MonkeyBit

Nintendo GameCube

GameCube: il delfino intelligente Nintendo

Su Nintendo GameCube, nome in codice Project Dolphin, potremmo spendere molte parole, e per chi vi scrive decidere da cosa iniziare è veramente difficile. Potrei parlarvi di quanto Super Smash Bros. Melee abbia cambiato i picchiaduro per sempre e segnato in maniera imperitura la saga. Potrei parlarvi di Luigi’s Mansion, un vero e proprio caso diplomatico al lancio della console, o di Pikmin, nato proprio sul cubo. Citerei i capolavori di Genius Sonority, Pokémon XD e Colosseum, mai tornati davvero nella saga.

Potrei parlarvi di un Super Mario Sunshine che, con il suo Splac 3000, non è mai tornato in un gioco dell’idraulico italiano, o di The Legend of Zelda: Twilight Princess, un’avventura di Link immortale, dai toni molto cupi anche più di Majora’s Mask. Vi parlerei di The Legend of Zelda: Wind Waker, che è l’esatto opposto del precedente e che ha fatto nascere l’era di Ganondorf Sigillato. Oppure nominarvi Donkey Konga, un gioco musicale che non ha mai visto un seguito e che manca fin troppo.

L’elenco non finisce qui. Parlare dei titoli usciti per Nintendo GameCube meriterebbe uno speciale separato perché è forse questo quello che più manca di Nintendo GameCube: i giochi. Chi da bambino ne possedeva uno o chi, come me, li recuperò grazie alla retrocompatibilità su Wii, sa bene quanto fossero unici. Titoli così sono, ancora oggi, perle mai replicate nella storia della casa di Kyoto, amatissime da tutti i fan.

“I giochi per GameCube erano sintomatici di una Nintendo che cambiava, che osava e che stava cercando una nuova direzione dopo che Nintendo 64 non fu all’altezza delle aspettative”

Fu anche un’epoca di grandi cambiamenti per Nintendo. Il 2002, infatti, vide le dimissioni di Hiroshi Yamauchi e la promozione di Satoru Iwata a presidente. Come primo non appartenente alla famiglia Yamauchi, Iwata trasformò radicalmente la società. Dopo che Yamauchi aveva legato la società esclusivamente ai videogiochi, la rese più aperta e migliorò la comunicazione. Fondò ad esempio Nintendo, la Rivista Ufficiale che portava nelle case dei fan ogni notizia.

Insieme a Reige Fills-Aime formavano una coppia indimenticabile per noi nintendari, dando finalmente un volto a chi c’era dietro i nostri giochi. Shigeru Miyamoto, all’epoca, era in Nintendo da sempre, Super Mario Bros. era già un successo del passato e The Legend of Zelda una delle saghe più apprezzate. Iwata ha però avuto il merito, insieme a Masahiro Sakurai nei laboratori HAL, di metterli tutti insieme e arrivò su GameCube Super Smash Bros. Melee. Non il primo gioco della serie ma sicuramente il più amato.

Per chi non lo ha conosciuto potrebbe non esser chiaro chi fu Satoru Iwata, ma per capire e conoscere la storia del GameCube e quello che Nintendo divenne in seguito è indispensabile parlare di lui. Nella GDC del 2005 ci fu una conferenza in cui vedevamo, per la prima volta, la nuova comunicazione di Nintendo. Vedemmo questo Corporate Manager aprirsi dinnanzi al mondo e fu chiaro che, nella nuova Nintendo, il “Cuore del Gamer” viene prima di tutto.

GameCube non fu direttamente collegata a Iwata dalla nascita. La console non fu pensata da lui che invece gestì praticamente tutti i giochi. Per questo è una console che per Nintendo rappresentò tante ultime volte. Ad esempio fu l’ultima volta che il supporto ottico non era uno standard, bensì erano dei dischi proprietari nati da un accordo con Panasonic. Fu l’ultima volta che una console fissa non era retrocompatibile e fu l’ultima volta che Nintendo competeva direttamente con i rivali.

Vari slogan cercavano di marcare le differenze tra GameCube e le concorrenti. Il più famoso era “The Nintendo Difference” che poneva l’accento sulla console non come generica macchina di intrattenimento, bensì come piattaforma da gioco definitiva. Inoltre il nome voleva richiamare il design compatto nato dalla necessità delle famiglie giapponesi di avessero console piccole. La maniglia sul retro, invece, permetteva agli occidentali di spostare agilmente la console tra le varie TV di casa.

GameCube era, a livello hardware, una console che non aveva nulla da invidiare ai suoi competitor. Con 9.4 GigaFLOPS era di gran lunga più performante di Dreamcast e PlayStation 2 (rispettivamente 1.4 e 6.2) ma molto meno della prima Xbox che raggiungeva i 20. La CPU, prodotto della serie Gekko di IBM, aveva registri a 32bit come i computer dell’epoca. Infatti il set di istruzioni era quello PowerPC, lo stesso usato dai Mac in quel periodo. La GPU era del marchio canadese ATI che all’epoca non era ancora stata acquisita da AMD.

“La console aveva tanti controller unici e infinite possibilità di gioco, ponendola come una delle più versatili dell’epoca”

 

Anche il controller del GameCube rappresenta un’ultima volta per Nintendo: era classico, senza motion control. Aveva due analogici, un d-pad, 2 trigger, un tasto dorsale e 4 pulsanti d’azione oltre che il classico start. Nulla di eccezionale dal punto di vista della dotazione, ma era nell’ergonomia il suo punto di forza. Ancora oggi su Nintendo Switch i vecchi controller sono usatissimi, specialmente con Super Smash Bros. Ultimate.

La disposizione di A, B, X e Y era unica, davvero strana, eppure straordinariamente efficace. Gli analogici non erano in una scocca circolare bensì ottagonale, consentendo dei movimenti estremamente precisi. La mancanza di un secondo dorsale digitale e un d-pad non all’altezza rendeva il joystick sicuramente non adatto a tutti i giochi, ma per quelli dell’epoca risultava assolutamente valido.

Un pregio che il GameCube ereditava dal suo predecessore erano le quattro porte per altrettanti giocatori. In questo modo non erano necessari multitap per giocare con più amici. A queste si potevano anche collegare dei microfoni, i bonghi di Donkey Kong, il Wavebird (primo controller wireless moderno) e anche un GameBoy Advance. Alcuni giochi, come quelli Pokémon, potevano infatti contare sulla contemporanea portatile per molte funzionalità.

GameCube

Nel 2003 arrivò sul mercato il Game Boy Player. Questo accessorio si collegava alla porta proprietaria posta al di sotto della console. Inserendo il disco incluso nella confezione, il Cubo caricava un nuovo sistema operativo in grado eseguire tutti i giochi Game Boy o Game Boy Advance e giocarli sulla TV senza necessitare della portatile. La compatibilità era totale grazie anche alla porta COM presente sull’accessorio. Questa idea seguiva il Super Game Boy, accessorio analogo dell’epoca SNES.

Solamente in Giappone, nel 2001, arrivò il Panasonic Q. Permetteva di giocare a tutti i titoli GameCube, ma leggeva anche i DVD ponendosi come una versione più completa. Purtroppo le due piattaforme non erano integrate. C’era uno switch fisico che caricava o il sistema operativo del Cubo, oppure quello di Panasonic per i lettori DVD. Inoltre, a causa dei piedini al di sotto, era incompatibile con il Game Boy Player. Insomma, un’idea interessante che però non riscosse molto successo e già nel 2003 fu dismesso.

“Il GameCube è quindi una console molto amata e apprezzata per via delle sue enormi potenzialità, ma all’epoca non fu un successo per Nintendo”

Purtroppo la console è un grande fallimento di Nintendo. Vendette meno della contemporanea Xbox e molto meno di PlayStation 2, l’assoluta vincitrice della generazione. Il Cubo è anche dietro, per vendite, al precedente Nintendo 64. Le ragioni di ciò di certo non le troviamo nell’hardware, che in seguito fu leggermente perfezionato e usato anche per Wii, bensì in tanti piccoli errori.

Il primo è sicuramente la mancanza di ogni forma di multimedialità. Se i competitor erano in grado di leggere i DVD, il GameCube permetteva esclusivamente di giocare e nient’altro. In secondo luogo su GameCube non arrivarono molti giochi multipiattaforma. Sebbene fosse notevolmente più performante di PlayStation 2, i dischi potevano contenere solo 1,46GB, mentre la rivale di Sony ben 4.7GB, essendo dei classici DVD criptati. Insomma, il supporto delle terze parti fu carente e limitato a pochi accordi ad-hoc.

A questo si aggiunse un lancio tumultuoso. GameCube fu la prima console di Nintendo a non essere lanciata con un gioco di Super Mario. Al suo posto il pubblico vide nei negozi Luigi’s Mansion. Oggi questo titolo è uno dei più apprezzati ed è anche tornato su 3DS e Switch con due sequel ma, all’epoca, fece indignare non poco i fan. Sarete d’accordo con noi, quindi, sul fatto che la cubica console fu figlia di numerosi errori che, però, obbligarono Nintendo a cambiare radicalmente approccio, portando con sé il successo di Wii.

El Camino

What's your reaction?

Developed by SpawnLab