MonkeyBit

Rainbow Six Siege
Oxygène

Oxygène Recensione di un thriller fantascientifico che non sfrutta il suo potenziale

Sulle piattaforme Netflix è arrivato Oxygène. Alexandre Aja è un regista conosciuto per la sua realizzazione di film di genere horror e thriller, i cui titoli più importanti sono Alta tensione, Le colline hanno gli occhi, Piranha 3D e Crawl-Intrappolati. Quest’ultimo ha riscosso un grande successo sia da parte della critica che del pubblico, venendo considerato uno dei film più importanti della stagione cinematografica 2019 e posizionato nei primi posti della classifica di varie riviste dedicate al settore. Questa volta il regista si è cimentato nel genere fantascientifico, anche se, a livello di atmosfera e di intensità emotiva, non ha messo da parte ciò che lo identifica da vent’anni.

 

Il cast comprende Mélanie Laurent, nota nell’ambiente hollywoodiano per aver vestito i panni di Shoshanna Dreyfus, una giovane contadina ebrea pronta a scatenare la sua vendetta contro l’esercito nazista dopo il massacro della sua famiglia, in Bastardi in senza gloria, diretto da Quentin Tarantino. In questa pellicola, Oxygène, uscita il 12 maggio 2021, Laurent interpreta Elizabeth Hansen, una donna affetta da amnesia che si risveglia dopo un lungo periodo di tempo all’interno di una capsula criogenica, che per lei è apparentemente sconosciuta. Inoltre avrà a che fare con una quantità d’ossigeno, prossima a scarseggiare, che la metterà a dura prova. Si tratta di un viaggio all’interno dei labirinti della memoria: l’unica chiave di salvezza per uscire vivi da questa situazione drammatica.

Alexandra Aja mostra ancora una volta la sua capacità di dirigere la messa in scena con un alto tasso di concentrazione nei luoghi bassi e strettissimi e di guidare gli attori verso una recitazione raffinata e profonda, facendoli trasformare in padroni del profilmico. La pecca arriva pian piano che il film giunge all’esito, dovuta alla sceneggiatura, complice di aver perso di vista alcuni dettagli di chiarificazione o per aver intromesso specifiche caratteristiche non conformi rispetto al target. Mélanie Laurent tiene in piedi l’intera pellicola con la sua abilità istrionica che si manifesta in un centro spazio-temporale ristretto, offrendo allo spettatore un senso di ansia e di claustrofobia.

L’uso dei dettagli: Il conto alla rovescia dell’ossigeno, le foto della sua vita privata e la trappola per topi 

Il potenziale del film si nota sin da subito dalla scelta registica di voler rappresentare l’intero dramma in una sorta di bara distesa in orizzontale, senza che la protagonista compia chissà quanti sforzi fisici. L’unico mezzo comunicativo è quello della voce, con la quale cercherà, con la compagnia della disposizione robotica di MILO, personificata dal tono calmo di Mathieu Almaric, e dalle chiamate vocali dei diversi operatori scientifici, di comprendere l’esatto punto in cui è collocata. Dietro lo sfondo fantascientifico, il regista posiziona in primo piano l’ossigeno (misurato in percentuale) che si esaurisce con l’avanzare della durata del racconto. Un’avvertenza pericolosa di cui ne sentiamo il peso addosso. Già dalla partenza la sua quantità è molto bassa e, in ogni istante di alta drammaticità, rischia di accelerare il raggiungimento alla morte.

Lo stato d’animo di Elizabeth può essere paragonato a quello di un topo che si aggira lungo i corridoi di un labirinto intricato. La presenza di quest’ultimo fa da aspetto speculare al morbo che si manifesta dentro il suo cervello. Siamo finiti in trappola. Entrambi sono bianchi, come la nebbia che offusca il loro orientamento. La via d’uscita tende ad allontanarsi per colpa di tutti coloro che la circondano vocalmente e risultano ostinati, dato che questi ultimi fanno richieste legate ai dettami di un esempio di burocrazia affogante. Inoltre, Elizabeth ripesca nel database alcune foto con accanto suo marito, Lèo Ferguson, grazie al quale avviene una sovrapposizione tra le immagini analogiche e quelle mentali, facendo percorrere un possibile sentiero per la risoluzione della prigionia. Invece altre inquadrature raffigurano le bellezze immense della vita con i suoi particolari: le foreste, la luce solare, le acque marine, i panorami mozzafiato, le creature animali e i petali delle piante. Queste saranno il punto cardine della sottotrama della pellicola.

Oxygène

Nonostante questa complessa ricerca di informazioni risulti in un esito privo di speranze, rappresentato dalla grande performance di Laurent, lascia qualche spunto di incomprensione e di sconclusionatezza. La vicenda raccontata diventa nell’ultima mezz’ora un altro scenario che si scollega aggressivamente dal fattore iniziale. Insomma, l’atto conclusivo cambia completamente rotta, lasciando in sospeso ciò dove tutto aveva avuto inizio. In questo modo termina con un finale rivisto e ripetuto all’infinito, come se una tipologia di favole debba essere costretta ad appiattirsi per agevolare le nostre aspettative. Non c’era nessun obbligo.

Il tema della memoria viene messo all’angolo

Oxygène vuole centrare come espediente narrativo la memoria, intesa come un enigma destinato allo snodamento dei fili, è un’impresa ammirevole se concentriamo gli occhi sul soggetto. Questo effetto comincia a svanire nel momento in cui la tensione si dissolve e non punzecchia così tanto lo spettatore. Non si tratta di una fallita gestione dell’argomento, piuttosto dell’ingannevole inserimento di numerose tematiche complementari, indirizzate a un altro tipo di genere. L’unificazione di questi elementi accessori non avviene, anzi precipita immediatamente nella caducità dei fatti. In quest’occasione il regista voleva compiere un salto di qualità entrando in sintonia con l’universo fantascientifico, ma è mancata quella condensazione perfetta tra i diversi pezzi del puzzle. Il quadro completo non è venuto alla luce. La memoria domina il susseguirsi delle azioni e finisce per impiantarsi nel ricordo piacevole del passato, visto come alternativa smielata al dolore subito. Questa storia si è già sentita innumerevoli volte.

In Oxygène l’elemento di forza è senza ombra di dubbio la recitazione di Mélanie Laurent, la quale, oltre la sua messa in scena costituita da primissimi piani, riesce a trasmettere quello status mentale di soffocamento e di disperazione da suscitare un’influente immedesimazione da parte dello spettatore. Oxygène risulta essere un prodotto audiovisivo con grandi capacità narrative, purtroppo il risultato finale non è uno dei più soddisfacenti.

Oxygène

Vi ricordiamo di rimanere sempre sintonizzati su MonkeyBit per avere ulteriori aggiornamenti in merito alle recensioni e alle news sul mondo del cinema, dei videogiochi e delle serie televisive, disponibili anche sui nostri social.

Oxygène Recensione
5.75 / 10 VOTO
PRO
    - Mélanie Laurent domina la scena per tutta la durata del film
    - La memoria come espediente narrativo futuro per altre pellicole
CONTRO
    - Una mescolanza di elementi secondari non portata a buon compimento
    - Inizio e fine non trovano alcun legame logico
VOTO

 

Rainbow Six Siege
El Camino

What's your reaction?

Developed by SpawnLab