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Neil Druckmann: la mente dietro The Last of Us

Tra poco più di un mese, il mondo intero verrà stravolto da una delle opere più desiderate degli ultimi anni. Stiamo parlando, naturalmente, di The Last of Us Parte II e delle avventure di Joel ed Ellie. Infatti, dal suo primo debutto avvenuto nel 2013, gli appassionati del genere narrativo non hanno smesso, nemmeno per un istante, di pensare a come sarebbe stato un eventuale seguito. Ebbene, a distanza di 7 anni, eccoci qui in trepidante attesa del capitolo conclusivo di una delle storie più emozionanti del medium videoludico. Nonostante siamo a conoscenza di numerosi dettagli (e sì, anche di dolorosi leak che hanno svelato il finale), siamo sicuri di essere preparati anche sulla mente dietro The Last of Us? Ebbene, se siete interessati a conoscere il direttore creativo del titolo, vi trovate nel posto giusto. Signore e Signori, date il benvenuto a Neil Druckmann. 

Ma prima di iniziare, siete sicuri che The Last of Us Parte II sia davvero così amato? Se la vostra risposta è sì, date un’occhiata qui!

Spesso e volentieri, le community di videogiocatori si limitano ad apprezzare solo in parte le figure che si celano dietro un’opera. A loro importa più che altro il prodotto in sé e raramente si interessano a chi l’abbia creato. Noi di MonkeyBit riteniamo sia fondamentale fare luce sulle diverse personalità creative del settore videoludico. Questa volontà nasce dall’esigenza di valorizzare un lavoro che, nella maggior parte dei casi, non viene compreso appieno. In pochi sanno effettivamente cosa si celi dietro un progetto che può durare anni se non decenni. Ebbene, Neil Druckmann di Naughty Dog è il primo di una lunga lista di esempi da conoscere, soprattutto se usiamo considerarci dei veri appassionati di videogiochi. Oggi è noto ai più come il direttore creativo di The Last of Us e Vice Direttore di Naughty Dog. Ma il suo cammino è iniziato molti anni fa, sin da quando era un bambino appassionato di videogiochi.

 

Neil Druckmann: ecco chi c’è dietro The Last of Us

 

Nato in Israele il 5 dicembre del 1978, sin da bambino si rapportava con il suo fratello maggiore, che era solito stupirlo con fumetti, videogiochi e film. Queste forme di intrattenimento condizionarono di molto la sua visione di narrazione. Trasferitosi in Florida all’età di 10 anni, iniziò gli studi di Criminologia, per poi capire che la sua strada fosse la programmazione. Con ormai alle spalle qualche titolo programmato amatorialmente, nel 2005 ottenne un master in Entertainment Technology. Nel 2004, presso la Game Developers ConferenceDruckmann conobbe il co-fondatore di Naughty Dog Jason Rubin, che accettò di assumerlo come stagista nell’azienda. Una volta aver dimostrato le sue abilità nella programmazione, venne assunto a tempo pieno come “gameplay programmer”. I suoi primi titoli? Jak 3 (2004) e Jak X: Combat Racing (2005). Ma il giovane Neil volle spingersi oltre al suo ruolo. Egli inizierà a chiedere ripetutamente a Evan Wells (co-presidente), di essere spostato nel settore Design della compagnia. Dopo un po’ di tempo, Wells accettò, ma ad una condizione…

Neil Druckmann

La condizione era quella di effettuare ore in più al di fuori dei suoi turni regolari. Non passò molto tempo prima che si resero conto del suo potenziale. Così, gli venne assegnato il ruolo di Game Designer per lo sviluppo di Uncharted: Drake’s Fortune (2007). Grazie a questo ruolo potè conoscere la talentuosa Amy Henning, creatrice dei primi tre Uncharted. Con il passare degli anni, divenne sempre più coinvolto nei progetti, lasciando così la sua firma su Uncharted 2: Il covo dei ladri e un cortometraggio animato Uncharted: Eye of Indra. Fino ad arrivare nel 2009, quando Naughty Dog decise di dividersi in due dipartimenti: uno dedicato allo sviluppo di Uncharted 3: L’inganno di Drake e l’altro si sarebbe dovuto occupare di un nuovo Jak and Daxter. A capo del progetto Neil Druckmann, affiancato da Bruce Straley. I due iniziarono con la stesura di diverse bozze, ma con l’avanzare dei lavori si resero conto che i fan non avrebbero apprezzato l’opera. Dunque, era arrivato il momento di creare un nuovo franchise, che ben presto avrebbe portato il nome di The Last of us.

 

Un nuovo franchise era alle porte. Sarebbe stato in grado di soddisfare le aspettative?

 

Quando concepì le idee per The Last of Us, ripensò ad alcuni progetti che aveva abbandonato durante l’università. La sua idea era di unire il gioco Ico (2001) in una storia ambientata durante un’apocalisse zombie, come quella de La notte dei morti viventi (1968), con un protagonista simile a John Hartigan di Sin City (1991-2000). Il personaggio principale avrebbe dovuto proteggere una ragazza; tuttavia, a causa della condizione cardiaca del protagonista, i giocatori avrebbero dovuto assumere il controllo della ragazza, invertendo i ruoli. Egli ha basato l’opera su questo concetto, ideando Joel e chiamando la ragazzina Ellie. Il suo obiettivo era quello di scrivere una storia radicata nella realtà, allontanandosi dal clima leggero e divertente di Uncharted. Concentrò tutte le sue forze nel progetto, arrivando ad intraprendere lezioni di recitazione per rapportarsi al meglio con gli attori: Troy Baker e Ashley Johnson. Ottenne numerosi premi, tra cui un BAFTA, un DICE Award, un Game Developers Choice Awards, un Golden Joystick Award e un Writers Guild of America Award.

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Bruce Straley e Neil Druckmann con l’iconica giraffa di The Last of Us.

Nel 2014 debuttò il primo e unico DLC di The Last of Us, ovvero Left Behind, apprezzato sia dal pubblico che dalla critica per l’egregia scrittura. Ma, soprattutto, grazie ad una particolare scena del bacio tra Ellie e la sua amica Riley. Questa, secondo la critica, ha segnato un’importante svolta nel mondo videoludico e dell’intrattenimento in generale. Collezionati un secondo BAFTA e Writer Guild of America Award, Druckmann passò alla realizzazione di The Last Of Us: American Dreams, una serie prequel a fumetti con protagonista Ellie. Nel 2014, a seguito della partenza di Amy Henning, Druckmann e Straley vennero incaricati di dirigere i lavori di Uncharted 4: Fine di un ladro (2016). In molti pensarono che la creativa avesse abbandonato lo studio a causa loro, ma Naughty Dog si apprestò a fare chiarezza sulla faccenda, ammettendo che il direttore creativo e il game-director non centrassero nulla. Josh Scherr accompagnò Druckmann nella scrittura, che gli permise di non essere troppo negativo a causa della sua impossibilità di scherzare.

 

Neil Druckmann si è ispirato a molte cose per scrivere The Last of Us, compresa sua figlia.

 

Nel 2014, Sony rivelò al mondo intero che un film su The Last of Us era in fase di produzione, ma il suo sviluppo travagliato ha spinto Druckmann a rimandare più volte i lavori. Fino ad arrivare nel 2020, quando il direttore ha affermato di star scrivendo una serie basata sull’opera per la compagnia HBO, insieme a Craig Mazin (Chernobyl). Al PlayStation Experience del 2016, un teaser trailer di The Last of Us Parte II sconvolse il mondo. Stavolta però, al posto del suo amico e collega Bruce Straley, troviamo la sceneggiatrice Halley Gross (ideatrice di alcuni episodi di Westworld). Un’ultima vittoria, è stata quella di diventare Vice Direttore di Naughty Dog nel 2018. Ebbene, oggi vi abbiamo parlato di una delle personalità più in vista del mondo videoludico, che ha saputo dare una svolta significativa all’intera industria. La sua filosofia, accompagnata dalla notevole capacità di scrivere in modo duro e realistico, ci ha concesso di conoscere uno dei titoli più amati di sempre. A breve uscirà il seguito e se sarà all’altezza del primo, solo il tempo potrà dircelo.

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