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Sin Señas Particulares

Sin Señas Particulares Recensione

Sin Señas Particulares è il film che ha aperto il Torino Film Festival, che quest’anno si svolge interamente online in streaming sulla piattaforma di MyMovies. È la prima pellicola del concorso, diretta da Fernanda Valadez al suo esordio cinematografico. La co-produzione Messico-Spagna si presenta come un’opera arthouse dove le immagini comunicano più delle parole, e la freddezza fotografica rimarca i concetti di una commistione di gesti disperata. Il lungometraggio infatti è un road movie con al centro una folle ricerca di un figlio, Jesus, da parte di Magdalena, una madre nubile che vuole solo sapere dove si trova: morto o vivo è indifferente. Nel viaggio che va dal Messico agli Stati Uniti è racchiusa una riflessione sul confine, sulla frontiera: non è un caso che il formato è il Cinemascope con un aspect ratio di 2,35:1.

L’ambientazione

Il confine tra Messico e Stati Uniti è freddo, sconfinato e lasciato a morire. Il disagio è tangibile e nauseabondo. L’ambientazione sarebbe bellissima, ma è un luogo desolato e desolante. Le strade sono sporche, si vive la povertà insieme ai protagonisti. È un posto dove guidare un’automobile con il parabrezza crepato è normale. La scenografia impressionista descrive i sentimenti di personaggi: la spaccatura della macchina simboleggia il malumore di Magdalena, il suo cuore non è ancora spezzato da un possibile lutto, ma è presente la possibilità che possa scoprire che il figlio è morto.

Sin Señas Particulares

Tra autorialità e derivazione

Sin Señas Particulares è delicato, raffinato, poetico e suggestivo, seppur pecchi di una derivazione autoriale non indifferente. Per essere un film di una regista esordiente sicuramente il lavoro è da promuovere, ma avremmo gradito un’anima più originale. L’occasione per criticare, con uno stile prettamente personale, la violenza perpetrata nel confine tra Messico e USA è tangibile, però l’autrice cade a volte in una derivazione visiva e tecnica troppo marcata. Peccato. Non è di certo un motivo per stroncare il lungometraggio, ma si tratta di sincera amarezza, perché il titolo poteva essere ancora più bello.

Se il film si presenta come una lucida analisi dei particolari di questa ricerca del figlio e sul fatto che tutto non è come sembra, l’espediente evocativo delle immagini risulta già visto: tra contrasti uomo-fuoco, specchi d’acqua impossibili che ricordano quadri ed illusioni ottiche molto famose. Se aggiungiamo a ciò la rappresentazione della violenza in slow-motion, con le stesse movenze della celebre scimmia di 2001: Odissea nello Spazio, non si può dire che il lungometraggio sia originale dal punto di vista del messaggio che si vuole comunicare.

Risulta invece interessante il tema cinematografico che la pellicola pone. La regista dipinge la violenza, i paesaggi e tutte le immagini con colori freddi, glaciali. L’autrice ci vuole forse dire che il mezzo cinematografico quando fotografa il Messico, paese caldo, dovrebbe rappresentarlo freddo come un cadavere? L’opera prima di Fernanda Valadez porta avanti il discorso iniziato da Blow-Up di Michelangelo Antonioni sulla dicotomia tra verità e finzione. Molto sapiente l’uso della cinepresa che disvela a poco a poco, con movimenti di macchina lenti o con effetti di fuoco e controfuoco, la realtà delle cose.

I quattro elementi

In Sin Señas Particulares i quattro elementi sono inseriti con eleganza. Il fuoco che non si ferma mai serve per descrivere sia l’aspetto metacinematografico del film, sia per tratteggiare la mutevolezza di una società malata e piena di violenza come quella descritta. L’acqua permea le immagini del titolo: dalle gocce delle piante alle pozzanghere sulla strada. L’aria è contaminata: inquinata dall’ardere delle esplosioni di violenza e cattiveria. La speranza di un’alba migliore sparisce e scompare. La terra è la vera protagonista dell’opera: non si può scindere il luogo reale della vicenda. In questi ambienti, la corruzione e l’ineluttabilità dell’incedere della vita rovinano le esistenze di personaggi che sono colpevoli di essere nati lì e non altrove.

Un altrove che non esiste. Le ambientazioni del lungometraggio sembrano sempre confinate, come se non esistesse un vero altrove; che la regista voglia dirci che “l’altrove” è disinteressato a quel luogo?

Sin Señas Particulares

La regia di Sin Señas Particulares

Sin Señas Particulares ha una regia decisamente arthouse e ovviamente potrebbe urtare il pubblico generalista, difatti questo stile è un’arma a doppio taglio. Se da un lato dà la possibilità a Fernanda Valadez di osare con movimenti di macchina lenti e inquadrature ricercate, dall’altro l’importante messaggio socio-politico del film non riesce inevitabilmente a raggiungere le masse. Va detto però che la sicurezza con cui l’artista è riuscita ad imprimere nelle sequenze le contraddizioni intrinseche di quell’area geografica è da applausi. Guardando il titolo non si può non rimanere ammaliati dalla potenza visiva delle immagini che – ammettiamo – in streaming non rendono bene quanto dovrebbero. Molte scene del lungometraggio sono al buio e, purtroppo, i colori scuri venivano rovinati dalla visione on demand.

Fernanda Valadez ci ha conquistato anche per l’uso che fa della reiterazione delle inquadrature. L’estenuante ripetizione della macchina a mano che inquadra le spalle di un personaggio e riprende il suo cammino è rappresentativa della continua ricerca di sé stessi. Infine l’esasperazione della dicotomia realtà-finzione e/o essere-apparire è fondante di uno status quo in continua ebollizione come quello di Magdalena e Miguel. I due sono personaggi che ricercano l’uno lo status dell’altro: se Miguel cerca sua madre, Magdalena cerca il figlio Jesus. L’impossibilità del cercare il proprio obbiettivo, o la delusione nel rintracciarlo, oppure ancora il rammarico nell’averlo trovato in condizioni orribili sono tre soluzioni negative, prive di speranza, proprio come le persone che abitano quei luoghi che vivono un angoscioso senso di disagio.

Conclusioni

Sin Señas Particulares, il film di debutto di Fernanda Valdez, ci ha stupiti. Seppur con una marcata derivazione autoriale – tra cui pure citazioni – e ripresa di tematiche storiche del cinema arthouse, i messaggi socio-politici graffianti ed efficaci non mancano. La descrizione del confine tra Messico e Stati Uniti è da elogiare: con inquadrature significative e suggestive, la regista è riuscita a dipingere paesaggi aperti, ma soffocati senza un altrove in cui sperare. L’uso sapiente dei quattro elementi ci ha stupito e lasciato a bocca aperta. Purtroppo la piattaforma streaming di MyMovies non ha valorizzato pienamente le immagini buie che il titolo ci offre, ma come pellicola d’esordio del Torino Film Festival non potevamo chiedere di meglio.

Sin Señas Particulares Recensione
7.5 / 10 VOTO
PRO
    - La rappresentazione del Messico è reale, tangibile
    - La fotografia è molto curata
    - Il messaggio socio-politico trasmesso è molto interessante
CONTRO
    - Il film risulta essere in parte derivativo
    - L'anima arthouse del film è un'arma a doppio taglio
VOTO
El Camino

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