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Perché gli NFT nei videogame sono una pessima idea

Gli NFT sono una pessima idea, proprio all’origine. Oggetti la cui esistenza è legata non alla presenza su un server, cosa a cui tutto sommato siamo abituati, ma ad una blockchain. Immagini, gif o video che senza un insieme di computer, che continuamente comunicano l’uno con l’altro, non esistono. Se voi comprate un ebook, seppure il server finisse offline, l’ebook continua ad esistere e voi potete comunque salvarlo su un qualsiasi supporto a vostra scelta, paradossalmente anche stamparlo.

Un NFT non è così. Se pure un generico broker vi consentisse il download sul vostro PC, l’NFT smetterebbe di avere valore perché solo grazie alla sua unicità, garantita dalla blockchain, ha senso di esistere. Altrimenti è solo una generica immagine che potreste scaricare da Google immagini. Se improvvisamente la blockchain smettesse di essere remunerativa, la bolla economica scoppiasse e nessuno avesse più interesse a mantenere viva la catena, il vostro NFT sarebbe meno della carta straccia. Quest’ultima può diventare un comodo foglio su cui fare la lista della spesa, l’NFT neanche quello.

Anzitutto capiamo cosa è un NFT, perché parliamo di una tecnologia completamente nuova e ancora non completamente collaudata

Ora immaginate questo concetto esteso ai videogiochi e immaginate che, nella stessa blockchain, siano presenti cryptovalute. Ecco, avete ottenuto DeRace. Ma andiamo per gradi e partiamo, per chi è meno informato, a spiegare cos’è una catena di blocchi: in poche parole è un insieme di computer connessi. Essenzialmente una rete non molto diversa dalle server farm. La differenza sta nel protocollo: se a livello fisico, tangibile, si usano classici modem, dorsali e operatori telefonici, a livello più alto ogni blockchain non usa https, non usa IP, ma protocolli ad hoc.

Ogni nodo, letteralmente ogni computer, salva una copia di tutti i dati ma crittografati in modo che non siano leggibili. Nel momento in cui viene aggiunto un dato, una transizione tra due nodi, i dati di questa transizione vengono salvati su ogni nodo. Se questi volessero essere modificati, gli altri nodi, grazie ad un sistema di timestamp e hash, se ne accorgerebbero rendendo quel dato non valido e quindi ignorandolo. Tutto ciò rende una blockchain una struttura considerata incorruttibile.

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A partire da questo concetto, capire cos’è una cryptovaluta non è molto difficile: è il contenuto di un elemento tra i tanti salvati in un blocco. Essenzialmente un numero immagazzinato su ogni singola macchina della catena. La proprietà di questo numero, che lo rende una moneta, è garantita dal fatto che, per leggerlo, è necessario conoscere la propria chiave. Comunemente, il denaro è di proprietà di chi lo ha in mano. Quando si paga è la propria mano la chiave che garantisce che quei soldi sono i propri. In una blockchain, la capacità di decriptare il portafoglio ne garantisce la proprietà del contenuto.

Un NFT, not-fungible token, è esattamente la stessa cosa, con l’unica differenza che non parliamo di un numero ma di una immagine. La chiave consente di vedere una foto, una gif, un video e non un numero. Per il resto il concetto è il medesimo. Può sembrare difficile da comprendere ed è per questo che non scenderemo in ulteriori dettagli, per i quali servirebbero non poche competenze tecniche.

Apparentemente tutto questo non è correlato ai videogiochi, ma c’è chi ha capito che potrebbero diventare una gallina dalle uova d’oro

Cosa c’entra tutto questo con i videogiochi? Nulla. Essenzialmente niente, se non fosse che qualche azienda del settore vuole a tutti i costi usarli. Qui arriviamo a DeRace. Fortunatamente tra le nostre pagine e tra quelle di tanti colleghi, non si tratta mai il gioco d’azzardo, ma, sfortunatamente, le videolotterie, i videopoker e le corse di cavalli virtuali sono, a tutti gli effetti, videogiochi. DeRace si inserisce proprio in quest’ultima categoria: è un sito web in cui scommettere in corse di cavalli virtuali.

Non è il primo né l’ultimo sito atto allo scopo, ma la sua peculiarità è che il server a cui ci connettiamo per giocare è un blocco di una catena. Ogni cavallo è un NFT e le scommesse non si fanno in euro ma in DeRC. Al singolo utente viene assegnato un cavallo-NFT ed ha il compito di allevarlo per poi farlo gareggiare. Ovviamente è possibile comprare altri cavalli che, essendo ognuno di essi unico, hanno un costo molto alto. Inoltre 1 DeRC non vale esattamente un singolo euro, ma il prezzo oscilla come per le altre cryptovalute.

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Se quindi noi decidessimo di acquistare 10 DeRC, che al momento costano 27.4€, questi domani potrebbero valere il 2-3% in meno. La differenza sono guadagni completamente nelle mani della società dietro DeRace, esentasse e non tracciabili. Grazie al sistema di cavalli-NFT si garantisce persino una grandissima liquidità. Insomma, è una fonte di guadagno notevolissima e trasparente per l’utente.

Ora immaginate questo discorso applicato a FIFA dato che, non a caso, EA si era espressa favorevole all’adozione di queste tecnologie. Immaginate l’acquisto di FifaCoin. Oggi 1000 FifaCoin potrebbero valere 10€, domani 5 e dopodomani 20. Quello che comprerete quindi avrebbe un valore non costante nel tempo, favorendo i giocatori che acquistano più spesso e più grandi somme di denaro. Immaginate inoltre che Lionel Messi sia un NFT e che sia effettivamente unico, che un solo giocatore tra tutti possa averlo. E se questo giocatore decidesse di venderlo? Quanto potrebbe costare?

È un mercato molto succoso questo per le software house. Non solo vendere memorabilia ma integrare una blockchain nei loro giochi potrebbe portare guadagni esorbitanti

È semplice capire quindi perché ad EA, Take-Two o ad altre aziende questa tipologia di tecnologia possa interessare molto: si comporterebbero essenzialmente come una banca centrale, avendo una gestione completa sulle monete di gioco e potendo fare il bello e il cattivo tempo. Lo stesso gioco potrebbe essere attivamente influenzato dal mercato e potrebbero comparire investitori che comprano giocatori virtuali per guadagnarci in seguito. Insomma, non più un videogioco ma qualcosa di più simile ad una borsa finanziaria.

Gli NFT, le cryptovalute e le blockchain potrebbero essere il futuro del gaming, ma non se ne vedono i lati positivi per i giocatori. Anzi, l’esatto opposto: dato che la rete andrebbe mantenuta saranno, richieste console e PC più performanti e garatita grafica inferiore, perché la potenza di calcolo sarà utilizzata per il mantenimento della rete e acquisti in-app decisamente più costosi. Insomma, saranno il futuro, ma è un futuro di cui noi non vogliamo far parte.

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