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Pete Docter

Pete Docter: alcuni retroscena di Soul e la consegna del premio alla carriera

Pete Docter, attuale direttore creativo di Pixar dopo le dimissioni di John Lasseter nel 2018 ed autore di noti lungometraggi d’animazione della company come Inside Out (2015) e Up (2009), ha sempre creduto nei sogni. Solo una mente visionaria e profonda, infatti, può aver pensato e, coraggiosamente, realizzato un’opera come Soul (qui trovate la nostra recensione), che affronta tematiche difficili con una leggerezza tipica di un’azienda che, fin dal 1995 (con l’uscita di Toy Story – Il mondo dei giocattoli), confeziona delle storie d’ispirazione per grandi e piccini. Con la nuova pellicola della casa statunitense, l’ambizione dei creativi, animatori e tutto il team dietro il progetto si è spinta oltre, fino a raccontare cosa significa il senso della vita, un argomento non sondabile sulla superficie, ma esplorabile solamente coinvolgendo emozioni, spirito, sentimenti e tanto amore.

Soul, stando alle dichiarazioni più recenti di Disney, non raggiungerà la sala e arriverà direttamente su Disney Plus, anche considerando le nuove direttive della Casa di Topolino riguardanti la priorità della distribuzione streaming piuttosto che quella nei cinema. Ebbene, la realizzazione è riuscita però a ritagliarsi uno spazio “fisico” all’interno della Festa del Cinema di Roma, evento che è partito ieri, all’Auditorium Parco della Musica e che si protrarrà fino al 25 del mese. Prima della proiezione serale riservata agli accreditati e a coloro in possesso del biglietto, il regista e sceneggiatore Pete Docter, in compagnia di Kemp Powers (co-regista e co-sceneggiatore) e la produttrice Dana Murray, ha tenuto la conferenza stampa della pellicola (tramite Zoom), rispondendo ad una serie di domande sulla loro creatura d’animazione. Al termine del dibattito, il direttore artistico della kermesse, Antonio Monda, ha consegnato virtualmente il premio alla Carriera a Docter, che ha scambiato quattro chiacchiere con il pubblico, esplorando alcuni dei suoi più grandi successi. Ecco alcuni degli argomenti più caldi che sono stati affrontati nel pomeriggio di ieri.

La Conferenza Stampa

La prima osservazione che è emersa durante la conferenza stampa è che Pixar affronta da sempre tematiche complesse nelle sue opere, nonostante di fatto siano titoli dedicati ai bambini. Docter ha perfettamente rappresentato i lungometraggi della company come realizzazioni che hanno una struttura dolce, zuccherosa (per adattarsi ai più piccoli) ma che hanno un fondo più profondo. Powers ha fatto notare che in tal senso, gli sceneggiatori dell’azienda sono come dei cantastorie che hanno un grande rispetto nei confronti dei bambini, ma che narrano argomenti decisamente più profondi, partendo da esperienze personali. Soul, tra l’altro, come giustamente ha sottolineato Dana Murray, con la sua portata ideologica e spirituale, ha rappresentato una sfida molto accattivante e complessa (ancora più di Inside Out) da affrontare. Ma qual è la storia che ha realmente ispirato il prodotto? Docter ha raccontato di aver riflettuto a lungo dopo la realizzazione di Inside Out e di essere arrivato alla conclusione di non essere soddisfatto pienamente: per tale motivo ha fatto un’indagine interiore sul significato della vita e sull’inseguimento delle passioni e da ciò è nato il film.

Un elemento molto curioso che sta alla base delle realizzazioni Pixar è il processo creativo. La produttrice ha rivelato che in azienda si investe molto in tutti i creativi presenti, che hanno la possibilità di proporre tre idee ciascuno. Quelle ritenute migliori, ovviamente, sono poi sviluppate passo dopo passo da tutti i reparti. Si costruiscono poi i personaggi, fiore all’occhiello delle creature d’animazione della company, che riescono sempre ad essere autentici e perfettamente integrati con le ambientazioni che li ospitano. Pete ha spiegato che, per realizzare questo connubio, si parte sempre e comunque da delle figure che poi vengono affiancate a degli scenari (come dei set) e si lavora gradualmente fino a giungere ad un collegamento consono. Parlando invece di realismo dei personaggi (anche i più secondari e marginali), Powers ha preso come esempio una comparsa di Soul, un semplice barbiere, che però ha alle spalle righe e righe di background che lo dettagliano nei minimi particolari. Per tale motivo, anche le apparizioni più insignificanti, sebbene non abbiano spazio sufficiente, sono descritte minuziosamente in fase di concept.

Pete Docter

Parlando, invece, degli elementi preponderanti presenti in Soul, a detta di Docter, uno di questi è un gioco di contrasti molto marcato: se da un lato c’è il materialismo e la durezza di New York (New Orleans è stata scartata perché già protagonista de La principessa e il ranocchio), dall’altro l’ante-mondo e l’oltre-mondo sono spirituali e morbidi. Per studiare dei possibili materiali per il background, Docter ha spiegato di aver esplorato riferimenti neutri, mostre e studi di architettura, senza approfondire tematiche troppo specifiche perché avrebbero strumentalizzato il contenuto in un’unica direzione. Già dal titolo, il lungometraggio fa capire come la jazz music sia una parte fondamentale dell’intero impianto narrativo e registico e la Murray ha rivelato che la troupe ha coinvolto un’artista reale, Jon Batiste, per le sequenze musicali, in maniera tale da avere una voce autorevole ed esperta al loro fianco. La colonna sonora, tra l’altro, è curata da Trent Reznor e Atticus Ross, componenti illustri dei Nine Inch Nails, una band industrial metal, che ha firmato recentemente anche la soundtrack della miniserie HBO Watchmen. Ebbene i due nomi, all’apparenza molto distanti dalla poetica Pixar, sono riusciti perfettamente, secondo Powers, a portare una ventata più adult e matura nei pezzi scelti. Curiosa anche com’è avvenuta la collaborazione con il team Pixar: gli artisti mandavano dei campionamenti musicali e mano a mano si scambiavano idee, suggestioni ed è così che hanno costruito i brani, anche se solitamente, nella maggior parte dei casi, la musica si compone solamente a film fatto e finito e ciò rappresenta una piacevole eccezione.

Una piccola chiusa finale, doverosa, per tutti coloro che vorrebbero Soul in sala: Docter ha spiegato che la situazione è drammatica e ad ora sono costretti a distribuirlo per forza di cose su Disney Plus (trovando anche un vasto pubblico ad aspettarlo). Questo implica che un arrivo al cinema non è del tutto escluso, anche se però dipende tutto da come andrà avanti la pandemia e se ci sarà un allentamento tale da poter portare il lungometraggio nelle sale.

Degli incontri che hanno sottolineato l’enorme lavoro che c’è dietro questi lungometraggi, che erroneamente attribuiamo ai bambini quando hanno tematiche di spessore molto più adult

Incontro e premio a Pete Docter

A seguito della conferenza stampa, il palco ha lasciato spazio al direttore artistico della Festa del Cinema di Roma, che, come anticipavano in precedenza, ha “consegnato” su Zoom una targa a Docter, che lo ha ringraziato caldamente sia per un’onorificenza così prestigiosa, sia per aver creduto in Soul e averlo lanciato in rassegna alla kermesse della capitale. Subito Monda è andato a colpire al centro del titolo, al cuore musicale, chiedendo a Pete quanto fosse importante la musica per lui. L’autore ha spiegato che, trovandosi in una famiglia di artisti, è normale che le note siano presenti nella sua vita e che le varie scene della realizzazione le ha concepite e rappresentate alla luce dei brani e dei pezzi orchestrali.

Dopo questa introduzione, si è ripercorsa brevemente la filmografia di Disney Pixar con delle clip molto significative e intense e si è poi spostata l’attenzione nei confronti delle opere di Pete Docter, ovvero Monsters & Co., Up e Inside Out, anch’esse presentate tramite dei filmati. Tra un video e l’altro, Monda ha chiacchierato con Docter in riferimento ai suoi lungometraggi che hanno preceduto Soul. L’idea alla base di Monsters & Co., ad esempio, è nata banalmente dalla convinzione dell’autore, che aveva da bambino, che nell’armadio abitassero delle creature proventi da chissà quale mondi. E da lì in poi si è sviluppato il concept, andando a delineare in maniera dettagliata tutta la società dei mostri. Up, invece, è nato con l’esigenza di rileggere il concetto di avventura, come è classicamente intesa nel mondo del cinema. Nel parlare di Inside Out, Monda ha invece chiesto a Docter quale fosse il suo rapporto con la fede e la religione, anche considerando le tematiche profonde presenti sia nel film sopracitato che in Soul. La risposta del filmaker è stata che odia le prediche e le morali spicciole e preferisce di gran lunga giostrare la narrazione concentrandosi sui personaggi e i loro punti di vista, che hanno il potere magico di essere vivi, anche se non reali.

Pete Docter

In conclusione, tra conferenza stampa e premio alla carriera, il pubblico ha avuto l’occasione di vedere più da vicino Pete Docter, un autore d’animazione molto significativo e al tempo stesso ha avuto la possibilità di scoprire alcuni interessanti retroscena dietro Soul, che vi consigliamo assolutamente di recuperare una volta che sarà disponibile a Natale su Disney Plus. Degli incontri che hanno sottolineato l’enorme lavoro che c’è dietro questi lungometraggi, che erroneamente attribuiamo ai bambini quando hanno tematiche di spessore molto più adult, e gli sforzi concettuali che portano alla creazione di gioielli di tale caratura, che tra una risata e l’altra, riempiono l’anima e il cuore.

 

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