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Spiderhead Recensione: Kosinski poteva fare meglio

Da venerdì 17 giugno è disponibile sulla piattaforma streaming di Netflix Spiderhead, il nuovo film firmato da Joseph Kosinski. Oggi il regista è conosciuto in particolar modo per aver riportato sul grande schermo il sequel di un glorioso cult del passato, Top Gun: Maverick (2022), e una leggenda vivente come Tom Cruise. Questa nuova pellicola invece si può classificare come un’opera minore e affronta tematiche molto discusse nell’epoca contemporanea. La scelta di un’isola come scenario distopico diventerà un laboratorio sperimentale per testare le pulsioni umane.

Il protagonista Jeff sta scontando una grossa pena per guida in stato di ebbrezza, durante la quale ci sono state vittime. Insieme ad altri detenuti, per evitare la reclusione in una cella, decide di entrare a far parte di un progetto farmaceutico come cavia per alcune sostanze volte a migliorare la salute mentale e psicologica delle persone. A capo dell’organizzazione troviamo Ray Abnesti, interpretato da Chris Hemsworth, l’attore che recita il celebre Thor nella serie cinematografica Marvel. Il periodo di ricerca si rivelerà ben presto un’ossessione maniacale e sadica per scopi ulteriori.


Spiderhead: il grande dibattito sul libero arbitrio e sui suoi effetti sociali 

Anche se la trama può risultare prevedibile in certi passaggi, gli spunti principali risultano essere interessanti e potevano essere trattati meglio con una predisposizione più attenta e seria all’opera. Le stonature si riscontrano esclusivamente su una scelta di toni un po’ altalenanti e che non si incastrano bene nel quadro drammatico della vicenda. La premessa parte con il botto attraverso un’aumento di curiosità da parte dello spettatore di voler comprendere le intenzioni di un sistema penitenziario e i suoi desideri di voler migliorare il mondo circostante.

Man mano che si va avanti la narrazione decide di accostare agli espedienti principali alcune scene slapstick e grottesche. E se a una prima occhiata suscitano ilarità, dall’altra sembra di assistere a un altro genere di film. L’elemento distopico non riesce a sostenere il forte grado di drammaticità che avrebbe fatto da pilastro portante. Il plot point non riesce a provocare una correzione efficace nella traiettoria che condiziona il corso degli eventi e questi inserimenti stravaganti nelle fasi intermedie fanno perdere di vista l’obiettivo della poetica di George Saunders, da cui è stato tratto il soggetto.

“Il laboratorio sperimentale non è altro che il frutto di un controllo quasi divino sulle relazione di vita tra gli individui sociali. La volontà è diventata un eccesso consumistico del dovere.”

Il capo Ray sperimenta sui suoi soggetti e sulle sue cavie specifici gruppi di farmaci: il Verbalux serve per iniettare la sincerità nei pazienti, l’IstantAmor alza i livelli ormonali e passionali con soggetti inizialmente non attratti sessualmente e fisicamente, mentre il Depreflux, quello più significativo, provoca sensi di disagio e di sofferenza dopo aver vissuto determinate esperienze che siano reali e illusorie. Naturalmente il tutto non è altro che il frutto di un controllo quasi divino sulle relazioni di vita tra gli individui sociali e di condurli verso un sentiero privo di dolore e di erroneità. La volontà è diventata un eccesso consumistico del dovere.

Il mondo odierno è ormai predominato dall’individualismo come forma esistenziale e questo provoca numerosi danni all’universo interno del singolo e della collettività e all’ambiente esterno che regola il principio di tutte le cose. E Spiderhead si interroga sui possibili modi di fare giustizia a favore di un’armonia e di un benessere quasi utopici. Tutti i personaggi sono coinvolti in questo pensiero egoistico e narcisistico e solo pochi riusciranno a intraprendere uno sviluppo morale ed etico che possa donare un segnale di miglioramento.

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L’idea di base è ben chiara, ma per le spiegazioni sopraelencate l’indebolimento della struttura della trama si percepisce. Ci si pone però una quantità di domande di natura sociologica che possano avere compatibili connessioni con i reality show, anche da un punto di vista scenografico. Gli innamoramenti e i loro procedimenti psicologici sembrano ricordare a tratti uno degli episodi della serie Black Mirror, intitolato Hang the DJ. Non tanto per la mancanza di relazione comunicativa e facciale tra due interlocutori, ma per le riscoperte e i ritrovamenti di quell’autenticità che ci distingue da qualsiasi apparecchio o farmaco e dal suo potere di controllo e di sottomissione.

In fondo noi esseri umani rappresentiamo un’infinità di numeri intrappolata in un inesorabile e matematico costrutto naturale, che vuole sempre metterci alla prova per la salvaguardia dei pochi sentimenti puri e genuini e che va in contrasto alle invenzioni innaturali e inumane che vengono create. Nell’ottica della filmografia di Kosonski Spiderhead è da tenere sott’occhio, soprattutto per il suo rapporto tra uomo e natura. Un tema abbastanza presente in tutte le altre lavorazioni, come ad esempio il sequel di Top Gun nell’interdipendenza reciproca tra le due componenti appena citate.

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Le interpretazioni dei comprimari Miles Teller e Jurnee Smollett sono una buona prova istrionica, mentre il personaggio di Hemsworth resta schiacciato da una sceneggiatura che non sa da che parte stare, trasformandosi in questa maniera in un fool guy tipico delle commedie americane. I suoi precedenti lungometraggi Oblivion (2013) e Fire Squad – Incubo di fuoco (2017) hanno più completezza dal punto di vista del target. I buchi e le incongruenze sono presenti, ma almeno il tema dell’identità viene trattato in maniera originale e senza ricorrere alla mescolanza incontrollata di toni totalmente fuori contesto.

Spiderhead: da una figura autoriale come Kosinski ci si aspettava qualcosa di più

Spiderhead è un’inedita conferma di come le piattaforme online siano improntate maggiormente sulla distribuzione di film di genere. Storie che non riescono a superare o rinnovare i codici dell’età classica hollywoodiana. Si preferisce rimanere ancorati a un punto di riferimento incapace di sprigionare il talento artistico e creativo dei registi. Ciò che salva l’intera operazione cinematografica è lo zampino dell’autore statunitense che è in grado di seminare i suoi marchi di riconoscimento, ma questa volta si è sentito prigioniero, un po’ come i protagonisti, di un ambiente claustrofobico.

Noi di MonkeyBit ricordiamo ai nostri lettori che tutti i film presenti nella recensione si possono reperire su Netflix e Amazon Prime Video, mentre il secondo capitolo del cult con la star Tom Cruise è ancora nelle sale cinematografiche italiane e vi consigliamo assolutamente di recuperarlo. Kosinski è la prova vivente e lampante che la sala necessita di un forte sostegno da parte della popolazione e di come le sue fruizioni siano uniche e indimenticabili nel panorama dell’intrattenimento.

Spiderhead

The Review

6.5
6.5
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Conclusione

Spiderhead è un'opera assolutamente godibile per un pubblico che vuole raggiungere l'apice dell'intrattenimento e la possibilità di qualche riflessione passeggera. Trattandosi di un prodotto fortemente limitato dai canoni esecutivi e produttivi delle piattaforme, non è in grado di sperimentale qualcosa di autenticamente originale e innovativo per un autore di grande spessore come Joseph Kosinski.
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