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Nomadland

Nomadland Recensione: dove finisce il sogno americano per Chloé Zhao

Nomadland è la nuova pellicola diretta dalla straordinaria regista Chloé Zhao e firmata Searchlight Pictures; l’opera ha conquistato il Leone d’Oro allo scorso Festival di Venezia e ora è tra i favoriti per quanto riguarda gli Oscar 2021. Il racconto è incentrato sulla vicende di Fern (la formidabile Frances McDormand), una sessantenne che vive la propria vita in giro per gli Stati Uniti. Dopo aver perso il marito e la sua casa durante la Grande Recessione, a causa del fallimento della fabbrica in cui lavorava l’uomo, la protagonista non ha più niente. Decide di cominciare un’esistenza da nomade, senza un posto fisso in cui stare e chiaramente senza un lavoro che le permetta di avere una stabilità economica.

Tra guadagni stagionali e la sua intera esistenza raggruppata nel piccolo spazio di un van a cui è molto affezionata, comincia a incontrare gente come lei. Moderni nomadi che rappresentano la fine del sogno americano per come tutti lo immaginiamo; uomini e donne che hanno perso ogni cosa e che hanno imparato a sopravvivere in un modo meno convenzionale e sicuramente anche meno sicuro. Chloé Zhao ha creato una splendida trama, una pellicola on the road presto disponibile su Disney+, nella sezione Star, dalla fotografia spettacolare. Un’opera che funziona non solo grazie all’incredibile interpretazione della McDormand ma anche grazie alla testimonianza di persone che vivono realmente in questa condizione. Vi lasciamo il link e il trailer qui di seguito per dare uno sguardo alla bellezza dolorosa di Nomadland:

 

 

La dignità delle testimonianze vere: Nomadland

Prima di entrare nel dettaglio della recensione, osservando le scelte tecniche che ci hanno particolarmente convinto, vogliamo assolutamente prestare attenzione alla decisione di Chloé Zhao di integrare recitazione professionale con testimonianze reali. Molti dei personaggi che vengono rappresentati in Nomadland sono infatti interpretati da persone che vivono realmente in dei van, in giro per l’intero Paese, ritrovandosi per condividere le loro esperienze. Fern stessa è basata sulla storia narrata dalla giornalista Jessica Bruder nel suo libro Nomadland – Un racconto d’inchiesta. La regista, che ha anche scritto l’adattamento e ha editato il lavoro finale, è stata in grado di creare un insieme profondamente omogeneo, composto da finzione e realtà.

 

Nomadland

 

Per quanto la McDormand sia eccezionale, la differenza con chi realmente vive per strada si avverte in certi momenti, ma pensiamo che sia una scelta voluta e ben pensata: in determinati segmenti l’attrice è come una testimone silenziosa delle storie altrui, di questi nomadi moderni che sono stati in grado di creare una propria comunità nel loro essere emarginati. Li aiuta a liberarsi, ad aprirsi spontaneamente e questo si percepisce. Il modo in cui la regista ha deciso di costruire un approccio delicato e dignitoso, pur trattando un tema duro come questo, ci ha veramente appassionato. Inoltre aver scelto dei veri “rappresentanti” della categoria ha permesso a Nomadland di salire di almeno uno scalino a livello qualitativo, se non di più.

“L’attrice è come una testimone silenziosa delle storie altrui, di questi nomadi moderni”

Ed è attraverso scene intorno a uno splendido falò, o a sedie pieghevoli che si diradano nel deserto che ci sentiamo più vicini a queste persone. Insieme a Fern, che cammina silenziosa, ascolta, sorride, crea empatia con gli altri, riusciamo a vedere realmente ciò che i nomadi ci raccontano sullo schermo. L’opera di Chloé Zhao è molto più di un normale docu-film, è una perla rara che è perfettamente incastonata tra cinematografia e vita reale. Abbiamo apprezzato che non ci sia giudizio, che non appaia neanche la benché minima volontà di biasimare l’esistenza di questi uomini e queste donne e allo stesso tempo nemmeno renderle migliori di quanto siano nella realtà.

 

Nomadland

 

Sono semplici esseri umani, ognuno ha perso qualcosa di importante che ha segnato la propria vita irrimediabilmente. Su questo la regista ha creato una rappresentazione estetica da lasciare a bocca aperta, con tutta la maestria tecnica che la contraddistingue. Nomadland è qualcosa di raro, un miraggio unico all’interno di un panorama che si sta inaridendo in questo periodo storico così singolare. La pellicola è indubbiamente maestosa nella sua regia e nella sua fotografia, così come nella gestione del comparto audio, ma prima di tutto è qualcosa di talmente umano, in modo genuino, che fa rimanere di stucco.

Sulla via dell’emarginazione: come è rappresentata questa “terra dei nomadi”

La bellezza dell’universo creato in questo film si trova anche nelle scelte tecniche che sono state attuate, capaci di sostenere ed enfatizzare al massimo tutto ciò che si scova nella narrazione. L’accuratezza di ogni dettaglio e di ogni inquadratura ci ha fatto veramente rimpiangere di non averlo potuto vedere in una splendida sala, ma non preoccupatevi perché riesce a dare il meglio anche su piccolo schermo. Nomadland è un lungometraggio sul “cammino” che contraddistingue una vita diversa da quella degli altri. Fern è immersa nella natura e assapora la sua vita semplice, fatta di poco ma pur sempre di grande valore. Nonostante sappia che condurre uno stile simile non è facile ma pieno di ostacoli e complicazioni, la protagonista apprezza la libertà che gli concede il suo nuovo mondo.

 

Nomadland

 

Vive di cieli che sembrano incontaminati, di terra libera da percorrere centimetro dopo centimetro e di questo ne è profondamente innamorata. Il legame creato da Frances McDormand con rocce, terra, piante, freddo viene reso visivamente impattante grazie alle scelte di Chloé Zhao. Proprio questa natura, tanto maligna quanto affascinante e segno di indipendenza dagli standard sociali, è la protagonista indiscussa nella maggior parte delle scene. In quanto spettatori abbiamo la possibilità di vedere Fern immersa in luoghi lontani da ogni convenzione, la regia si sofferma sul suo rapporto con essi e ci rende testimoni esterni di un collegamento tra un’anima e il mondo.

I colori che spiccano sono quelli della terra, sono reali, feriscono e ammaliano sia noi sia la protagonista. Il comparto audio è altrettanto curato poiché i suoni, i rumori che contraddistinguono la realtà in cui lei vive, si fanno sentire e prendono parte dello spazio nei dialoghi. In particolar modo ci viene in mente una scena girata proprio vicino a quella che sembrerebbe un’autostrada; la donna e un ragazzo senza casa si siedono e parlano genuinamente ma in sottofondo c’è l’immancabile suono della vita, delle macchine che sfrecciano per arrivare nel “mondo vero”; una realtà abbastanza vicina da entrare nelle orecchie di questi nomadi, ma troppo lontana per prendere veramente forma.

 

Nomadland Recensione
8.5 / 10 VOTO
PRO
    - Un film dalla narrazione travolgente
    - Fotografia, regia e comparto audio funzionano come un unico insieme
VOTO
El Camino

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