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Multiversus

Multiversus Provato: le nostre impressioni dopo la Closed Alpha

Multiversus è il classico titolo che incuriosirebbe tutti dopo un singolo trailer. Le perfette sequenze in computer grafica mostrano personaggi degli universi più disparati lottare senza esclusione di colpi per le motivazioni più assurde. Per quanto i mondi siano distanti fra loro, un grande nome tiene unita la tela, e questo è Warner Bros. che contiene molti più brand di quelli che ci si potrebbe aspettare.

Non stiamo parlando solo di DC Comics difatti, ma di Cartoon Network, quindi Adult Swim, HBO, Looney Tunes e moltissimo altro. La curiosità quindi dopo una premessa del genere è alta, come è alta la mira dei ragazzi di Player First Games, puntata sulla creazione di un coerente platform fighting game. Questo genere, costola dei picchiaduro, potrebbe non dirvi niente, ma appena diremo il nome di quel titolo tutto sarà più chiaro, ma tempo al tempo. Gettiamoci ora nel vivo della nostra esperienza con Multiversus cercando di evidenziare tutte le sfaccettature di questa pazza rissa.

Partiamo dal presupposto che il titolo si presenta in maniera eccelsa per essere free to play. Una grafica pulita e pastellosa messa in scena grazie a un Unreal Engine aiuta a mantenere il tono scanzonato e giocoso e riesce a dare profondità a personaggi che hanno sempre vissuto in due dimensioni. Parliamo di Finn e Jake da Adventure Time, Steven e Garnet da Steven Universe, e persino la Aria Stark di Maisie Williams che non ci aspettavamo così ben trasposta in un videogioco.

Parliamo quindi di una rissa in grande stile che si mantiene a un costante livello di FPS senza rinunciare a una resa ottima e molto personale. Anche i menu risultano ordinati e comprensibili permettendo di buttarsi nella mischia il prima possibile dopo aver eseguito i tutorial di benvenuto. La selezione dei personaggi non risulta però molto fornita e nonostante stessimo giocando alla beta sono davvero pochi per il genere di gioco di cui stiamo parlando e soprattutto in relazione alle tonnellate di brand ai quali Warner Bros. poteva attingere.

Gameplay ispirato ma molto personale

Una volta avviato il tutorial possiamo sin da subito trovare un gameplay familiare ma con delle sfaccettature davvero inaspettate. Il genere dei platform fighting games deve il suo successo ad un titolo in particolare che conosciamo molto bene, ovvero Brawhalla. L’esperienza Ubisoft difatti ha cambiato le carte in tavola per il genere e… non ci avete creduto nemmeno un attimo vero? Ok, stiamo ovviamente parlando di Super Smash Bros., il titolo a cui Multiversus si ispira maggiormente e con cui condivide la maggior parte delle meccaniche.

Starvele a elencare tutte sarebbe una perdita di tempo quindi ce la sbrigheremo in rapidità: gli scontri sono a vite, si perde una vita quando usciamo dallo schermo e la barra della vita dei personaggi è sostituita da un dannometro che indica la nostra “facilità” nell’essere sbattuti fuori. Fino a qui niente di nuovo, ma troviamo in Multiversus tantissimi altri dettagli che lo rendono molto più personale degli altri competitor.

Multiversus

In primis ci viene in mente il gioco aereo, molto più semplice e intuitivo rispetto a Smash in quanto il nostro personaggio potrà caricare le mosse anche in aria rimanendo così sospeso per un breve lasso di tempo. Sempre parlando di questo campo troviamo un controllo molto più rapido con l’eliminazione del fast-falling (meccanica essenziale e complessa su Smash che ci permette di tornare a terra in fretta) in favore di un aumento di velocità istantaneo con l’inclinazione dell’analogico.

Così facendo sarà molto più facile saltare e tornare subito a terra, permettendoci di eseguire combo in totale naturalezza, forse troppa. Ebbene sì, perché abbassando lo skill cap si permette a certi personaggi, in particolare quelli che giocano bene in aria, di essere totalmente rotti e ingestibili, partendo proprio dalla nostra ladra di volti preferita. Tenere l’avversario a peso morto in aria e palleggiarci diventa davvero semplice, come risulta altrettanto semplice recuperare da una caduta.

Gli scenari riprendono molto la morfologia dei classici di Super Smash Bros., parlando del posizionamento delle piattaforme, ma con un dettaglio aggiuntivo: i bordi di Yoshi’s Island (l’immagine sopra) ovunque e un walljump incredibilmente forte. Per intenderci, nei bordi non saranno presenti rientranze ma un grande muro sul quale scivolare e saltare, come faremmo in un Megaman X, per poi ritornare in campo, rendendo così le giocate al bordo davvero noiose.

Un livello di skill inaspettato

In cambio però otteniamo una mossa aggiuntiva con lo speciale in su che non è più destinato al recupero quanto al mandare in aria gente per poi massacrarla nel migliore dei modi. Già che le abbiamo introdotte parliamo proprio delle mosse, altro punto a favore di Multiversus. Queste saranno divise in attacchi, attacchi caricati e speciali, e tutte avranno una loro versione aerea, anche le speciali. Viene da sé quindi che avremo ben quattro mosse in più rispetto a Smash e che risultano particolari e molto complesse.

Difficilmente difatti avremo a che fare con semplici colpi direzionali aggiuntivi o qualcosa che lancia solo via, bensì potremo applicare debuff, curare i nostri compagni e salvarli da situazioni di pericolo, per non parlare della creazione di piattaforme e chi più ne ha più ne metta. Il sistema quindi, se in un 1v1 rimane comprensibile e incentrato solo sulla combo più lunga e fastidiosa, in un 2v2, modalità di punta del titolo, si presenta complesso e profondo dove per gestire tutta la situazione necessitiamo di skill avanzatissime. Anche leggendo la lista delle mosse ci si accorge che ognuna di queste ha tantissimi effetti secondari che se dati in mano a un giocatore competitivo non possono che farci rimanere a bocca aperta.

L’ultimo dettaglio di cui volevamo parlare è il sistema di progressione, vero punto dolente dell’offerta. Capiamo che stiamo parlando di un gioco gratis e quindi il pass battaglia è quasi d’obbligo, ma le statistiche aggiuntive da sbloccare potevano tranquillamente essere evitate. Queste saranno gratuite, intendiamoci: con i soldi veri non si può ottenere nessun vantaggio in combattimento, questo è bene specificarlo, ma almeno in 1v1 avremmo fatto a meno di statistiche extra, soprattutto da sbloccare con il tempo.

Multiversus

La skill è importantissima, su questo non abbiamo nessun dubbio, solo che nella modalità più competitiva che c’è ci aspettavamo di poter imparare il nostro personaggio nella sua totalità sin da subito, non dopo aver fatto una valanga di partite per livellarlo. Detto ciò crediamo che questo verrà risolto, in quanto l’interfaccia per gli scontri diretti è davvero ben fatta, permettendo dei rematch che diventano automaticamente una best of 3 in cui poter persino cambiare personaggio, e la lista dei “vantaggi” (si chiamano proprio così, vedete voi) stona tantissimo.

Tirando le somme siamo stati piacevolmente sorpresi da questo Multiversus. Il titolo promette davvero bene e con un grande supporto da parte della community, e soprattutto da Warner Bros., potrebbe in futuro splendere di una ottima luce. Ispirarsi a un’opera ottima come Smash è una cosa giustissima e quando questo viene fatto cercando di personalizzare così tanto la formula non possiamo che essere contenti. Quasi sicuramente in futuro non si parlerà di “gioco alla Multiversus”, ma le carte in tavola per fare un must have del mercato free to play ci sono tutte. Per altre anteprime, notizie e contenuti originali continuate a seguirci qui su MonkeyBit e sui nostri social.

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