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Comandante Shepard

Ode al Comandante Shepard, il prototipo della vittoria

In qualsiasi gioco che si rispetti, con una trama imponente e coinvolgente, deve esserci un eroe, un paladino disposto a tutto per salvare il proprio mondo. Qualcuno a cui lo scettro del potere viene messo in mano per necessità e scopre, spesso con sorpresa, di impugnarlo piuttosto bene. Uno degli esempi più lampanti è quello del leggendario Comandante Shepard di Mass Effect, allievo, mentore, eroe e agnello sacrificale nello stesso individuo. In occasione della ribalta riottenuta dalla saga BioWare grazie all’uscita della Legendary Edition, ecco la nostra ode al soldato perfetto: Shepard.

Innanzitutto, è bene fare una premessa: Shepard può anche essere cattivo, in base alle scelte del giocatore. Tuttavia, essendo la differenza tra Eroe e Rinnegato molto ampia e marcata, essere malvagi in una situazione come quella descritta dalla saga di Mass Effect richiede un notevole sforzo di volontà. Ecco perché tratteremo del Comandante Shepard canonico, quello più diffuso e amato, disposto a tutto pur di salvare la galassia. Non un eroe vanaglorioso ed in cerca di riconoscimenti personali, ma il paladino della libertà, il campione scelto da triliardi di vite per condurle verso la salvezza.

Comandante Shepard: destinato ad essere un eroe

Shepard, anche tra gli altissimi standard dell’élite dei migliori soldati della galassia, non è un uomo qualunque. Sopravvissuto giovanissimo ad una orribile ed enorme creatura, il Divoratore, che ha ucciso una cinquantina di altri suoi commilitoni, è infatti già leggenda prima ancora che comincino gli eventi di Mass Effect. Nel corso della trama del primo gioco viene scelto per essere il primo spettro umano, diventando a tutti gli effetti uno dei pochissimi a far parte del corpo scelto più esclusivo della galassia. Nel corso del dipanarsi degli eventi appare sempre più evidente come Shepard sia destinato a diventare l’ultimo baluardo non solo della razza umana, ma di tutte le creature viventi della galassia. Il solo in grado di capire il nemico, di conoscerlo e temerlo.

I Razziatori infatti emergono dal buio dello spazio profondo per sterminare tutte le forme di vita senzienti e “ricominciare un nuovo ciclo”, ponendo fine alla vita biologica prima che la sua evoluzione crei un divario troppo ampio con le creature sintetiche sfruttando, ove necessario “l’indottrinamento”, la loro innata capacità di piegare le menti al loro volere. Un genocidio ripetutosi innumerevoli volte nella storia della vita nella Via Lattea, genocidio mascherato da “cura”, da rinascita dalle ceneri, da parte dei Razziatori.

Comandante Shepard

Solo in mezzo a tanti compagni

Durante lo sviluppo dell’epopea di Mass Effect, Shepard si trova di fronte a scelte dalle conseguenze enormi, non solo per l’alleanza galattica o le possibilità di vittoria nella battaglia finale, ma anche e soprattutto a livello personale. I compagni che trova lungo il proprio cammino diventano via via sempre più parte di lui e, di conseguenza, di noi. I legami, non solo amorosi, che vengono a crearsi, sono tra i più saldi, leali e profondi mai visti in campo videoludico. L’aura pura dell’Eroe Shepard, un po’ come accade per Luffy in One Piece, attira a sé come falene le migliori persone, prima ancora che guerrieri, della Via Lattea. Il suo coraggio è un faro di speranza per tutti coloro che hanno perso tutto: casa, pianeta, famiglia, voglia di lottare.

Un’unica entità in tutto il firmamento può tentare l’impossibile, ed è proprio il Marine cresciuto nei bassifondi di una terra dilaniata dall’inquinamento. Forgiato da una vita che avrebbe dannato chiunque altro, Shepard è l’araldo perfetto della guerra, angelo di morte e speranza al tempo stesso. Finiamo per empatizzare a tal punto col nostro salvatore da sentire ogni colpo, morale e non, che incassa, da vivere le sue scelte come le nostre. Il dubbio, la paura, la sofferenza di Shepard, sono anche le nostre. Perché se è vero che non è un essere dalle qualità qualsiasi, se è vero che non è un soldati qualunque, Shepard è e rimane soprattutto un uomo. Un uomo d’onore sulle cui spalle viene messo un fardello enorme: vincere una guerra. Anzi, LA guerra. Quella contro il nemico della vita stessa, quella per la sopravvivenza dell’umanità e di tutte le razze senzienti della galassia. La guerra per la vita.

Comandante Shepard

Il peso della responsabilità

Ogni passo verso la fine del percorso è un macigno sulla schiena e sul petto del nostro Eroe. Ogni bivio, ogni amico che diventa nemico, ogni anima perduta, ogni pianeta lasciato indietro, lo tormentano. A tal punto che anche il nemico prova a sfruttare la sua unica e più grande debolezza: il complesso dell’eroe, la sua enorme attitudine al sacrificio personale per anteporre il bene superiore.

Shepard, pur nascondendo dietro un’espressione neutra il dolore per le proprie sconfitte e per i fallimenti, sfiora la follia. Quando la posta in gioco è così alta, cosa conta davvero? Quando miliardi di vite sono in ballo, quanto conta un’anima amica? Come dice Javik, l’unico sopravvissuto Prothean all’ultimo massacro dei Razziatori di 50mila anni prima: “Ti invito a chiedere alla cenere delle anime di triliardi di morti, se l’onore conti qualcosa. Il silenzio è la tua risposta”.

Comandante Shepard

Eppure, pur vacillando, pur dovendo compiere scelte che avrebbero fatto impazzire chiunque altro, pur con ogni probabilità addirittura indottrinato dai Razziatori nel corso degli anni, Shepard non molla, resiste. Barcolla sì, sul bordo del baratro, ma non china la testa. Va avanti, dritto e fiero, fino alla resa dei conti, alla fine di tutto. Fino all’ennesimo sacrificio, l’ultimo, quando si trova di fronte alla verità: la scelta di uno a nome di tutti, martire al tempo stesso inconsapevole e volontario. Ecco chi è veramente il comandante John Shepard. L’arma finale, la punta della lancia. Altro che crucibolo: l’unica vera speranza, l’unico vero tallone d’Achille dei Razziatori, è sempre stato un semplice essere umano, capace di fare ciò che era necessario anche di fronte ad un’entità superiore. Forte, sì. Eroico e coraggioso, certo. Ma soprattutto determinato. Ed è con tutta la fierezza di un universo al collasso che, alla fine, seppur spezzato, riesce a non piegarsi.

Non solo il prototipo del soldato perfetto, della vittoria: il Comandante Shepard è l’ultimo dei virtuosi, una chiazza bianca in un mare di tenebra infinito: la fulgida stella che risplende della luce della speranza. Per altri contenuti simili, continuate a seguire MonkeyBit, la massima espressione delle vostre passioni!

 

 

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