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Reservation Dogs

Reservation Dogs Recensione dei primi quattro episodi, muoversi in branco

Sono davvero pochi gli esempi di rappresentazione positiva dei nativi americani presenti all’intero delle produzioni d’intrattenimento destinate ad un grande pubblico. Queste, che si possono contare sulle dita di un mano, sono costrette a scontrarsi con quei luoghi comuni che, col passare del tempo, sono entrati a far parte dell’immaginario collettivo. Reservation Dogs parla anche di questo, utilizzando questi stereotipi per trasportarci nella quotidianità di un gruppo di adolescenti.

Il prossimo 13 ottobre 2021 Disney+ accoglierà all’interno del suo già vasto catalogo Reservation Dogs, la nuova eccentrica serie comica nata dalla fantasia di Taika Waititi (What We Do in The Shadows, Jojo Rabbit, Thor: Ragnarok) e Sterlin Harjo (Mekko, This May Be the Last Time). Questa vede come protagonisti quattro adolescenti nativi americani intenzionati a lasciarsi alle spalle la loro riserva in Oklahoma. Abbiamo avuto la possibilità di vedere i primi quattro episodi della serie in anteprima, ed ecco la nostra recensione.

Reservation Dogs: Le Iene dell’Oklahoma

Come vi abbiamo già anticipato all’interno di questa recensione, Reservation Dogs ci trasporta in una riserva in Oklahoma, dove facciamo la conoscenza di un piccolo ma variegato gruppo di personaggi. Dopo la morte del loro migliore amico Daniel (Dalton Cramer), il quartetto è determinato a lasciare la loro casa e trasferirsi in California per migliorare la prpria condizione. Per assicurarsi i soldi del viaggio, tuttavia, hanno iniziato a commettere piccoli crimini nel quartiere, a cominciare dal dirottamento di un camion pieno di patatine.

La banda è composta da Bear Smallhill (D’Pharaoh Woon-A-Tai), Elora Danan Postoak (Devery Jacobs), Cheese (Lane Factor) e Willie Jack (Paulina Alexis), costretti ad affrontare quotidianamente le difficoltà di vivere in un ambiente che, a detta loro, è stato la causa principale della morte del loro amico Daniel. Questa tematica viene affrontata con estrema delicatezza, nonostante i toni comici e sopra le righe della serie, e mette in scena tutta la disperazione di quattro adolescenti che vogliono semplicemente farsi spazio in un mondo migliore.

Reservation Dogs

Questi primi quattro episodi (degli otto che compongono la stagione) iniziano a gettare le basi per mostrarci una realtà profondamente diversa, e anche emotivamente lontana, dalla nostra. Tra le meravigliose e suggestive ambientazioni naturalistiche, la riserva continua comunque ad essere monotona e statica, soprattutto per un gruppo di ragazzi che inizia ad interrogarsi su quale sarà il loro ruolo nel mondo.

Questo è enfatizzato dalla presenza di un ristretto numero di personaggi secondari che entra frequentemente in contatto con i quattro protagonisti, e che comprende anche lo stravagante Agente Big (interpretato da un meraviglioso Zahn McClarnon) e i due rapper gemelli Mose (Lil Mike) e Mekko (Funny Bone). Tra furti e piccoli crimini, la quotidianità dei quattro ragazzi è bruscamente interrotta dall’arrivo di un altro gruppo di adolescenti.

“Essere un guerriero non è sempre facile. Tu e i tuoi amici delinquenti, cosa state facendo per la vostra gente?”

Questi, conosciuti come la NDN mafia, sono determinati a distruggere i Reservation Dogs, il soprannome che è stato affibbiato a Bear e la sua banda. Ed è proprio il ragazzo a soffrire maggiormente dell’arrivo del gruppo rivale che, come primo segnale di guerra, attacca i ragazzi con dei fucili da paintball mentre stanno camminando per strada. Da questo momento in poi Reservation Dogs prende una piega insolita e assolutamente inaspettata, utilizzando tutta l’arguzia creativa di Sterlin Harjo e di Taika Waititi per sorprendere e colpire gli spettatori.

Mentre è steso a terra dopo i colpi subiti dalla banda rivale, Bear ha una bizzarra visione. In questo sogno lucido, il ragazzo incontra un nativo americano a cavallo, rappresentato con abiti e modi di fare stereotipati, che si pone nei suoi confronti come una sorta di stravagante guida spirituale. Quando questo lo rimprovera e gli chiede di interrogarsi su quale sia il suo ruolo nel mondo, il giovane inizia sentirsi in colpa per i piccoli crimini che ha compiuto insieme ai suoi compagni e decide di cambiare la situazione.

Reservation Dogs

I Reservation Dogs non saranno più criminali, ma vigilanti, pronti a difendere il loro quartiere dal pericolo della NDN mafia. In tutto questo i ragazzi sono costretti a fare i conti con una pesante eredità e con il pensiero costante di dover essere orgogliosi e di rispettare sé stessi, i loro antenati e la loro comunità. Quest’ultima, tuttavia, è trascurata e trattata con sufficienza dal resto dell’America, che sembra ricordarsi del loro tragico e travagliato passato solo per “convenienza”.

Un cast inaspettato

La serie di Sterlin Harjo e Taika Waititi scava a fondo nell’emotività dei personaggi principali e analizza la situazione con una comicità brillante e travolgente. Il dramma si alterna sapientemente al divertimento, e bastano questi primi quattro episodi per capire che ci troviamo di fronte ad un progetto unico, particolarmente importante per quanto riguarda la rappresentazione dei nativi americani, ma che conserva sempre la sua natura comica, regalandoci alcuni momenti folli ed inaspettati.

Questo risultato è possibile anche grazie ad un cast corale incredibile, che dimostra di avere una sorprendente complicità anche se è formato principalmente da attori che non hanno lavorato molto sul piccolo e grande schermo. Paulina Alexis, che interpreta l’energica Willie Jack, ha avuto solo un’altra esperienza come attrice prima di recitare in Reservation Dogs. Allo stesso modo Lane Factor, che nello show televisivo veste i panni di Cheese, ha avuto il suo primo ruolo proprio all’interno della serie.

Reservation Dogs

I quattro giovani attori riescono a destreggiarsi tra i momenti drammatici e quelli comici, trasportando sul piccolo schermo tutte le perplessità e le difficoltà di crescere in un ambiente privo di possibilità. Reservation Dogs si discosta con prepotenza da tante altre serie comiche e dimostra, fin dai sui primi quattro episodi, di sapere già come conquistare il pubblico e, soprattutto, in che direzione muoversi.

Questa è una caratteristica da non sottovalutare per il genere, considerando che alcuni tra gli show più celebri hanno avuto bisogno di un po’ di tempo per riuscire ad ingranare. Reservation Dogs parte quindi con una profonda identità personale e conquista lo schermo. Ora viene spontaneo chiedersi in che modo la serie continuerà a raccontare la storia di Bear e del resto del gruppo, considerando anche che lo show è stato già rinnovato per una seconda stagione.

 

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