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Oscar 2021: le nostre preferenze tra i candidati italiani

Gli Oscar 2021 saranno, come ogni anno, un evento imperdibile per tutti gli amanti della settima arte, un appuntamento fisso in cui veder risplendere le stelle più luminose del panorama cinematografico mondiale. In modo particolare, negli ultimi mesi, a causa del Covid-19, i vari lockdown previsti hanno messo in ginocchio l’intera industria dell’audiovisivo, mettendo in discussione le sale in maniera particolare, ma anche proponendo dei Festival e cerimonie del settore in chiave completamente digitale (il Torino Film Festival è il più recente esempio). Ecco che ad aprile prossimo assisteremo probabilmente ad un evento diverso, con degli Academy Award che saranno presenti, ma con un’atmosfera forse più sfuggente e aleatoria, lontana dalla fisicità e dall’imponenza delle edizioni precedenti.

Oscar 2021

E mentre si fanno già alcuni pronostici sulle varie nomination della kermesse, il nostro paese inizia ad affacciarsi agli Oscar 2021 con le prime 25 candidature italiane, che potrebbero concorrere per il Miglior Film Straniero. Di questa lista, l’ANICA (Associazione Nazionale Industrie Cinematografiche Audiovisive Multimediali) ne sceglierà solamente una, che si sfiderà con altri lungometraggi internazionali per essere inserita nella cinquina finale. Nonostante potenzialmente nessuno di questi titoli potrebbe effettivamente arrivare alla notte delle statuette, noi della redazione Movie di MonkeyBit abbiamo parlato delle nostre personali preferenze, mettendo in luce quali prodotti secondo noi sono rappresentativi della penisola.

Favolacce

Favolacce è uno dei progetti più recenti del nostro paese che ha avuto non solo una rilevanza significativa in Italia ma anche nello scenario internazionale. Al di là dei premi vinti sia nella penisola (ben 5 Nastri d’argento e 2 Globi d’oro) che all’estero (Orso d’argento alla Berlinale per la migliore sceneggiatura), l’opera seconda dei fratelli Damiano e Fabio D’Innocenzo (qui trovate alcune chicche sugli artisti) rappresenta uno slancio enorme per il nostro cinema che non è assolutamente da sottovalutare. In primis, sia a livello registico che narrativo, la realizzazione ha il pregio di raccontare uno spaccato della periferia romana con una originalità degna di nota: il taglio dissacrante e volutamente teatrale accompagna un racconto fiabesco dalle tinte nere e oscure di un noir maturo.

Favolacce

Secondo poi, Favolacce dimostra ancora una volta l’immenso talento dei suoi autori, che già con la Terra dell’abbastanza (che aveva trionfato anch’esso con alcune statuette ottenute e varie nomination), avevano attestato di avere un occhio particolarissimo e innovativo, capace di reinventare e manipolare il medium cinematografico con un’eleganza e schiettezza del tutto singolari. Il risultato è una pellicola morbosa e inquietante che alla prima visione lascia raggelati gli spettatori, ma che al tempo stesso li porta alla riflessione diretta. Quale migliore candidato per sfidare gli altri titoli stranieri agli Oscar 2021, dove il trionfo di un film nostrano potrebbe rappresentare un vero e proprio cambio di rotta per l’Italia, che negli ultimi anni sta provando a reinventarsi nell’ambito dell’audiovisivo, portando prodotti sempre diversi e alternativi, ma fin troppo pochi (e poco premiati) per fregiarsi di aver trasformato il corso della settima arte della penisola.

Massimiliano Meucci

 

Favolacce

Favolacce è l’ultimo gioiello, purtroppo non uscito nelle sale, del cinema italiano. Un duo di registi racconta una favola nera ricca di atmosfere suggestive, solitarie, conflittuali che conducono verso una meta rassegnatrice e atroce dal punto di vista umano, nonostante la splendida e luminosa fotografia, fatta di chiarori, luci, colori vivaci, della natura circostante e dell’interno delle villette. Molto spaventoso è il rapporto tra i personaggi, abitanti di un quartiere residenziale romano, i cui destini sono già segnati: non secondo la sfera dell’apparente (pagelle con voti alti, amore reciproco tra i familiari, amicizia tra i bambini, dimore con prati verdi e feste in piscina), ma secondo la sfera del reale, di cui fanno parte: soprusi, sadismi, indifferenze e disperazione incancellabile.

Favolacce

La narrazione scorre in un semplice e ordinato filare, mentre genitori e figli, macchie di un’apparenza contaminata, cadono in un lento declino morale e vitale.
Come in quasi tutte le favole c’è sempre un narratore, interpretato da Max Tortora, e il suo desiderio è quello di raccontare, rappresentare e mostrare questo racconto nonostante sia consapevole di quanto sia assurdo, crudele, drammatico e pessimista: “quanto segue è ispirato a una storia vera, la storia vera è ispirata a una storia falsa, la storia falsa non è molto ispirata.”
Tutto tenuto da un’ottima sceneggiatura, vincitrice dell’Orso d’argento a Berlino. I due fratelli gemelli registi annunciano un nuovo filone cinematografico da costruire per le sue tematiche innovative dal punto di vista tecnico e linguistico, mirato a uno sguardo dettagliato verso il mondo contemporaneo con le sue accezioni negative.

Alessandro Passariello

 

Non odiare

Non odiare, film d’esordio di Mauro Mancini, giovane regista con alle spalle numerosi cortometraggi e video musicali, è la realizzazione perfetta per concorrere agli Oscar 2021. A differenza degli altri lungometraggi presi in considerazione, forse troppo “italiani”, la pellicola di Mancini racconta una realtà universale, una storia sempre attuale, che dopo anni è ancora fonte di atti di odio, un problema che non ha ancora ottenuto una soluzione. Non è un caso che l’opera sia ispirata ad un reale evento di cronaca accaduto in Germania.
Tra tanti titoli meritevoli in gara, questo è, probabilmente, uno dei pochi che abbia un’importante critica sociale che meriti di essere diffusa, discussa e affrontata. Affrontata così come ha fatto Simone, interpretato da Alessandro Gassman in maniera magistrale.

Non odiare

È tra questo personaggio e quello di Luca Zunik, Marcello, che ci sarà un confronto amaro, triste, dalla morale semplice, data troppe volte per scontata, ma diretta ed efficace: non odiare.
I due avranno 96 minuti per avvicinarsi, interfacciarsi e conoscersi, mentre Marica (Sara Serraiocco), combatterà una guerra interiore tra quelli che sono i suoi ideali e quelli che le sono stati imposti da suo padre e suo fratello. Un film capace di trattare un problema dal punto di vista di un singolo individuo, di una piccola famiglia e di un’intera società senza generare confusione. Una pellicola dai toni amari, accentuati da una fotografia perfetta e da uno stile registico inimitabile. Ecco perché, anche se forse non sarà il più appropriato, Non odiare è il titolo più meritevole di partecipare agli Oscar 2021.

Matteo Sorrentino

 

Pinocchio e Favolacce

Dover selezionare un solo film è, secondo me, impossibile. Scelgo, per motivi differenti e distinti, Pinocchio di Matteo Garrone e Favolacce dei fratelli D’Innocenzo. Nel primo caso la scelta sarebbe più commerciale: al momento negli Stati Uniti sono in produzione due lungometraggi tratti dal romanzo del famoso burattino: Guillermo del Toro e Robert Zemeckis sono infatti al lavoro. Pinocchio di Garrone sarebbe un degno rappresentante non solo per l’Italia in quanto libro italiano, ma anche per gli attori: tra gli altri spiccano il compianto Gigi Proietti e Roberto Benigni, il quale vinse 3 Oscar per La Vita è Bella. Inoltre è un titolo per famiglie, che potrebbe piacere a tutti e l’Oscar è prima di tutto un premio commerciale.

Pinocchio

Per Favolacce invece il ragionamento da fare è un altro. L’opera seconda dei fratelli D’Innocenzo è una vera sorpresa e boccata d’aria fresca per il cinema italiano. Inoltre il film ha già dimostrato un certo apprezzamento all’estero. In primis ha vinto a Berlino l’Orso d’Argento per la miglior sceneggiatura, recentemente il lungometraggio è stato candidato agli EFA per la medesima categoria. Favolacce è dunque una pellicola che potrebbe sorprendere l’Academy come ha sorpreso l’Italia stessa con questo titolo , che è una commistione di generi differenti. Il dramma si mescola alla commedia, al grottesco, al racconto di formazione e il lavoro concluso è un fulmine a ciel sereno per il cinema nostrano e per quello europeo.

Enrico Baccilieri

 

La vita davanti a sè

Ne La vita davanti a sé Sophia Loren è raggiante, stupenda, e ci dona una performance senza tempo che la riporta sullo schermo a 86 anni e dopo più di dieci anni dall’ultima apparizione. E lo fa con grande stile, interpretando una donna sopravvissuta all’Olocausto con un passato doloroso alle spalle e un alone di mistero che rimane nell’aria fino alla fine. In questo film viene diretta per la terza volta dal figlio Edoardo Ponti e in tutto il mondo ora si torna a parlare dell’attrice che ha dietro di sé un repertorio di oltre quaranta pellicole e decine di premi.

La vita davanti a sé

La vita davanti a sé dovrebbe essere candidata agli Oscar 2021 perché racconta non solo la storia di un’esistenza, quella di Momo, ma riesce a intrecciare mondi diversi: transessualità, delinquenza, discriminazione raziale, religione e solitudine; tutti questi temi vengono però uniti da un unico personaggio, Madame Rosa. Con questo film l’Italia potrebbe dimostrare di avere tanto da raccontare e potrebbe garantire un terzo Oscar per Sophia Loren, che aveva vinto la prima ambita statuetta per La Ciociara nel lontano 1962. Se venisse nominata, batterebbe l’attuale record detenuto da Henry Fonda, del divario più lungo passato tra prima ed ultima nomination. Sarebbe l’ennesima soddisfazione non solo per la star, ma per tutti noi, essendo una colonna portante del cinema italiano.

Giulia Serena

 

 

El Camino

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