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Riot Games: il dualismo sui diritti umani

Questa notte, 29 luglio 2020, LEC accoglie ufficialmente NEOM come partner principale per la stagione estiva. L’annuncio della società statunitense, fondata nel 2006 come sussidiaria di Tencent Holdings, è pieno di entusiasmo. Decisamente meno esaltati sono stati i supporter e fan del brand, scopriamo il motivo che sta generando molta tensione tra i fan di Riot Games.

Cos’è NEOM e da chi è controllata

NEOM è una nuova comunità che sarà la casa e il luogo di lavoro di oltre un milione di cittadini da tutto il mondo che vogliono far parte della costruzione di un nuovo modello per vivere, lavorare e prosperare in modo sostenibile in Arabia Saudita. Comprenderà città e paesi, porti e zone aziendali, centri di ricerca, strutture sportive e di intrattenimento e destinazioni turistiche tutte progettate per svolgere un ruolo guida nello sviluppo globale e promuoverà lo sviluppo degli eSport in tutto il mondo. Fin qui tutto bene, no? Non esattamente. Affiliarsi a NEOM vuol dire promuovere un progetto che ha luogo in uno Stato dove i diritti umani non sono garantiti. Fondamentalmente si tratta di pubblicizzare un progetto che ha luogo dove le persone omosessuali devono nascondersi per non essere pubblicamente lapidate.

Il fondatore di NEOM è Mohamed Bin Salman, Principe ereditario dell’Arabia Saudita e Vice Primo Ministro. È responsabile di 48 decapitazioni accertate nel periodo tra gennaio-aprile 2017, detenzione di difensori dei diritti umani / LGBT+ e dell’assassinio del giornalista Jamal Khashoggi.

Le reazioni dai social

L’opinione pubblica, nella quasi totalità, non si è potuta che dimostrare contraria alla partnership. Tutti i caster ed i talentuosi conduttori del programma si definiscono in stato di shock totale, non essendo in alcun modo a conoscenza dei piani di Riot. Proprio così, il team di giovani artisti non sapeva assolutamente niente della partnership e questi ultimi ora sono forse nella condizione più complicata. Costretti in una situazione di stallo, divisi tra la loro morale e ciò che è stampato sui loro contratti. Nessuno può prevedere se ci saranno reazioni ma l’ipotesi che i LEC possano essere boicottati non appare così improbabile.

Le aggravanti del caso

Riot Games è una società importante, come azienda nei suoi interessi ci sono principalmente due cose: generare denaro e costruire un’immagine di progressismo. È difficile preoccuparsi della condizione politica dell’Arabia Saudita mentre si genera profitto. Ma allora perché voler a tutti i costi fingere di essere aperti e supportivi nei confronti della comunità LGBT+? Difficile capire con quale coraggio si possa annunciare una partnership così lesiva per i diritti umani mentre si sfoggia il proprio logo in veste arcobaleno. Restate su MonkeyBit per rimanere aggiornati su questa vicenda.

 

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