MonkeyBit

Ratched

Ratched Recensione: L’amore per il male

Qualcuno volò sul nido del cuculo è uno di quei romanzi che hanno fatto la storia della letteratura, già portato sul grande schermo da Milos Forman, con la partecipazione – strabiliante – di Jack Nicholson. Dopo l’acclamata miniserie Hollywood, Ryan Murphy torna a far parlare di sé con una serie incentrata sul personaggio dell’infermiera Ratched, una figura iconica nel libro sopracitato. Attenzione, però: non si tratta di un reboot del lungometraggio, né di un sequel, ma di una sorta di prequel che vede l’infermiera in giovane età diventare man mano quello che sarà il suo volto più noto. La serie sarà disponibile su Netflix dal 18 settembre, ma noi l’abbiamo vista in anteprima per voi. Ecco tutto ciò che possiamo dirvi a riguardo.

La trama di Ratched

La serie ha inizio con l’infermiera Ratched in cerca di lavoro, dopo la seconda guerra mondiale; ci troviamo infatti negli anni ’50, e la donna riesce ad essere assunta all’interno di un prestigioso ospedale psichiatrico, gestito dal dottor Richard Hanover. All’ospedale è stata affidata la cura di un giovane criminale, Edmund Tolleson, per poter capire se il ragazzo è processabile o meno, quasi come avviene all’interno nel film. Le fila si muovono intorno ad un cospicuo numero di personaggi, che rendono l’opera oltremodo movimentata. Sarah Paulson recita nella parte di Mildred Ratched, a fianco di Cynthia Nixon (Gwendolyn Briggs), Judy Davis (Betsy Bucket), , Jon Jon Briones (dottor Richard Hanover), Finn Wittrock (Edmund Tolleson), Charlie Carver (Huck), Alice Englert (Dolly), Amanda Plummer (Louise), Corey Stoll (Charles Wainwright), Sophie Okonedo  (Charlotte) e Vincent D’Onofrio (governatore George Wilburn).  Lenore Osgood, uno dei personaggi più fraintendibili ed enigmatici, è interpretato dalla bellissima Sharon Stone, che risplende in questa rappresentazione. Ogni figura, anche quelle non nominate, agiscono in un contesto equivoco e poco chiaro, rendendosi strumento della morale non solo dello show, ma del romanzo: in realtà, abbiamo tutti atteggiamenti folli, a dimostrazione che mostri non si nasce, ma si diventa. Ryan Murphy crea un prodotto di oggettiva qualità, prendendo a piene mani dal libro e mostrando con agghiacciante realismo le pratiche obsolete di trattamento delle malattie mentali dell’epoca, facendo vedere quanto il sistema sanitario di allora fosse corrotto e accecato da falsi miti. Il pregiudizio, qui, gioca un ruolo fondamentale.  

Il vero obbiettivo

Il contesto è quello che rende, questa serie, unica nel suo genere. Gli anni ’50 sono un momento della storia di forte paura, sono appena state superate due guerre, la vita sembra essere tornata alla normalità, ma in realtà tutti osservano i comportanti degli altri. Tutti sono guardati con sospetto. Ognuno potrebbe essere colpevole di qualcosa. L’infermiera Ratched si muove all’interno di questo situazione con grande eleganza e sobrietà. È una donna rigida, anche se non quanto nel film, perché indossa una maschera dietro alla quale cela tutti i suoi “peccati”: l’omosessualità, la rabbia, il dolore provato, che non si confanno al tipico stereotipo femminile di quel tempo. Siamo stati abituati a immaginare la donna dell’epoca come completamente sottomessa all’uomo e al suo volere, protettrice del focolaio o, al massimo, come infermiera delicata e servile. Nulla di più lontano dalle protagoniste di questa realizzazione, tutte testardi e forti, che prendono in continuazione decisioni per sé e per gli altri, ma comunque fragili, poiché costrette a indossare un abito di facciata distanti da loro. Il personaggio di Sharon Stone, affascinante e carismatico, è il più intenso fra queste, sola e potente, decisa fino alla fine a perseguire il suo obbiettivo. Ma il vero fine di questo prodotto, così come del libro e della pellicola, è quello di mostrare il lato oscuro della società. Una società vendicatrice, che isola e denigra il diverso, a tal punto da sottoporlo a macabre torture. Nell’ordine, ci vengono mostrati l’isolamento, la lobotomia, le cosi dette “vasche” e, infine, la pena capitale di morte tramite la sedia elettrica. A confronto, gli omicidi che si susseguono sono nulli, trattati con semplicità e risolti in tempi brevi e veloci. La morte è trattata come un gioco.

L’amore per il male

C’è un’attrazione infima e subdola nei confronti delle varie figure verso il male. Ognuno di loro mostra, in momenti diversi, manie e inclinazioni verso differenti forme di dolore, torture e peccati. Il male assume spesso il volto di uno dei personaggi, e tutti ne vengono attratte come mosche all’uva: addirittura ci si innamora dello spietato killer. Miss Ratched rivela una passione verso scenari atroci, Lenore prova compassione e affetto per il figlio spericolato, il dottor Hanover fa uso di droghe pesanti. Le persone “normali”, considerate sane, ci appaiono in realtà come le più oscure e problematiche, mentre i malati mentali sono solo ingenui e vittime di pregiudizio. Un gioco di specchi che ruota attorno alla reale natura dell’essere umano, né buona né cattiva, ma solo fortemente provata dall’ambiente in cui hanno vissuto. In questo senso, la serie ci fa intuire quella che è la vera cura alle malattie mentali: la psicoanalisi, ancora molto lontana dalle pratiche del tempo.

Ratched

Miss Ratched: l’angelo della carità

Nel corso degli eventi, Miss Ratched compie diversi atti, di aiuto o di manipolazione. La sua ambiguità, in realtà, è solo apparente. Un infermiere, nella serie, ad un certo punto le dirà che è un angelo, un angelo della carità, nello specifico. Effettivamente, è proprio quello che rappresenta: buono quanto spietato, aiuta i più deboli, praticandogli anche l’eutanasia, e con la stessa rabbia cieca e freddezza biblica, infligge altrettanto dolore, punendo i più fragili. Degli angeli bisogna avere paura e lei ne è la perfetta incarnazione. Severa, rigida, spietata e crudele, ma anche gentile, buona, attenta al bisognoso.

Un lavoro imperfetto

La regia di questa serie si è dovuta destreggiare con un lavoro immane. Le scenografie (che ricordano l’Overlook Hotel), le ambientazioni, i costumi: tutto è perfetto e curato al dettaglio. La fotografia si è espressa molto bene, esaltando i colori pop degli anni ’50 e sfruttando vecchie tecniche di colorazione in verde e in rosso, citando l’horror di un tempo (vedi Dario Argento). È la macchina da presa, che qui, ha il più grosso problema. C’è davvero troppa carne al fuoco, per gestire tutto nei minimi dettagli. Guardata tutta di seguito (un bel bingewatching) l’opera appare spesso frenetica e caotica, disordinata. È un prodotto che si lascia guardare, ma è di difficile interpretazione e, spesso, discontinua. Ciò porta l’osservatore a una reale confusione ed è ostico continuare a guardarla. Magari l’intenzione di Murphy era proprio quella di far “impazzire” il pubblico come i personaggi della realizzazione, ma è un tantino eccessivo. Di certo, lo show piacerà a un’audience più attenta, ma non è adatta a chi cerca semplicemente qualcosa con cui trascorrere del tempo.

Ratched

L’opera ha sicuramente qualcosa da dire, e lo fa bene. Certo, la Ratched ritratta qui è ancora molto lontana da quella del libro e della serie, ma immaginiamo che la sua evoluzione finale si vedrà in un arco narrativo più grande, quindi è facile presupporre che questo prodotto avrà una seconda stagione. Le citazioni che il genere fa al thriller e allo splatter sono degne di nota. Sicuramente, ci ha molto interessato e colpito. Fateci sapere cosa ne pensate voi, lasciando un commento qui su MonkeyBit!

 

 

Ratched Recensione
7.8 / 10 VOTO
PRO
    - Bei riferimenti alla psicologia
    - Ottima caratterizzazione dei vari personaggi
    - Contesto azzeccato e ben trattato
CONTRO
    - Difficile da seguire
    - Regia disordinata
VOTO

El Camino

What's your reaction?

Post a Comment