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Sergio Badino

Sergio Badino, Intervista al maestro della sceneggiatura italiana

Quanti di voi amano la sceneggiatura? Noi di MonkeyBit non possiamo farne a meno. Proprio per questo, dopo aver avuto modo di parlare con Leo Ortolani (qui l’intervista), anche Sergio Badino ci ha offerto l’opportunità di scambiare quattro chiacchiere. Parliamo di una quasi sacra figura in un mondo troppo spesso sottovalutato.

Che si tratti di film, fumetti, serie, videogiochi o cartoni animati tutto parte dalle sceneggiature, non c’è persona più adatta di lui per affrontare questo argomento. Tre volte vincitore del premio Atlantide con Protocollo Leviathan, Il Nilo Giallo e La frequenza del caos, autore del manuale di sceneggiatura più letto in Italia e soprattutto grande amante del suo lavoro, Sergio Badino è un’autorità. Se volete saperne di più potete seguire questo link della sua pagina Bonelli o questo per Topolino.

Le domande di MonkeyBit a Sergio Badino

Nel film Una pura formalità viene detto che non bisognerebbe mai incontrare i propri miti perché si scoprirebbe che hanno scritto le loro opere migliori “sul cesso in preda ad un attacco di diarrea”. Hai mai scritto mentre eri sulla tazza?

Ciao a tutti i lettori e grazie intanto a voi per l’ospitalità. Con un’immagine del genere in mente, credo proprio che nessuno vorrebbe più incontrare i propri miti! Battute a parte, no, scritto mai, ma pensato molto. Anche quello – come tanti altri nell’arco della giornata – può essere un momento utile a raccogliere le idee. Comunque credo anch’io che bisognerebbe tenere separato l’aspetto artistico dalla sfera personale: in fondo anche chi ha scritto, girato, dipinto quelle che ognuno considera le più grandi opere d’arte è pur sempre un essere umano con tutti i limiti del caso.


Di recente è stata pubblicata la terza edizione di Professione Sceneggiatore, la Bibbia che ogni sceneggiatore italiano dovrebbe avere. Dalla prima versione a quella attuale ci sono delle idee su cui ti sei ricreduto o dritte che hai aggiunto?

Idee su cui mi sia ricreduto no, nessuna. Ho ampliato quanto scritto nella seconda edizione (2012) che a sua volta è l’ampliamento della prima (2007). Quest’ultima versione è senza dubbio la più completa e, come ho detto altre volte, l’ho scritta pensando a quali siano gli strumenti indispensabili per chi voglia cominciare a essere scrittore e sceneggiatore oggi, nel 2021. È il manuale che avrei voluto avere vent’anni fa, quando ho cominciato.


Nel corso degli anni quanto è cambiato il mondo della sceneggiatura?

È cambiato molto perché è un ambiente in cui tutto evolve in fretta. Pensa solo a quanto sia mutato il mondo dell’intrattenimento nel corso dell’ultimo anno per via della pandemia. Pensa anche a com’erano diverse le cose prima dell’avvento di Netflix e delle altre piattaforme. Fino a non molto tempo fa, parlando del mondo del fumetto, tanti autori lavoravano esclusivamente per un unico editore, senza porsi il problema di cosa avrebbero fatto qualora l’editore si fosse fermato (non necessariamente per sempre). Oggi non solo è consigliabile cercare più collaborazioni in contemporanea, ma anche per mezzi di comunicazione diversi, dato che le forme di scrittura attingono di continuo una all’altra.

Sergio Badino

Quest’anno hai vinto il Premio Atlantide come miglior sceneggiatore di Martin Mystère. È la terza volta che ricevi questa onorificenza, le prime due furono nel 2014 e nel 2017. Quale tra le storie premiate è la tua preferita?

Com’è logico sono un po’ affezionato a tutte e tre, ma forse la mia preferita è l’ultima, “La frequenza del caos”, in cui ho introdotto un nuovo antagonista di mia ideazione, Arthur Randall Kane, che ha ricevuto a sua volta un premio come miglior comprimario. Sto anche lavorando al suo ritorno.


Qualche giorno fa hai annunciato una nuova storia di Martin Mystère per la quale hai preso numerosi appunti e letto e riletto una quantità enormi di libri. Quanto è stato faticoso lavorarci? Possiamo avere qualche piccola anticipazione?

È stato faticoso, ma soprattutto divertente. È ambientata tra New York, città di Martin, Venezia, città che adoro, Genova, la mia città, e un’isola misteriosa. Come in ogni storia di Martin Mystère, ho dovuto documentarmi parecchio, soprattutto su Venezia e su alcune nozioni di fisica quantistica (ma ho chiesto alle persone giuste). Non credo di poter dire di più.


Oltre che per Martin Mystère hai scritto anche per Dylan Dog, Topolino e tanti altri. Qual è il fumetto per cui hai preferito lavorare?

I miei personaggi dei fumetti preferiti sono, oltre a Martin Mystère, i personaggi Disney, tra cui amo in particolar modo Topolino. Poter scrivere le loro avventure è, oltre che un privilegio, un gran divertimento, perché ricordo quanto mi emozionasse leggere quelle storie da bambino, e anche una responsabilità, perché, da genitore, vedo con quanta cura si scelgano le pubblicazioni da far leggere ai propri figli. Mi rende fiero sapere che, per tanti genitori, Topolino sia una di queste.

Sergio Badino

Il lavoro dello sceneggiatore, in Italia, passa quasi sempre in secondo piano, eppure è parte fondamentale di film, fumetti, serie e videogiochi. Come mai, secondo te, viene dato così poco merito agli sceneggiatori?

Penso per un limite culturale: in molti casi semplicemente non si sa che tutto parte dalla parola scritta e che, senza un autore dei testi, non ci sarebbe il resto che viene dopo e che vediamo, cioè il prodotto finito. Agenore Incrocci diceva che lo sceneggiatore è come il guardiano del faro: tutti vedono il faro (cioè il film finito), ma nessuno si rende conto del lavoro “invisibile” che c’è dietro, ovvero la sceneggiatura.


Sei stato sceneggiatore anche di Ondino e Mostri & Pirati. C’è un episodio di cui sei particolarmente fiero o a cui sei legato in modo particolare?

È stato bello lavorare a queste serie animate per bambini. Soprattutto ho splendidi ricordi di Ondino, una serie prescolare prodotta da Rai Fiction e Animabit Studios, trasmessa da Rai YoYo. Ondino è stata la mia prima esperienza di scrittura per un pubblico molto giovane (più giovane dei lettori di Topolino, per intenderci) e oggi, che scrivo anche libri di narrativa per bambini in età prescolare, penso sempre con gratitudine al lavoro svolto su Ondino.


Quest’anno è uscito il tuo romanzo per bambini Un drago in metropolitana. L’istruzione infantile è da sempre un argomento a te caro. Quanto è importante avvicinare i più piccoli al mondo della lettura? In che modo si può farlo?

È fondamentale, perché i bambini che oggi leggono con passione saranno quasi di certo adulti che ameranno la lettura. Abituare un bambino a capire che un libro è un oggetto magico, divertente, oltre che uno straordinario strumento di apprendimento, è solo responsabilità di noi adulti: genitori, insegnanti… e non è difficile, basta solo coinvolgere i piccoli e mostrare loro come si fa, come per tutte le altre cose che gli insegniamo.

Certo, se non ci vedono mai leggere, per loro la lettura sarà un’attività relegata solo all’ambito scolastico, dove è qualcosa di obbligatorio per ovvi motivi didattici. Ma se libri e fumetti sono oggetti quotidiani a casa e sono percepiti come qualcosa di divertente al pari di giochi e giocattoli, anche l’apprendimento scolastico non sarà affrontato come un peso.

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Quanto tempo ti ci vuole mediamente per scrivere la sceneggiatura di un fumetto Bonelli?

Dipende naturalmente dalla lunghezza della storia. Per me che di solito scrivo almeno due storie contemporaneamente (di solito una Bonelli e una per Topolino, più qualche progetto di narrativa), una sceneggiatura di Martin Mystère – due albi da 78 tavole ciascuno: sono storie in due parti – richiede in media circa cinque mesi.


È dal 1999 che lavori con i fumetti. Hai insegnato come sceneggiare all’università. Hai scritto un manuale ricco di esempi, consigli e testi originali per insegnare il tuo lavoro agli altri. Cos’è che ti fa amare così tanto il mondo della sceneggiatura?

Ho sempre amato inventare storie, fin da piccolo. Forse perché il mondo delle storie non ti delude, nel senso che è l’autore a decidere cosa fare accadere. La realtà, invece, può essere anche sgradevole e credo che da bambino utilizzassi finzione e gioco – e quindi l’invenzione di storie – un po’ come un rifugio. Quell’abitudine mi è rimasta così appiccicata addosso da farne addirittura un lavoro, che amo moltissimo.

D’altra parte chi legge un libro, un fumetto e chi guarda un film o una serie tv lo fa anche per evadere, per trovare rifugio e consolazione in una realtà parallela alla propria ed è bello sapere che, con il mio lavoro, posso divertire e confortare qualcuno, o addirittura portare alla sua attenzione aspetti della vita e del mondo cui magari non ha ancora dato peso. Pensa solo a quanto lettura e serialità televisiva abbiano aiutato le persone durante il lockdown.


Hai mai pensato di scrivere la sceneggiatura di un film o di una serie televisiva?

Sto proprio in questi giorni lavorando al progetto di una serie tv. Se son rose…

Ringraziamo nuovamente Sergio Badino per averci concesso questa intervista. Speriamo che anche voi lettori abbiate apprezzato questa lettura e che vi abbia spronato a conoscere meglio il mondo della sceneggiatura. A questo link potete trovare Professione Sceneggiatore su Amazon: se volete avvicinarvi di più a questa realtà troppo spesso sottovalutata vi consigliamo vivamente di leggerlo, non ve ne pentirete. Non si tratta di un libro esclusivamente per apprendisti sceneggiatori, ma di una lettura ideale per chiunque voglia capire meglio cosa c’è dietro ai media che segue tutti i giorni. Noi di MonkeyBit vi invitiamo a seguirci anche su Instagram per restare sempre aggiornati (qua trovate anche quello del Maestro).

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