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RT Poop: la velleità artistica in un mondo disilluso

“Le cose belle non fanno quasi mai rumore, sono molto più trasparenti, ma puoi sentirne il peso”. Una frase che potrebbe lasciarvi una parvenza di banalità, ma che nasconde un messaggio artistico ben più angosciante, a mio modesto parere. E allora ti ritrovi a ripercorre quelle che sono state sin ora le considerazioni che non rendono l’arte del web la più meritocratica, ma la più grottesca. Accade questo in un video del canale italiano RT Poop, che per diversi anni ha dilettato il popolo di YouTube con l’esilarante accostamento di alcuni tra i personaggi più memorabili del mondo dell’intrattenimento. Oltre che ai singoli episodi, in cui troviamo la rivisitazione di alcuni dei discorsi più amati di personaggi del calibro di Alberto Angela, Don Matteo, Jon Snow, Pablo Escobar e il buon Lino Banfi nei panni di Nonno Libero (giusto per citarne alcuni), vi sono anche “episodi crossover” in cui i nostri beniamini unisco armi, magie e divulgazioni contro improponibili antagonisti. Dopo esattamente un anno dal meritato exploit ricevuto a suon di applausi al Comicon 2019, l’artista passa in rassegna i ricordi bizzarri e la battisoffia che l’hanno accompagnato sino alla Premiere della POOP SQUAD 3. Nel video in questione, lui stesso rimarca una nota di dispiacere dovuta al fatto che, oggigiorno, l’impegno e la creatività non sono sufficienti per ottenere una gratificazione di egual misura. La bilancia del consenso pubblico non è tarata per apprezzare fino in fondo prodotti così elaborati, e spesso materiale disimpegnato fa più “rumore” sui medium. La mia intenzione è quella di permettervi di conoscere chi lascia sudore ed impegno nella YouTube Italia odierna, provando ad analizzare il fenomeno con un excursus di casi davvero singolari. È la piattaforma a penalizzare il singolo creator o è il dramma di una società poco incline a gratificare chi prova ad emergere per ingegno e creatività?

Facciamo un passo indietro. Chi sono i cosiddetti “pooper”? Ebbene, se non conoscete questo termine è lecito approfondire l’argomento. Se dovessimo ricercare la definizione corrente, possiamo catalogarli come content creator che mirano a riformulare e ritrattare alcuni dei personaggi e opere famose dell’intrattenimento, per poi ricollocarli in scenari esilaranti e al limite del surreale. Sarebbe come prendere un’icona memorabile del calibro di Gandalf e, decontestualizzandolo, chiuderlo in un contesto immaginifico che non avremmo mai pensato gli potesse calzate. Oppure estrapolare frasi goliardiche o citazioni rocambolesche da pellicole od opere multimediali, per poi ricamarci intorno un contesto al limite dello scriteriato, ma capace di far sorridere per folle genialità. Arte della decontestualizzazione, come amo definirla. Quello che per molti può sembrare un lavoro di effimero intelletto, non è altro che un raffinato puzzle di scelte di montaggio, un maniacale tamburo di ritmi comici e la pura essenza dell’entità divina emanata da Erasmo da Rotterdam: pura follia creativa. Nessuna domanda, nessuna risposta, ma sano intrattenimento puro, ricomposto dalle sagge scelte dell’artista. Il messaggio che, in puerile superficialità, giunge agli spettatori è spesso l’idea che dietro tanto lavoro non ci sia merito, ma solo qualche delirante sperimentazione di editing. Falso. Le storie di maggior impatto su suolo italiano sono indubbiamente quelle del nostro protagonista Raffaele Tamarindo, artisticamente RT Poop (ad oggi quasi 15 milioni di visualizzazioni) e il celebre MasterCast, uno dei canali più longevi in quest’ambito (oltre 11 milioni di visualizzazioni). Non tanto perché troneggiano nel panorama dei pooper italiani, ma per le affascinanti case history che li accomunano. L’arte dell’editing italiano vanta tra le propria fila elementi dal talento indiscutibile, ma non c’è pace nella vita dell’artistica che compie i propri lavori. Quel tormento dal retrogusto quasi letterario, ha radici certamente antiche, ma l’evoluzione del medium e dell’educazione del pubblico è mutata drasticamente. Non si tratta di mera ambizione, ma di un meritato riscontro dopo mesi di duro lavoro e deadline oppressive. Così come l’impegno di chi prova a narrare nuove storie trabocca nella delusione di non poter raggiungere un numero così elevato di spettatori, subentra la frustrazione di un contesto che non valorizza – fin troppo spesso – quelli che potrebbero essere primati italiani. In quella che possiamo definire l’Era nella quale l’attenzione e la reputation offrono il peso più imponente la diffusione di contenuti su larga scala, paradossalmente diventa virale  un contenuto lascivo e privo di significato, invece di un progetto elaborato. Una dilaniante delusione assistere a una mercificazione artistica di così bassa lega, specialmente quando professionisti del calibro di Raffaele (RT Poop), lottano per lasciare vivido il proprio marchio nel mondo dell’intrattenimento. Non è una disperata ricerca di approvazione, come in molti possono pensare, ma una profonda critica a un mondo incapace di dare la giusta visibilità a chi davvero merita.

RT Poop

Lo stesso MasterCast sottolinea quanto lui stesso apprezzi il lavoro esibito da Raffaele, ed è conscio dello snervate Dietro le Quinte che ogni volta, content creator come lui, devono attraversare per veder germogliare la propria creazione. Ma non è un caso sporadico. Molti protagonisti di Youtube Italia in questi anni hanno commentato positivamente il lavoro del canale, ed è sempre gradevole udire le lodi di qualche collega. Ma non è questo il punto. Purtroppo solo che è parte di quel mondo ne conosce le frustrazioni e le rinunce, mentre un pubblico svogliato si ferma alla copertina e passa oltre, disinteressato. Il punctum dolens – secondo me – non è da ricercare però né nel pubblico, ogni giorno assuefatto da un overload di contenuti insostenibile, né nella piattaforma in sé, perché il medium rispecchia l’assoluta eterogeneità dell’essere umano, ma nell’educazione che il pubblico ha verso certi contenuti. Un argomento spinoso certo, che forse non condividerete, ma che ho allacciato profondamente alla riflessione di Raffaele. Analizziamo Poop Squad 3: Television War un secondo, cosa c’è di anomalo? Beh, prima di tutto la difficile collocazione di un prodotto così complesso. Esso si cataloga come Poop a tutti gli effetti, ma racchiude messaggi e rifiniture artistiche che quasi imbrigliano la vera essenza dell’opera. La durata del video inoltre non incentiva ragazzi di fasce d’età inferiori, anche perché ormai sono abituati agli standard rifilati per anni dai creator. Il genere stesso è un sottoinsieme di particolarità tecniche che, almeno a primo impatto, appaiono come disimpegnate ma, appena provano ad osare di più, vengono percepite come inutilmente estese ed ampollose. Una percezione terribile dal pubblico, resa tale dal fatto che certi tipi di elaborati creativi siano difficilmente digeribili. Tanti progetti sono nati e morti su Youtube con gli stessi folli e monumentali ideali, affossati solo perché anticipavano i tempi. RT Poop è proprio questo: un progetto così raffinato e ambizioso, non adatto ad un medium così incentrato sull’omologazione.

RT Poop

Viviamo in un contesto artisticamente deleterio, frutto di schemi matematici che lasciano fuori dall’equazione del successo la variabile della creatività. Noi giornalisti siamo in costante ansia per le impression, gli influencer si immolano per l’engagement e i creator si sminuiscono per le visual. Siamo tutti chiamati a rispondere del nostro successo o insuccesso per il riscontro che abbiamo con il pubblico, ma non dovrebbe essere il metro di paragone che certifica il nostro estro artistico. Disseminare il nostro percorso con dei checkpoint imposti da freddi numeri sarebbe come affermare che Van Gogh fosse un pessimo pittore perché in vita ha venduto solo un quadro, e stabilire da ciò il suo successo. Uscire dagli schemi o superare gli standard tipici del mondo dell’intrattenimento è sempre una scommessa ma, nel bene e nel male, la felicità dell’artista e il riconoscimento del suo seguito dovrebbero essere lo stimolo sufficiente per andare avanti. Alzare il tiro in un mondo appiattito dalla mediocrità fa parte di un meccanismo arzigogolato, logorato dalla ruggine dell’ignoranza e spesso non oliato con la giusta dose di merito. Così come il giornalista che prova ad essere un pizzico più ricercato utilizzando un linguaggio ricercato viene bistrattato, allo stesso modo il mondo non premia l’ardore di RT Poop. L’ingiustizia di un mondo manovrato da freddi numeri è la morte dell’animo scalpitante dell’artista.

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