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Resident Evil Welcome to Raccoon City

Resident Evil Welcome to Raccoon City Recensione

Quando ho scoperto che stavano producendo un nuovo film della saga Resident Evil, ho avuto un attimo di paura e tensione. Se da una parte l’ultimo gioco uscito ha avuto più di una nomination ai prossimi The Game Awards, le pellicole hanno un passato molto travagliato, per via delle trasposizioni di Paul W. S. Anderson. Il regista Johannes Roberts si è definito come fan dei videogiochi e si nota moltissimo, anche se con qualche piccolo difetto.

Resident Evil: Welcome to Raccoon City è sicuramente più vicino alla storia della controparte videoludica, ma con molti, e forse in alcuni casi anche troppi, cambiamenti. I personaggi inseriti sono davvero tanti, andando quasi a confondere lo spettatore, specialmente quello che si avvicina per la prima volta. La tensione e la paura sono perfettamente presenti, le atmosfere sono quelle degli anni ’90 con tanto di musiche e termini, come si può vedere anche nel trailer ufficiale.

Il primo videogioco, uscito per PlayStation 1 nel 1996, è diventato presto famoso e riconosciuto, facendo diventare il genere horror e in particolare il survival horror uno di quelli più famosi, come ne abbiamo parlato in questo articolo. Approcciarsi a un fenomeno così ampio, specialmente per un regista, è sempre una sfida molto particolare, visto la fanbase di cui io stesso faccio parte. Roberts riesce a creare una pellicola che spaventa e tiene incollati alla poltrona, con una trama troppo condensata.

Una delle cose che subito si nota è la presenza di una storia più legata all’opera di partenza, senza ruoli inventati o creati appositamente. I più attenti noteranno tantissimi riferimenti a diversi giochi, anche spin-off. Se da una parte questo rende l’esperienza di visione apprezzabile, dall’altra condensa decisamente troppi avvenimenti tutti insieme. Questa amalgama finisce per cambiare, necessariamente, il background di molti dei personaggi, cosa che può far storcere il naso a qualcuno.

La trama

Cercando di non fare troppi spoiler, la storia ruota attorno alla città di Raccoon City, centro abitato dove la famosa e famigerata Umbrella Corporation effettuava esperimenti medici. I test hanno inevitabilmente portato alla creazione del Virus G, un siero le cui proprietà non vengono mai del tutto chiarite. Vista l’attenzione dei media e di alcuni gruppi sui forum, l’azienda decide di andarsene dalla città, portando con se i dati delle ricerche.

Una delle protagoniste è Claire Redfield, orfana che era scappata dalla città, la quale torna dopo tanti anni per vedere il fratello Chris. La motivazione dietro al suo ritorno è il cercare di smascherare l’Umbrella, attraverso una teoria creata da utenti online. Inizialmente non viene creduta da nessuno, fino a quando orde di zombie iniziano a popolare la città, momento in cui tutto velocemente degenera.

Resident Evil Welcome to Raccoon City

L’intero film è pieno di citazioni, piccoli e grandi riferimenti ai giochi e agli eventi, che farà sicuramente felici tantissimi fan. Lo stesso regista ha più volte sottolineato come abbia lavorato a stretto contatto con Capcom, il publisher della serie videoludica. Il legame si può facilmente notare, specialmente in alcuni inquadrature e negli scenari, che sono in molti casi identici agli originali. Il confronto con le altre versioni con attori è necessario, facendo uscire Resident Evil Welcome to Raccoon City vincitore su più fronti.

La presenza di più protagonisti da diversi titoli permette alla pellicola di raggruppare le storie di Resident Evil Resident Evil 2, che nei giochi sono distanti 2 mesi. Se da una parte questo piccolo espediente aiuta a ricapitolare la storia, dall’altra la cambia profondamente. Molte scelte, a mio personale parere, sono alquanto discutibili, ma alla lunga fanno venire fuori l’intento originario, ovvero quello di essere simile all’esperienza videoludica.

“Alla Umbrella è accaduto un incidente, una cosa tipo Černobyl’, se capisci che intendo”

Un particolare che non riesce a essere trasmesso dai trailer diffusi è proprio quello riguardante le atmosfere. I videogiochi sono riusciti sempre a catturare l’attenzione dei fan, come sottolineato anche dalle vendite di Resident Evil Village, e anche questa pellicola se la cava nell’intento. Grazie alla stretta collaborazione con Capcom, Roberts immerge perfettamente lo spettatore dentro Raccoon City. La tensione è perfettamente identica, gli spazi chiusi e i laboratori sono riportati alla perfezione.

Quello che non riesce del tutto ad arrivare è invece la resa dei personaggi. A livello estetico sono molto simili al video iniziale di Resident Evil per PlayStation 1, che aveva un budget bassissimo. Da un film prodotto da Screen Gems, compagnia sussidiaria di Sony, mi aspettavo una migliore cura dei costumi, che in alcune inquadrature sembrano dei cosplay comprati online.

Resident Evil Welcome to Raccoon City

Discorso a parte riguarda i trucchi utilizzati per i mostri che appaiono all’interno della pellicola. Gli zombie sono perfetti, creati con delle protesi e i movimenti sono lasciati agli attori che li interpretano. Il risultato è un misto tra film e videogiochi anni ’90, perfettamente in tema con gli eventi narrati. Le altre creature rappresentate, di cui non voglio fare spoiler, sono anche loro fedeli all’originale.

Ci sono persino alcuni dettagli riguardo i punti deboli dei mostri affrontati, che vengono prontamente sfruttati dai membri della S.T.A.R.S. e della polizia di Raccoon City. Le scene ambientate all’interno dell’enorme villa Spencer, la stessa del primo gioco, sembrano uscite direttamente dalla versione PlayStation 1. Sotto questo punto di vista non posso che fare i miei complimenti al regista, che è rimasto fedele all’opera originale, senza mai osare troppo.

Troppe cose tutte insieme

I veri difetti della pellicola sono da riscontrarsi nella scrittura della sceneggiatura, che in alcuni momenti cade nel ridicolo. L’intenzione di voler omaggiare i giochi si sente, ma in alcuni punti viene troppo marcata, rendendo i personaggi scadenti. L’idea di voler racchiudere in 107 minuti la storia delle prime due opere videoludiche porta necessariamente a perdersi qualche elemento lungo la strada. Il che è un peccato perché i presupposti sono davvero solidi e ben fatti.

Sul finale la presenza di troppi protagonisti si fa sentire molto, facendoli quasi diventare delle comparse. Le ultime parti sono molto frenetiche e frettolose, con archi narrativi che vengono conclusi nell’arco di pochi minuti. Forse con una durata maggiore e qualche piccolo leggero cambiamento il film sarebbe risultato più godibile per tutti, videogiocatori e non. Se però facciamo il confronto, necessario, con le opere di Anderson, Resident Evil Welcome to Raccoon City diventa subito un capolavoro.

The Review

6.7
Resident Evil Welcome to Raccoon City

Conclusione

Resident Evil Welcome to Raccoon City è un primo esempio di come i film basati su videogiochi andrebbero fatti. Si sente moltissimo la passione del regista, che non smette mai di fare l'occhiolino ai fan. Tuttavia la voglia di raccontare tante storie insieme comprime la trama, facendola diventare difficile da digerire. Nella parte finale diventa tutto troppo veloce e frettoloso, concludendo l'arco narrativo in maniera quasi sbrigativa. La scena post credit suggerisce un seguito, che attendo già da ora.
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