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Razer Kishi

Razer Kishi Recensione: il futuro del cloud gaming

Il videogioco, inteso come settore, oggetto, strumento, ha visto negli anni una lunga serie di rivoluzioni, intese sia per il lato hardware e software che per i servizi. Dall’arrivo nelle console casalingo negli anni ‘70 fino all’arrivo di servizi come Xbox Game Pass, PlayStation Plus o anche Fortnite, inteso come game-as-service, il gaming è stato sempre uno dei principali protagonisti dell’evoluzione tecnologica. I primi segnali dell’arrivo di un futuro lontano dall’hardware e più vicino al software e ai servizi sono stati i tentativi di giocare senza un’effettiva console.

Ricordiamo quando Sony ci provò PS3 con PSP, fallendo miseramente, ma aprendo le porte a una lunga serie di possibilità. Il remote play è divenuta una realtà sempre più concreta e accettabile per gli utenti di tutto il mondo: Microsoft e Google ci hanno puntato molto in questi ultimi mesi, con la possibilità di giocare in cloud con Xbox Game Pass e Stadia. Sebbene questo lungo incipit possa presupporre che questi ultimi due servizi siano un punto di arrivo, è bene specificare che la realtà è assai differente.

Il cloud gaming è una possibilità più che concreta, che offre ai giocatori di tutto il mondo la possibilità di allontanare il concetto di console casalinga per godere dei propri titoli con una fruibilità mai vista prima. Siamo onesti, non è difficile credere che il futuro del gaming possa essere segnato dal cloud.

Fate strada al Re dello streaming

Se siete qui per leggere questa recensione del Razer Kishi vi starete chiedendo perché non abbiamo ancora detto che giocare a Call of Duty Mobile con esso sia incredibilmente vantaggioso per noi (e svantaggioso per tutti gli altri utenti del titolo). Vi rispondiamo subito dicendo che a nostro avviso non è con i giochi che potete installare sul vostro smartphone che il Razer Kishi mostra i suoi muscoli.

Questo dispositivo è stata la “piattaforma” su cui abbiamo giocato maggiormente a Cyberpunk 2077 – incredibile ma vero – e l’esperienza che abbiamo provato ci ha segnato nel profondo. Come è possibile che l’opera di CD Projekt Red sia più fruibile su uno smartphone che su un PC di fascia alta? Questa è la domanda che ci siamo posti, e dopo un periodo molto prolungato con il Razer Kishi siamo finalmente pronti a rispondere.

Parliamo di prospettive future e di innovazione, ma Razer non è stata certamente la prima a produrre dispositivi per giocare sul nostro smartphone. Tuttavia, nessuno come il Kishi ha potuto dimostrare una grande affidabilità e comodità di utilizzo, fattori necessari per il gaming. Per far contenti i puristi che si aspettano un’analisi tecnica del Razer Kishi, specifichiamo che si tratta di un accessorio che può essere esteso per inserire al suo interno il vostro smartphone e utilizzarlo come un controller. Presenti quindi una pulsantiera ABXY, una croce direzionale, due pulsanti che sostituiscono lo start e il select, un tasto per il menu, due levette analogiche cliccabili e i tasti dorsali RB, LB, RT e LT. Si, come una Nintendo Switch. Lo abbiamo detto.

Razer Kishi senza bluetooth? Non è un bene!

Il Razer Kishi viene collegato direttamente allo smartphone via USB-C o lightning, nel caso in cui acquistate la versione android o per iPhone. La scelta di non offrire agli utenti la possibilità di connetterlo via bluetooth viene giustificata con la necessità di ottenere il minor input lag possibile. Perché giustamente tutti andranno a giocare a picchiaduro competitivi sul proprio smartphone come Mortal Kombat Mobile o titoli come Street Fighter V o Tekken 7 in cloud.

Appurata la stupidità di questa scelta, crediamo che l’assenza del bluetooth sia la più grande pecca del Kishi. Magari potevamo utilizzarlo con il nostro tablet o iPad, o anche collegandolo al PC perché chiuso il Razer Kishi assume la forma di un classico controller, riconducibile ai Joy-Con collegati al grip. Crediamo che un adattatore possa risolvere questo problema, ma con un accessorio da circa 100 euro probabilmente non dovremmo sentirne la necessità.

Un’altra problematica verso cui molti puntano il dito, ma senza tenere in considerazione la contemporaneità, è l’assenza del cavo jack, che diviene un difetto nel momento in cui si ritiene che usare lo smartphone con il Razer Kishi non permette l’utilizzo delle cuffie. Alzi la mano chi ha ancora cuffie cablate. Se proprio dobbiamo andare a ricercare difetti probabilmente li troveremmo in dettagli come una pulsantiera dalla corsa troppo pronunciata o in una croce direzionale eccessivamente “plasticosa” e poco affidabile. Sono però piccolezze che difficilmente potrebbero rischiare di minare l’esperienza di gioco e che – di fatti – durante la nostra prova non lo hanno fatto mai.

Razer Kishi

Per dire questo abbiamo giocato a molte tipologie di titoli, inclusi i già citati Cyberpunk 2077 e Call of Duty Mobile. La nostra prova non ha mai davvero evidenziato difetti effettivi del Razer Kishi, ed è probabilmente questo l’aspetto più incredibile del dispositivo: plug and play, queste sono le tre parole che definiscono meglio la nostra esperienza. Sebbene in genere decidiamo di non esprimerci con un voto durante le recensioni di questi prodotti, potremmo valutare il Razer Kishi con un deciso 9 perché sono forse i materiali l’aspetto più gravoso dell’intero prodotto, che risultano spesso di qualità meno eccelsa rispetto a quella che si potrebbe aspettare.

The Review

9
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Razer Kishi Recensione

Conclusione

Tuttavia, consideriamo il Kishi un accessorio che tutti i giocatori che passano del tempo con il proprio smartphone dovrebbero quantomeno provare. La presenza di sempre più servizi che abbracciano l’utilizzo di controller su dispositivi mobile è un segno positivo che in futuro il Razer Kishi diverrà ancor più utile, che a sua volta è una grande prospettiva per il successo del suo concept sul lungo termine. Ne parliamo quasi come se fosse un prodotto che viene direttamente dal futuro, e forse è davvero così. La realtà è che siamo rimasti più che convinti di quello che Razer ha voluto fare, vendendo un prodotto che gode della contemporaneità del settore del gaming, posizionandosi in un periodo storico a dir poco perfetto.
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