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Miss Marx

Miss Marx Recensione

Miss Marx, quarto lungometraggio di Susanna Nicchiarelli, è uscito nelle sale ieri. La pellicola è stata presentata il 5 settembre alla 77a Mostra Internazionale d’arte cinematografica di Venezia dove è uscita a mani vuote senza rientrare quindi nel palmarès. Nel ruolo di Eleanor Marx troviamo Romola Garai affiancata da Patrick Kennedy che interpreta il “marito” Edward Aveling. Il resto del cast è composto da John Gordon Sinclair, Felicity Montagu, Karina Fernandez, Emma Cunniffe, George Arrendell, Célestin Ryelandt, Oliver Chris, Alexandra Lewis, Georgina Sadler, Miel van Hasselt, Freddy Drabble e Philip Gröning.

L’opera biografica è incentrata sulla figura della figlia di Karl Marx: Eleanor detta anche Tussy. Durante il film, che va dal 1883, ossia l’anno della morte del padre, al 1898, anno del suicidio della protagonista, si renderà conto della sua infelicità e arriverà a prendere la scelta più drastica di tutte. Di seguito trovate il trailer ufficiale dell’opera.

Sempre avanti!

“Sempre avanti!” questo è il motto della piccola Eleanor Marx su cui ruota tutto il meraviglioso film di Susanna Nicchiarelli. Da questa massima intuiamo perché la regista abbia voluto inserire una musica punk rock composta dai Downton Boys e dai nostrani Gatto Ciliegia contro il Grande Freddo. Il genere in questione è nato nel ‘900 e la signorina Marx – nata, cresciuta e morta nell’800 – è proiettata sempre avanti in una società troppo indietro per comprenderla.

Il comunismo marxista è difatti una teoria politica che fonde le radici sull’inevitabile fallimento del capitalismo e soprattutto su una futura lotta di classe. L’essere avanti è quindi la base stessa del comunismo. La protagonista è una donna che crede fermamente in tutti i principi socialisti, ma al tempo stesso sente che la figura femminile è “oppressa tanto quanto il proletariato”. Ufficialmente il suffragio universale venne sancito nel 1948 esattamente cinquanta anni dopo la morte di Miss Marx.

Miss Marx

Il cinema come medium popolare

Era il lontano 1895 quando i fratelli Lumière proiettarono L’uscita dalle officine Lumière, il cinematografo divenne presto una forma d’arte popolare che coinvolgeva tutti: dal povero al ricco, infatti, durante il ventennio fascista, il cinema diventò propaganda vera e propria. Ad aver compreso e fatto suo il medium e la sua potenza è proprio Susanna Nicchiarelli, che firma anche la sceneggiatura. La regista difatti lascia comunicare Eleanor direttamente con il pubblico facendole rompere la quarta parete. I discorsi che rivolge all’audience potrebbero essere detti ad un comizio di fronte a migliaia di persone. La settima arte (ri)diventa quindi propaganda politica e riacquista un valore socioculturale senza cadere in facili retoriche e moralismi. Infine le crisi esistenziali di Miss Marx iniziano ad essere preponderanti esattamente nel 1895, l’anno in cui nacque ufficialmente il cinema.

La protagonista, dopo aver fumato l’oppio e aver guardato in camera – chiaro riferimento a C’Era Una Volta in America di Sergio Leone – si sfoga con una danza liberatoria a suon di punk rock, dove il montaggio da videoclip – ma senza l’estetica patinata e pop – valorizza la catarsi del personaggio. Il montaggio, secondo molti studiosi, è il vero linguaggio cinematografico. È l’effetto speciale più antico – si pensi a Méliès – insomma è la caratteristica che rende cinema il cinema. Senza quei cut questa sequenza non avrebbe lo stesso significato perturbante, proprio perché Nicchiarelli imprime nella scena un aspetto alienante, quasi come se la libertà per una donna dell’800 fosse impossibile senza stupefacenti.

L’unico altro momento in cui Eleanor può dire la verità è a teatro, dove le parole sono fittizie, frutto di una sceneggiatura prestabilita; tutto è messinscena esattamente come nella settima arte.

Miss Marx

L’aspetto metanarrativo

Il film si apre e si chiude con la morte. Nel primo caso con la scomparsa del fondatore di un pensiero che Eleanor eredita, promuove e divulga – forse anche solo per compiacere il padre come ci rivela nella sopracitata scena a teatro. Nel secondo con il suicidio della protagonista. Un gesto tanto drastico quanto inevitabile. Come Luciana di Cosmonauta (2009), il lungometraggio d’esordio della regista, la vera colpa della sua esistenza è la sua essenza: è una femmina. Entrambe credono fermamente nelle idee comuniste, ma il problema nasce dalla credibilità negata alla figura della donna. Marisa (interpretata dalla stessa Nicchiarelli) undici anni fa insegnava alla piccola Luciana una lezione che Eleanor in Miss Marx non riceve mai:

Noi (donne ndr.) dobbiamo sempre fare più fatica rispetto agli altri.

Questa lezione è palese per lo spettatore del 2020, tanto quanto lo era nel 2009, eppure Eleanor – troppo idealista – continua a non accettare la triste realtà. Addirittura la donna è una traduttrice di libri scritti da maschi. La femmina è quindi subordinata al maschio.

Eleanor Marx traduce Madame Bovary di Gustave Flaubert, una donna suicida. Nella scena in cui i due uomini, tra cui Edward, ridono del suicidio del personaggio letterario, si percepisce il dramma e la partita persa in partenza dell’emancipazione femminile nell’800. Il destino di Miss Marx sarà lo stesso della protagonista del capolavoro dell’autore francese.

Miss Marx

Miss Marx, le donne e i maschi

I maschi vengono dipinti esattamente come erano i geni ottocenteschi. Intellettualmente avanti, nelle relazioni al contrario decisamente meschini e immorali. L’inquadratura che sintetizza la figura maschile è la soggettiva in cui Eleanor guarda Edward girarsi e darle le spalle, successivamente l’uomo dà un tiro al sigaro e continua a leggere il libro ignorandola.

Tra le donne nel film c’è un senso di compassione reciproco, loro si parlano e ascoltano, mentre i maschi pare che le sentano e basta. Impressionante la scena in cui Eleanor scopre che il “marito” – nel lungometraggio non si sposano mai – ha adescato una donna e l’ha fregata, ma anziché disprezzare le gesta di Edward, compatisce la compagna.

Olive (Karina Fernandez) è l’unica che rivelerà con tutta franchezza che Edward è il motivo dell’infelicità di Miss Marx, ma lei, ostinata da un amore idealizzato proprio come ha fatto con quello dei suoi genitori, non le darà ascolto e continuerà a stare insieme ad un compagno che non la ama.

La messinscena

Miss Marx, senza fare troppi giri di parole, è sublime. Costumi e scenografie sicuramente trionferanno ai David di Donatello del 2021, mentre regia, fotografia e montaggio sono ottimi, in taluni casi eccellenti, e valorizzano una tragedia, la quale prima ancora che essere fisica è sociale. La Nicchiarelli firma un capolavoro di forma e sostanza, dove la messinscena fa da grande coadiuvante di un messaggio attualissimo. Tristemente è uscito a mani vuote da Venezia.

Miss Marx Recensione
9 / 10 VOTO
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PRO
    - La forma è sublime
    - L'interpretazione di Romola Garai è sincera e credibile
    - Susanna Nicchiarelli dimostra padronanza del medium
    - L'uso delle musiche è perfetto per la narrazione
CONTRO
    - Nell'ultima parte del film c'è una lievissima ridondanza
VOTO
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