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Streaming e videogiochi: gli ingredienti vincenti principali

L’idea alla base dello streaming di qualunque tipologia nasce con il, più che giusto, scopo di intrattenere colui che lo guarda. È dall’ormai 2013, anno della reale esplosione di Twitch, che questo servizio è diventato di uso giornaliero da parte di milioni di persone. Passando da contenuti videoludici, chiacchierate nemmeno si fosse al bar sotto casa, veri e propri talk show e persone che soffiano su microfoni per 8 ore al giorno. Lo streaming ha dimostrato come la televisione sia ormai un mezzo superato. O da vecchi, se proprio vogliamo essere cattivi.

Qui su MonkeyBit cerchiamo sempre di spaziare tra vari ambiti, spesso sfiorando alcune delle tematiche più complesse del mondo dell’intrattenimento. Dopo aver analizzato le case history degli ultimi anni del mondo dello streaming, e inquadrandone la consistenza con numeri alla mano, abbiamo delineato un unico grande conduttore. Il concetto appare comunque semplice: sulla piattaforma viola il contenuto più streammato è il medium videoludico. L’informazione ha fatto nascere un quesito assai interessante sul quale è nato un dibattito, i cui frutti vedrete sbocciare in questo articolo.

In questo momento su Twitch 452.505 persone stanno seguendo una diretta correlata a League of Legends, 359.384 guardano dei gameplay di Fortnite. Sapete quante persone sono alle prese con The Last Of Us II? Solo 1387. Perché? Cosa rende un gioco più appetibile rispetto ad un altro nel momento in cui un utente apre Twitch? Mediante le nostre sinapsi unite in un unico coro, siamo riusciti a produrre sei diverse ragioni per le quali il mondo preferisce guardare gelatine che si bloccano sul traguardo piuttosto che godersi una cavalcata in Red Dead Redemption 2. Quando sei pronto tuffati, io ti aspetto alla fine.

Fall Guys

Le partite devono durare poco

Non vi è ragione di pensare ad arzigogolati modi in grado di buttar giù la tesi, sono i numeri a parlare. La maggior parte delle persone preferisce seguire una diretta di un videogioco rapido, semplice e magari anche monotono. Ma dev’essere in grado di offrire all’utente il miglior intrattenimento sulla piazza, elargendo una grande varietà di azione nel modo più intuitivo e naturale possibile. Altrimenti è inutile anche sperare di riuscire a sfondare la piattaforma, partendo da zero.

Prendiamo in esame l’ultimo boom di Twitch, Fall Guys. È un simil-battle royale, tutto colorato e carino da vedere nel quale bisogna cercare di rimanere in pista nell’attesa che le altre 59 gelatine cadano. Una partita può durare 15-20 minuti, ma non di più, è impossibile. Ed in questo breve lasso di tempo qualunque streamer ha modo di dar sfogo a tutta la sua frustrazione, verve ironica, e skill. Nonostante un minutaggio cosi breve, colui che intrattiene ha la possibilità di apparire divertente, forte ed interessante.

È questa parte della formula magica di titoli come il sopracitato Fortnite, League of Legends o dell’ultimo Call of Duty Warzone. Cosi come la televisione veniva vista allo scopo di passare qualche ora a cervello spento, lo streaming e lo streamer devono essere in grado di adempiere alla stessa mansione. Magari risultando anche monotoni, alla lunga, ma non è detto che la stessa stanchi. Anzi.

Among Us

Il bisogno viscerale della risata

Vi siete mai chiesti perché sul piccolo schermo i programmi con più audience fossero, quasi sempre, quelli in grado di suscitare la risata? Ma non di quelle complicate, magari arrivate a termine di una serie di sproloqui, o nemmeno a seguito di un complicato ragionamento. Il riferimento va a quelle risate spontanee, simili a quelle che l’utente farebbe con i propri amici durante una serata al pub.

Ciò che conta è la familiarità che un titolo è in grado di produrre nel rapporto tra l’intrattenitore e l’intrattenuto. La risata spontanea non nasce in modo costante, avviene tramite una serie di fattori come l’imprevedibilità della situazione o la presenza di persone in grado di mettere a proprio agio. Potremmo assistere alla stessa scena, che avviene allo stesso modo con le stesse tempistiche, ma prese due circostanze diverse, una potrebbe suscitare il riso. L’altra no.

In fin dai conti, l’utente che si approccia ad una streaming cerca ciò che gli interessa in quel momento. La fan base di uno streamer focalizzato sul gameplay competitivo di un videogioco non sarà mai paragonabile a quella di qualcuno che unisce l’utile al dilettevole. Se l’intrattenitore è in grado di, attraverso il gioco, riuscire a far divertire e rimanere in visibilio l’utente, allora nulla potrà contrastarlo nella sua ascesa. Si tratta di riuscire a sentirsi come al pub, con amici, guardando qualcuno giocare ad un videogioco. Tutto qua.

La rigiocabilità legata all’imprevedibilità

Streaming

All’inizio del fenomeno Fortnite, vero momento nel quale mi sono approcciato allo streaming, ero tormentato da un dubbio. Mi chiedevo come fosse possibile che milioni e milioni di persone stessero guardando lo stesso gioco ripetersi per ore ed ore. La bravura dello streamer era sicuramente un punto saldo del fenomeno, ma non riuscivo a capacitarmi di come rigiocare allo stesso titolo per intere giornate potesse essere intrattenente.

La perla di casa Epic è, e rimane tutt’ora, il target da provare a raggiungere per qualunque altro nuovo videogioco con gli stessi numeri da provare a raggiungere. Il titolo, fin dal primo giorno, oltre ad offrire una grossa ventata d’aria fresca per il genere, era caratterizzato da partite diverse le une dall’altra. L’unico modo per averne due molto simili consisteva nel dropparsi e morire poco dopo la discesa. In quel momento, però, lo streamer aveva la possibilità di “inveire“ contro il gioco, dettaglio da non sottovalutare assolutamente per quanto riguarda l’intrattenimento.

La rigiocabilità garantisce una sorta di ambiente sicuro per l’utente, il quale inquadrerà quello streaming come un posto nel quale spendere del tempo, effettivamente, utile. L’imprevedibilità rende l’esperienza totalmente diversa rispetto ai diversi momenti della giornata. Ciò che accade alle 18 potrebbe essere totalmente diverso da quello che avviene quaranta minuti dopo. È come essere spettatori di una partita di calcio: magari non è accaduto nulla nei primi ottanta minuti, ma nei prossimi quindici? Si è disposti a prendere il rischio di perdersi momenti importanti? Chissà, nel frattempo continuo a seguire.

 

La componente randomica

Potrà suonare un po’ assurdo, ma la componente RNG aiuta notevolmente gli streamer durante le loro live. In particolar modo non è un dato correlabile ai soli intrattenitori casual, se così vogliamo definire chi non gioca in modo competitivo. Il diritto a lamentarsi ed avere corrisposta ragione automatica è un fattore in grado di far apparire colui che streamma come una persona colpita dagli errori del gioco, e non dai propri. La giustificazione, se concessa da chi ti segue, riesce solo a rafforzare il rapporto esistente tra le due parti.

È il momento in cui un fruitore qualunque decide di aprire una chest freme dalla voglia di saperne il contenuto. Ma, se ad aprirla è uno streamer, più persone fremono con lui arrivando a generare un turbine di suspence non indifferente. L’attesa di scoprire se da quella cassa uscirà uno scar per distruggere l’intera lobby, se finalmente vedremo Cristiano Ronaldo spuntare da quel pacchetto, regalano al gioco un tocco di mistero incontrollabile che male non fa.

E l’intrattenitore, ancora una volta, può solo trarre vantaggi da tutto ciò. Egli si concede la possibilità di poter rendere quei momenti cosi pieni di pathos dei veri e propri cult, magari attuando anche dei piccoli rituali da riproporre con costanza. Un po’ come quando da piccoli si premeva con forza e velocità il tasto A del game boy sperando che Mewtwo non scappasse da quella dannata ultra ball. Solo, stavolta, riproposto davanti a migliaia di persone.

Il coinvolgimento di altri

Tornando all’esempio del pub, la familiarità del gioco è resa ancor più solida se le partite non vengono giocate solo in solitaria. Il supporto morale, la frecciatina o la discussione sulla giocata appena fatta vanno a limare la distanza esistente tra intrattenitore ed intrattenuto. Nel momento in cui altre persone interagiscono in maniera più o meno animata con lo streamer, l’utente è in grado di immedesimarsi in ognuna di esse. Rendendo la visione sempre più immersiva.

Più colui che guarda riesce a sentirsi vicino a coloro che guardano, più si genererà un senso di appartenenza verso la live. Chiaramente tutto ciò non è riducibile al “Hey, apriamo gioco X e piazziamoci su Twitch a discutere di test storici”. Nulla vieta di farlo eh, ma il mezzo più sicuro per provare a raggiungere certi numeri è indissolubilmente intrecciato ai giochi più famosi del momento.

Questi titoli permettono anche, spesso, di poter disputare partite direttamente con i fan. Si va così a creare un’interazione inusuale, rispetto al classico messaggio letto di sfuggita dallo streamer, creando un’esperienza completamente nuova per lo spettatore. Esistono, chiaramente, tanti utenti che guardano le live in modo passivo, senza interagire in alcun modo. La maggior parte dei presenti, però, sperano di poter disputare una partita con l’intrattenitore. Concedendo ad esso l’ennesima arma attua ad incrementare l’interesse verso la diretta da non sprecare, per alcun motivo.

Le discussioni estranee al gioco

Streaming

L’arte dell’oratoria è uno dei requisti fondamentali per uno streamer in cerca di successo. Non si può pretendere di dover intrattenere senza essere in grado di concedere alla chat delle discussioni, talvolta, anche interessanti. È facile pensare come tutto ciò possa accadere durante un momento morto nella live, quando magari si è terminata una sessione di gaming e ci si concede qualche minuto da passare a stretto contatto con la chat. Ma, se tutto ciò avvenisse proprio durante quelle sessioni?

È uno scenario sempre più comune da trovare, visti i risultati ottenuti da molti grazie a questo piccolo cavillo. La capacità di formalizzare ed esprimere opinioni durante il gioco è sicuramente in grado di far risaltare lo streamer rispetto a tanti altri. Ed in soccorso arrivano tutti quei giochi caratterizzati da “fasi morte”: raccolta di risorse, momenti di calma, loot intensivo, rappresentano l’oro per coloro che decidono di attuare questa strategia.

Un intrattenitore può, grazie alle peculiarità di titoli legati al genere Battle Royale, differenziare anche il tono delle singole partite. La possibilità di variare questo parametro riesce a generare un’esperienza sempre differente per l’utente. Riuscire a spaziare tra match seriosi e goliardici ed essere in grado di caratterizzare ognuno di essi con discussioni, magari fatte anche in compagnia di altri, differenti l’una dall’altra creano quasi uno streaming nello streaming. L’utente entra per seguire un gameplay di Apex Legends e si trova immerso in una discussione sul bodyshaming, o se faccia più ridere un cane o uno scimpanzé con addosso uno smoking. Un mezzo, due esperienze in contemporanea.

La formula magica

Rapidità, goliardia, rigiocabilità, randomicità, coinvolgimento, tono. Ognuno di essi rappresenta parte delle fondamenta sulle quali, qualunque sviluppatore dovrebbe concentrarsi, durante la creazione di un’opera con questo target. Non le abbiamo sicuramente trovate tutte, ed aspettiamo con ansia le vostre ricette per rendere un videogioco appetibile per lo streaming.

El Camino

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