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Shaman King

Shaman King Recensione del reboot anime Netflix

Shaman King è il reboot dell’anime uscito vent’anni fa, nonché secondo adattamento dell’omonimo manga shōnen scritto e disegnato da Hiroyuki Takei pubblicato su Weekly Shonen Jump tra il 1998 e il 2004. L’anime è prodotto dallo studio Bridge ed è diretto da Joji Furuta, mentre alla sceneggiatura troviamo Shōji Yonemura (Lupin III, Pokémon).

Shaman King è uscito in Giappone nelle emittenti televisive, mentre i diritti internazionali appartengono a Netflix. I primi 13 episodi hanno debuttato sulla piattaforma il 9 agosto sotto forma di prima stagione. Presumibilmente, dato che le puntate della serie sono in totale 52 usciranno altre tre stagioni comprendenti ciascuna 13 puntate.

Senza fare spoiler, Shaman King racconta la storia di Yoh Asakura, un ragazzo dall’animo ottimista che vuole diventare il re degli sciamani. In questo universo gli sciamani sono esseri umani in grado di comunicare con gli spiriti dell’aldilà. Nel percorso dello Shaman Fight, il torneo che si svolge ogni 500 anni per decretare il re degli sciamani, il nostro protagonista incontrerà Manta, Ren Tao e la sorella Jun, Ryu “spada di legno”, Horo Horo e altri.

Vi ricordiamo che la recensione sarà completamente senza spoiler e di seguito potete vedere il trailer ufficiale in italiano. Inoltre, dal 31 marzo 2021, Star Comics sta pubblicando la Final Edition del manga, nel caso foste interessati trovate maggiori informazioni qui.

“La storia di Shaman King diventa sempre più avvincente”

La sceneggiatura è sicuramente il piatto forte di questo secondo adattamento animato (il primo, lo ricordiamo, differiva molto dal manga di Hiroyuki Takei). Dopo qualche episodio decisamente non entusiasmante e parecchio introduttivo, la storia di Shaman King diventa sempre più avvincente. Ogni personaggio possiede un sogno e sono tutti realistici e plausibili. Ci sono quelli più egoistici e quelli più altruistici, quelli che vengono da uomini che vivono in aree rurali (e sappiamo quanto il Giappone è legato a questi luoghi), come quelli più vili e spregevoli.

Vi è inoltre un forte significato ecologista, in primis da Ren Tao che nei primi episodi chiama “parassiti” gli esseri umani in quanto contaminano l’aria rendendo le stelle invisibili all’occhio umano; Horo Horo vuole vincere lo Shaman Fight per salvaguardare il popolo dei Koropokkuru, una specie di spiritelli a rischio d’estinzione. Insomma, anche se il manga si è concluso 17 anni fa, le tematiche ecologiste sono ancora oggi decisamente attuali o, ancora meglio, vitali.

Shaman King

Senza fare spoiler, possiamo dire che dopo l’inizio dello Shaman Fight la storia rivelerà diversi intrighi e, alla conclusione del tredicesimo ed ultimo episodio finora, rimarrete con l’acquolina in bocca pronti a volerne sapere di più con una seconda stagione che speriamo mantenga alto il livello visto fino a quel momento.

Infine, bisogna considerare che non solo la trama diventa più interessante col susseguirsi degli episodi, ma vi è anche un netto miglioramento nella scrittura dei dialoghi: molto più riflessivi e più profondi.

Animazioni e design

Il design dei personaggi è davvero affascinante. Oltre ad essersi evoluto rispetto al primo adattamento del 2001, ogni personaggio ha delle caratteristiche fisiche molto belle e rappresentative, che vengono evidenziate da un comparto tecnico d’animazione che, seppur non eccelso, riesce ad avvalorare al meglio l’estetica accattivante di ciascuna figura.

Le animazioni di per sé non sono di altissimo livello, ma sono comunque valide specie nei combattimenti dove riescono a dare il massimo (e si nota). Peccato invece per le scene dialogate, decisamente più statiche e talvolta legnose.

Shaman King

Decisamente apprezzato il comparto musiche: oltre ad avere una sigla orecchiabile, la colonna sonora di ciascun episodio è ricca di musiche e momenti memorabili, anche dal punto di vista degli effetti sonori. Complessivamente sul piano tecnico è un anime di buon livello.

“I flashback sono malinconici e approfondiscono con grande delicatezza e umanità i protagonisti”

Per quanto concerne la scrittura dei personaggi, ogni individuo è segnato dal proprio passato, presente e futuro; come detto in precedenza ciascuno sogna di diventare il re o regina degli sciamani per un motivo o per un altro, ma il passato dei nostri protagonisti può essere un fardello, uno shock, un ricordo malinconico o molto di più. Ed ecco che entra in gioco una struttura narrativa solida fondata su un intreccio dettagliato che accompagna le scene del presente con flashback rivelatori.

I flashback sono malinconici e approfondiscono con grande delicatezza e umanità i protagonisti. Sì perché non dobbiamo dimenticare che i nostri giovani eroi sono ragazzi giovanissimi: dunque il loro stato psicologico sta mutando, perché stanno crescendo, maturando e inevitabilmente il ricordo del passato, triste o felice che sia, segna un punto di rottura nell’animo dei nostri protagonisti.

Shaman King

Non è un caso che la serie si apra con il flashback della nascita dei due gemelli Asakura. Shaman King riesce a far comprendere allo spettatore che dal passato plasmiamo il nostro presente. Dobbiamo diventare ciò che siamo. Le sequenze del passato sono senz’ombra di dubbio le più belle: forse per il tono nostalgico con cui sono realizzate o per la dolcezza che regalano a quelle ambientate nel presente; ad ogni modo, scoprire i passati dei protagonisti (e dei loro spiriti guida) rende questa storia una perla narrativa.

Gli spiriti guida sono marchiati da rimorsi, rimpianti oppure rimangono fedeli alle promesse fatte in vita: comprenderli è vitale per empatizzare con loro e con l’animo gentile e altruista di Yoh, il quale vuole bene agli spiriti, buoni o cattivi che siano.

Conclusioni

Il secondo adattamento animato di Shaman King distribuito in Italia da Netflix è un buon prodotto. Tra tipici elementi degli anime – che potrebbero annoiare i non-fan di questo medium – e gradite sorprese, l’anime si attesta su un buon livello. La sceneggiatura e l’intreccio narrativo sono sicuramente il piatto forte di un racconto che unisce varie tematiche: esoterismo, magia, sciamanesimo, ecologia e tanto altro. Le animazioni invece fanno il loro lavoro nelle scene di combattimento, mentre in quelle dialogate tentennano lievemente.

I primi 13 episodi dei 52 totali lasciano una buona speranza per il futuro e, probabilmente, il meglio deve ancora venire. Fiduciosi che lo studio Bridge abbia dato il meglio di sé anche nelle restanti puntate non vediamo l’ora che escano le prossime stagioni. E voi che ne pensate di Shaman King? Avete letto il manga? Vedrete questo anime? Fatecelo sapere lasciando un commento sui nostri social e rimanete sintonizzati su MonkeyBit.

Shaman King Recensione
7,2 / 10 VOTO
PRO
    - Il comparto tecnico è buono, soprattutto nelle scene d'azione
    - Ottima la sceneggiatura
    - Intreccio narrativo degno di lode
CONTRO
    - Le scene dialogate sono un po' statiche
    - Gli episodi iniziali sono introduttivi e potrebbero annoiare
VOTO

 

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