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Resident Evil 8 Village Provato

Resident Evil 8 Village si odora e i suoi meme sono già qui. La saga di Resident Evil manca sempre un po’ a tutti, parliamoci chiaro. Il tetro capostipite di casa Capcom ha subito degli sbalzi sostanziosi in termini di game design in questi anni, ma si è anche ritagliato uno squarcio sul passato. Se da un lato si osa per la ristrutturazione dei capitoli sontuosi della serie in salsa new gen, dall’altro l’anima dell’opera risente dei recenti canoni horror e degli influssi dei competitor. Il connubio posticcio tra horror e comparto action, risalente al sesto capitolo, aveva seminato discordia tra gli appassionati. Conclusa però quella pagina aberrante per la serie, l’ascesa di nuovi concorrenti e un portentoso cambio di prospettiva, misero al mondo – forse un po’ per necessità – il capitolo 7: un’opera fortemente improntata sul puro horror e un’ambientazione lutulenta. Il successo di quest’ultimo tracciò un sentiero chiaro e simbolicamente fortuito per il processo di modernizzazione targato Resident Evil, tanto che ad ora il mondo si chiede cosa ne sarà di uno dei brand più famosi del mondo videoludico.

Una cosa è certa: resta impossibile – e doveroso non – disfare quanto di buono fatto finora, pertanto Resident Evil 8 Village, il titolo annunciato per PlayStation 5 in uscita a maggio 2021, è chiamato a un’ordalia senza precedenti. Cosa rimarrà dell’illustre passato della serie e cosa dovremo sgominare questa volta? La parola ai no vax… zombie, volevo dire zombie!

La demo su PlayStation 5 di Resident Evil 8 Village si mette a nudo per noi negli aspetti più interessanti che potesse offrire. La domanda che ci siamo posti tutti, quindi, è lampante: cosa vogliamo nel prossimo titolo? Ho metabolizzato il quesito ancor prima di metter mano alla porzione giocabile e mi sono dato questa risposta: vorrei un Ramon Salazar di quasi 15 anni fa. Per chi non lo conoscesse o non lo ricordasse, Ramon era uno degli antagonisti più potenti e viscidi di Resident Evil 4, ma, soprattutto, era l’ottavo castellano di un bastione spagnolo antico e aveva ottenebranti poteri di controllo. Non vi parlo della sua boss fight perché è puro edonismo. Senza dilungarmi oltre, il personaggio ha raggiunto – nella mia modesta visione – uno dei punti di massimo splendore per la saga in termini di character design. Il carattere sprezzante e manipolatore, coadiuvato con un’inquietante mania per il controllo territoriale, lo rendevano un essere diabolicamente carismatico. Analogie potenzialmente reperibili nella follia sensuale e viscerale di Lady Dumistrescu: la donna che ha fatto innamorare il web, talvolta anche in modo perverso.

Ad ora non sappiamo ancora il peso dei ruoli nella scacchiera narrativa dell’ultima fatica di casa Capcom, ma ne possiamo delineare alcuni. Così come il sopracitato Salazar, anche la famiglia Dumistrescu poggia il fondoschiena reale in una struttura abominevole all’esterno, ma deliziosamente rievocativa all’interno. La dimora degli orrori della famiglia ricorda a tratti il Castello di Peles, ossia la residenza della famiglia reale della Romania. L’ambientazione, ora grondante di un roboante eco medievale, ora disillusa dallo scintillio di uno sfarzoso mobilio, non è che un macabro balletto di sangue e sgomento. Oltre le granitiche pietre di castello, non si nasconde avidamente solo oggettume d’epoca o l’opulenza degna di un tiranno, ma anche l’ennesimo richiamo a un segreto secolare. Così come il conte Salazar, anche Lady Dumitrescu ha negli abissi del proprio castello dei ricordi scomodi, ingombranti e temibili. Ad ora non ci è dato sapere in che modo un virus misterioso scombussolerà i piani dell’Europa, ma il richiamo dei culti pagani e del delirio bio-chimico sono quasi tangibili. Anche qui un’analogia inquietante. I Salazar e i Dumistrescu sembrano essere connessi da qualcosa in più delle fatiscenti collane. Beh, sicuramente non l’altezza, il conte era un nano pestifero, la nostra matrona invece sembra essere di più alta lega, ma perdonate la digressione. Tecnicamente la storia principale dovrebbe essere slegata da quella canonica dell’Umbrella, anche perché il nuovo contesto emerge diversi anni prima dei fatti disastrosi che sappiamo. Sarà affascinante contemplarne le evoluzioni.

Resident Evil Village

Entrambi custodiscono un segreto sotto i loro piedi, magari sconosciuto ai più da molti decenni. Vivono a stretto contatto con dei culti potenzialmente barbari e brutali, magari detentori di schiere di servitori con la terza media. Che siano entrambi governati da un potere superiore? Che siano già assuefatti da un virus come i Baker? Ancora una volta il malinconico tamburo dell’avidità umana potrebbe mietere di riflesso altre vittime e provocare un disastro a catena. Meno male che siamo armati di erbette verdi, non sia mai. Sono ansioso di vedere in che modo la satira ludica rivolta alle armi biochimiche si intreccerà ancora una volta con una dimensione appena vicina al surreale. C’è davvero molta carne al fuoco e tante figure mitologiche da scomodare: è presto per parlare di vampiri secondo me, magari “sangue di vergine” è il nome di un buffo sciroppo.

Se da un lato ambientazione e character design ci fanno scalpitare come dei bimbi, dall’altra è bene concentrarsi su alcuni elementi intriganti sparpagliati qua e là. Le meccaniche enigmistiche, stilema inconfondibile della serie, innalzano il proprio vessillo anche questa volta, facendoci cenno. Un respiro di sollievo per quelli come me che amano studiare lo scenario al dettaglio e non vogliono subito cimentarsi nell’action crudo e nudo. Da lodare il level design per ora esercitato nell’opera, il quale risulta molto in linea con i sublimi record raggiunti nel remake del capitolo 2. Qualora Capcom riuscisse ad armonizzare concretamente questo binomio, il risultato sarebbe superbo ed incalzante. L’asfissiante bisogno di inserire spazi angusti a mo’ di Outlast e l’ansia cinematografica non mi esaltano in tutta sincerità, anche perché si rischia di puntare tutto su un’esperienza breve e cristallizzata, come fu per il capitolo 7.

Videogiochi

Mettendo le mani avanti, resto fiducioso sul fatto che Resident Evil 8 Village possa prestarsi a una gestione armoniosa tra spazi interni ed esterni, non lasciando tutto in pasto al mero sensazionalismo da effetto streaming. Diamo il giusto ritmo alla storia ed invochiamo a gran voce la perfezione raggiunta con il quarto titolo. Almeno fatelo per me, grazie. Perché tutto ciò mi ricorda Van Helsing? Perché sono matto. 

El Camino

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