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Piccole Donne di Greta Gerwig Recensione: la storia di una sorellanza incantevole

Piccole Donne di Greta Gerwig (Lady Bird) è il settimo adattamento cinematografico dell’omonimo romanzo di Louisa May Alcott (link qui al trailer). Su MonkeyBit ne abbiamo parlato diverse volte, visto che ha ricevuto numerose candidature durante la Season Awards. Il cast è di altissimo livello e solo questo vale il prezzo del biglietto: troviamo Saoirse Ronan, Timothée Chalamet, Florence Pugh, Emma Watson, Meryl Streep, Laura Dern, Bob Odenkirk e Eliza Scanlen.

Piccole Donne

Le sorelle March: da sx Eliza Scanlen, Saoirse Ronan, Emma Watson e Florence Pugh

Un sogno in un’epoca in cui è impossibile averne

Il film racconta la storia delle quattro sorelle March: Jo la protagonista, Amy, Meg e Beth, interpretate rispettivamente da Saoirse Ronan, Florence Pugh, Emma Watson e Eliza Scanlen. Tutte aspirano a diventare artiste. Jo vuole diventare scrittrice, Amy vuole dipingere, Meg sogna di recitare, infine Beth delizia la famiglia March con il pianoforte. Loro sono le piccole donne del loro padre, loro sono le piccole donne destinate a diventare mogli e poi madri. Loro sono le piccole donne di una società patriarcale. Greta Gerwig ce lo ripete in continuazione nel film: uno dei personaggi più emblematici della pellicola è la zia March cinica, che ha avuto delusioni per tutta la vita e ha avuto l’unica colpa di nascere donna. Il personaggio, interpretato da Meryl Streep, ci spiega che il matrimonio per la donna è solo una rassegnazione per ottenere profitto e che, per vivere bene, una donna deve essere ricca.

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Lo stile narrativo

Greta Gerwig decide di raccontarci la storia di queste quattro donne forti attraverso due linee temporali. Il presente dove le sorelle sono, chi più chi meno, separate dalle altre e il passato quando il loro padre era in guerra ed erano tutte unite e si facevano forza l’un l’altra. Le due linee temporali sono mescolate in continuazione nel film, ma si distinguono facilmente attraverso un montaggio parallelo e una fotografia calda, dolce e familiare nel passato e, al contrario, fredda, amara e scura nel presente. Anche gli interni, nonostante siano gli stessi, cambiano tra presente e passato. Nel passato sono colorati, accoglienti nonostante la povertà, mentre nel presente sono spogli, grigi e desolati.

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L’arte è proprieta dell’uomo

Le scene più emblematiche della pellicola sono quelle in cui Greta Gerwig riflette sull’arte. Quando Jo fa leggere un suo scritto ad un critico che disprezza il lavoro della donna, ella lo rimprovera di essere un critico che non sarà mai ricordato, mentre invece il suo estro creativo: Jo March sarà immortale. Un altro discorso memorabile del film è il dialogo tra Florence Pugh e Timothée Chalamet che riflettono sulla figura dell’artista donna. Non esistono, sono casi più unici che rari, perchè i critici e gli intellettuali sono uomini quindi “eliminano la concorrenza”. Tutto è denaro in questo film, persino l’arte. La donna si sposa per denaro, l’uomo lavora al posto della sua piccola donna, l’artista donna lavora e vuole, giustamente, i suoi soldi per vivere. In tal senso si sente un forte malcontento verso questa società.

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L’opera della Gerwig è fortemente femminista e liberale. Mostra al mondo d’oggi le ipocrisie di un mondo che si nasconde dietro ai soliti discorsi: “le donne hanno gli stessi diritti degli uomini”, ma i fatti dicono altro. Le donne vengono sottopagate e la Gerwig lancia violente stoccate mostrando come le vicende narrate dell’800 siano, in realtà, ancora presenti nel 2020.

Ciascuna persona, ogni piccola donna è libera di fare quello che vuole. La regista e sceneggiatrice ci mostra i problemi di quest’idea liberale: ci mette in scena le sorelle che litigano per i diversi sogni, per le diverse idee. Meg vuole sposarsi, mettere su famiglia, mentre Jo non vorrebbe mai abbandonare la sorella maggiore, ma per la sua morale accetta di lasciarla per il suo bene.

La sorellanza di quattro piccole donne

Greta Gerwig oltre a dirigere le quattro attrici benissimo, le scrive e le rende distinguibili l’una dall’altra. Jo è impulsiva, gelosa, è la combinaguai nonostante in realtà sia dolce e molto protettiva, è il “maschiaccio” della famiglia – termine usato non a caso dalla sceneggiatrice e regista. Amy è simpatica, invidiosa, è la terzogenita e di ciò ne soffre, ma è una combattente fino alla fine. Meg è dolce, umile, premurosa, protettiva con le sorelle minori. Infine c’è la piccola Beth a cui tutti vogliono bene: dolce, educata, saggia e calorosa con la propria famiglia. In realtà però, ogni sorella imparerà nel corso della storia dalle altre, Jo, in particolare, imparerà da tutte e diventerà una donna forte.

Conclusioni

Greta Gerwig scrive e dirige un’opera femminista, dove le donne sono denaro, oggetti, oppresse dalla società patriarcale. La pellicola non sfocia quasi mai in facili morali, anzi, racconta quattro storie terribilmente vere che finiscono sia bene che male. Verremo immersi in un’800 realistico grazie a dei costumi che, probabilmente, vinceranno l’oscar. Il montaggio e la fotografia ci chiariscono efficacemente il passato dal presente attraverso sequenze drammatiche dal forte pathos. Il film è un gioiello di rara bellezza che vi consigliamo di andare a vedere.

Piccole Donne Recensione
8.5 / 10 VOTO
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PRO
    Racconto ben distinto in passato e presente continuamente mescolati
    Montaggio e fotografia chiarificatrici nei flashback
    Le sorelle March sono ben delineate e ciascuna ha una storia interessante
    Costumi degni dell'Oscar
    Cast eccezionale
    Comicità che sdrammatizza nei momenti giusti
CONTRO
    Raramente il film è un po' retorico
    L'interpretazione di Emma Watson non convince pienamente
VOTO
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