantità di effetti sbalorditivi. La fluidità di ogni componente di Yoshi’s Island e la qualità degli sfondi ne sono una prova tangibile e il chip Super FX ne era il principale responsabile. F-Zero, Mario Kart e tutti i giochi di corsa inoltre utilizzavano la complessa architettura per restituire un falso 3D con gli sfondi che si avvicinavano al videogiocatore in base alla sua velocità.

Le cartucce inoltre erano molto più capienti e permettevano a titoli molto più profondi e complessi di vedere la luce come il già citato Super Metroid, su cui abbiamo fatto anche uno speciale per il venticinquesimo anniversario. Tutto bello e divertente ma senza un controller adatto tutto questo non sarebbe esaltato a dovere. Di fatti, il pad del Super Nintendo era semplicemente tutto quello che serviva ad un videogiocatore del tempo: comodo, facile da usare e che sfruttasse tutta la superficie. I tasti erano posizionati a portata di pollice ed erano facili da raggiungere, la croce direzionale precisa e fluida e i tasti dorsali pronti per fissare un nuovo standard costruttivo.

Super Nintendo

La Nintendo PlayStation, un prototipo più unico che raro

Questo era tutto quello che ci fa sentire lo SNES, una delle poche console della storia con pochissimi punti d’ombra. La vita del prodotto si esaurì negli anni in modo giusto e graduale ma lasciando una piccola eredità che viviamo tutt’ora. In quegli anni stava spopolando la periferica del CD, un modo innovativo e più efficace per trasportare software e dati e anche Nintendo decise di metterci le mani in pasta.

Per fare questo però si affidò ad un produttore terzo che oltre a creare la periferica SNES CD avrebbe potuto in seguito produrre la sua versione, più compatta e all-inclusive dell’offerta. Questa casa produttrice si chiamava Sony e la console sotto licenza PlayStation. Per altri contenuti originali, guide e news continuate a seguirci qui su MonkeyBit e sui nostri canali social.

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