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Soul Recensione del gioiello Pixar

Ormai da tempo il nome Soul è sulla bocca di tutti, non solo per le ultimissime dichiarazioni riguardanti la sua fase distributiva, ma anche perché la Pixar è sempre stata una casa che ha fatto nascere memorabili film d’animazione. La notizia che ha lasciato sorpresi è la strategia dell’azienda di far uscire il lungometraggio in esclusiva sulla piattaforma streaming il giorno di Natale, bypassando dunque la sala cinematografica. Negli Stati Uniti l’attuale condizione di pandemia sta mettendo in ginocchio gli esercenti e, proprio in seguito a questo, si è deciso che fosse il momento adatto per poter sfruttare Disney Plus. Soul sarebbe stata sicuramente un’opera che avrebbe potuto riportare le persone al cinema, far vivere a loro un paio di ore in completa spensieratezza e mostrargli come l’animazione possa toccare anche i cuori dei più adulti. D’altronde il grande schermo continua ancora oggi, nonostante la nascita di sempre più realtà on demand, il mezzo perfetto attraverso cui coinvolgere a pieno gli spettatori in una vera e propria bolla.

Il nuovo film Pixar incarna infatti la voglia di voler seguire la propria passione ad ogni costo, un esempio che soprattutto in questo periodo di crisi può portare alla salvezza. Soul è una pellicola diretta e scritta da Pete Docter (in collaborazione con Kemp Powers), un nome che rappresenta da ormai due anni la Pixar Animation Studios, dopo l’abbandono dello storico John Lasseter nel 2018. L’autore, nonostante l’immensa eredità ricevuta, si è fatto carico con grande carisma delle aspettative riposte su di lui ed è riuscito ad emergere con due premi Oscar vinti rispettivamente per Up (2009) e Inside Out (2015). Si tratta di due grandissimi lungometraggi che sono entrati entrambi nell’immaginario collettivo di bambini e adulti, riuscendo anche a scavalcare quel muro di pregiudizio nei confronti di una tecnica il più delle volte sminuita e associata fin troppo al mondo fanciullesco.

La realizzazione in questione è l’esempio perfetto per marcare il fatto che l’animazione è solamente uno strumento alternativo al live action per raccontare qualsiasi tipo di storia, dal comico al drammatico. Tra una nota jazz e l’altra ecco che la nuova creazione della company americana si apre la strada per inserirsi nell’olimpo dei più grandi titoli che verranno ricordati da questo magico mondo che prende il nome di Pixar. In occasione della Festa del Cinema di Roma, kermesse partita ieri all’Auditorium Parco della Musica, abbiamo visto in sala la pellicola in anteprima (che ha aperto la rassegna cinematografica) e ve ne parliamo con molto trasporto ed emozione.

Soul tra anima e vita

La storia raccontata da Soul vede protagonista Joe Gardner, un insegnante di musica in una scuola media di New York, il cui sogno nel cassetto è quello di esibirsi dal vivo in un concerto vero e proprio. Il jazz, infatti, è la sua più grande passione sin da quando era piccolo e la musica è la benzina che guida il motore della sua esistenza in ogni istante. Un giorno, dopo aver ricevuto la chiamata da un suo ex allievo, riesce ad ottenere l’opportunità tanto ambita di suonare in un concerto in un locale con Dorothea Williams, musicista che egli stima in maniera viscerale. L’entusiasmo della notizia lo fa saltare tre metri sopra il cielo, finalmente tutto ciò per cui ha vissuto e per cui si è battuto sta per prendere definitivamente forma. La madre, Libba, lo aveva sempre messo in guardia dalla musica, screditandolo e consigliandogli di proseguire la carriera sicura come educatore. Le cose sembra che vadano per il verso giusto fino a quando si ritrova improvvisamente, senza quasi nemmeno accorgersene, nella scalinata verso l’altro mondo. Joe non lo accetta e da questo momento in poi inizia per lui un viaggio turbolento, con l’unico ed esclusivo scopo di riprendersi la vita.

Soul

Soul, a partire da queste premesse, mette sullo schermo un cammino umano che sa di spirituale, un viaggio che racchiude in sé molti concetti dell’esistenza più profonda. L’anima di Joe Gardner è quella di un uomo che vorrebbe a tutti i costi riprendere egoisticamente il suo corpo terreno, ricominciando a vivere da dove aveva bruscamente interrotto. Il percorso insieme a 22, nome di un’anima che sarà rilevatrice per lui, lo porterà lentamente a contatto con una realtà che aveva perduto o forse di cui non aveva mai colto l’essenza. Pete Docter disegna una storia profondamente significativa che fa commuovere il cuore del pubblico più sensibile e riesce a trasmettere, con il personaggio protagonista, un sentimento d’amore verso ciò a cui siamo appassionati. La musica jazz per l’insegnante è tutto, non c’è altra cosa a cui tiene con così tanto fervore, egli vive per le sue note musicali e per il sogno di suonare in grandi concerti. Ma c’è qualcosa di più grande che il regista vuole comunicarci, perché al di là di ogni passione o lavoro che facciamo, dietro ogni singola nota che suoniamo esiste una linfa vitale trasparente nell’aria, un qualcosa che ci dimentichiamo che è presente. Joe non si accorge di quello che sta dietro le piccole cose fino a quando non le assapora da spettatore, come noi che guardiamo il film.

Soul

L’animazione nel jazz

Il nuovo film Pixar è l’ennesima prova del gigantesco livello tecnico che l’azienda d’animazione americana ha raggiunto nel corso degli anni. Guardando il lungometraggio si rimane stupiti dai dettagli che ogni scena è in grado di regalare, una forma che si avvicina molto alla realtà. Nulla è lasciato al caso nelle scene che viviamo, ogni singolo oggetto è dettaglio rilevatore della storia dei personaggi che popolano il mondo di Soul. Infatti, la casa di Joe Gardner è piena di oggetti che raccontano la sua vita, dagli spartiti musicali fino ai quadri appesi sulle pareti dell’appartamento. L’esistenza del protagonista trasuda musica da tutti i pori e la precisione maniacale con cui sono realizzati gli indizi è strabiliante. In una particolare sequenza del film sembra che la pellicola sia realizzata in tecnica mista, mescolando live action all’animazione. Questa sensazione è molto forte soprattutto quando l’anima del contabile scende sulla terra alla ricerca di Joe, in quelle scene lo spettatore rimane spiazzato da cosa realmente sia realizzato in computer grafica e cosa no.

Soul

La risposta è ovviamente “tutto è realizzato in computer grafica!” ma la Pixar riesce ad illudere con la sua maestria tecnica di altissimo livello, creando dubbi perfino sull’ovvio. Soul è una storia sulla vita ma allo stesso tempo è anche casa del jazz. La musica ricopre un ruolo di grande importanza all’interno del film, facendo dondolare lo spettatore in pezzi jazz dai suoni molto eleganti e raffinati. Anche i più lontani appassionati del genere potranno trovare nelle musiche una bellezza di fondo che calza a pennello con le atmosfere. Dentro l’opera c’è una precisa cura per i brani che, oltre ad accompagnare le scene più significative, riescono anche a far scendere la lacrimuccia.

Soul

Soul è il film che tutti gli appassionati di cinema non possono farsi scappare, una storia molto profonda raccontata in maniera sublime ed emozionante senza scadere nel retorico. L’enorme talento di Pete Docter è stato quello di riuscire, anche con questo nuovo prodotto Pixar, ad arrivare dritto come una freccia nel cuore. L’animazione con Soul riesce nuovamente a mostrarsi in tutta la sua bellezza mettendo sullo schermo la vita di tutti noi, ossia quella di Joe Gardner. Suonare musica potrebbe risultare facile in un primo momento per il protagonista, ma con il passare dei minuti ci si rende conto che la difficoltà più insormontabile sta nel saper uscire dalla propria bolla ed entrare in una più grande di noi.

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Soul Recensione
9 / 10 VOTO
PRO
    - Una meravigliosa e commovente storia dal profondo significato
    - La colonna sonora del film rende ottimamente le atmosfere
    - Regia e livello tecnico di altissimo livello
    - Dialoghi che offrono anche molte risate
CONTRO
    - Film che ha bisogno dei suoi tempi per costruirsi
VOTO
El Camino

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