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Mi chiamo Francesco Totti

Mi chiamo Francesco Totti Recensione: l’uomo ed il calciatore

Mi chiamo Francesco Totti è il nuovo film documentario presentato in anteprima alla Festa del Cinema di Roma, tenutasi dal 15 al 25 Ottobre, e rilasciato sulla piattaforma streaming di Amazon Prime, il 16 Novembre 2020. A firmare la regia dell’opera a tinte giallorosse è Alex Infascelli, nome già molto noto nel panorama documentaristico per il lungometraggio S Is for Stanley – Trent’anni dietro al volante per Stanley Kubrick, con il quale ha vinto nel 2016 un David di Donatello per il miglior documentario. Questa volta, come il titolo lascia trasparire senza inganni, a fare da padrone sullo schermo è l’eterno (almeno per i tifosi) capitano della A.S. Roma: Francesco Totti.

Il nome della realizzazione riesce ad essere il più grande indizio su cosa gli spettatori devono aspettarsi, perché Mi chiamo Francesco Totti non è solo un documentario prettamente per gli appassionati della squadra, ma anche un vero e proprio colpo emotivo per gli amanti del cinema alla ricerca sfrenata di storie di vita in grado di lasciare il segno.

Una vita dedita alla propria passione

Il documentario viaggia intorno alla vita del calciatore Francesco Totti, una bandiera che ha lasciato un segno indelebile nella storia del calcio, soprattutto quella della Roma. Ad accompagnare questo percorso di circa 100 minuti nelle tappe più importanti della carriera calcistica di questo strabiliante giocatore è proprio lui, Francesco Totti, che oltre a scriverne il soggetto è anche il narratore del lungometraggio. La sua voce ci racconta, con un tono sentito ed appassionato, il suo sogno fin da bambino, ovvero diventare il capitano della sua squadra del cuore.

Partendo dalla sua infanzia con immagini di repertorio, ci viene fatto vedere un piccolo bambino con la passione per il pallone nel sangue, un qualcosa che subito cerca di inseguire con il passare degli anni. L’atleta si mostra senza veli e senza maschere, non come la star del calcio quale è, bensì anche e soprattutto come un uomo fatto di profondi sentimenti. Non c’è nessun rimpianto in lui, nessuna cosa che egli avrebbe voluto fare diversamente, perché ciò che emerge in maniera molto forte è la passione ancora intatta. Totti ha rinunciato a qualsiasi offerta che arrivasse da un team diverso da quello della sua città di origine e ce lo dice, durante il documentario, con tutto l’amore che una voce sincera può trasmettere. Il sogno di una vita è marcato dal suo primo esordio alla Lodigiani, terza squadra più importante dopo la Roma e la Lazio, dove in poco tempo riesce a far parlare di lui e dell’immenso talento che lo ha sempre contraddistinto.

Di lì a poco il passaggio alla primavera della A.S Roma e successivamente alla squadra ufficiale della serie A è breve, calciando il suo pallone e segnando sempre più gol. Ma non sempre è tutto oro quel che luccica, il viaggio che lo ha portato ad essere quello che è tutt’ora oggi è stato pieno di difficoltà, insidie e non sempre così roseo. Non si tratta solo ed esclusivamente di calcio in Mi chiamo Francesco Totti, ma anche di un percorso di vita, dove per 100 minuti il personaggio lascia spazio alla sua anima.

Totti

Francesco e Totti

Due nomi, due persone legate dall’aurea di uno dei più grandi fuoriclasse della sua generazione, ma anche profondamente diversi l’uno dall’altro. Se da una parte c’è Totti, capitano e leader dei giallorossi, dall’altro lato del campo esce alla luce un Francesco che si distacca enormemente dal costume della star. Con il passare dei minuti lo spettatore riesce a cogliere sempre di più la sua personalità, caratterizzata da timidezza e riservatezza. Nonostante la realizzazione del suo sogno, ossia quello di far felice la gente segnando reti, egli in cuor suo ha ancora un desiderio che prima di morire gli piacerebbe poter vivere: trascorrere almeno un giorno della sua vita senza dover essere fermato per strada e senza firmare autografi.

Mi chiamo Francesco Totti mette in luce la parte più profonda del calciatore Italiano più famoso del suo tempo, portando ad immedesimarsi in lui. Un uomo che durante la sua carriera, soprattutto grazie all’affetto dei suoi allenatori, è riuscito ad emergere ed a costruirsi e migliorare in tutto e per tutto. Lo vediamo impacciato nelle immagini che lo riprendono in una delle prime trasmissioni televisive sotto i riflettori, per poi scoprirlo completamente a suo agio quando Alex Infascelli lo riprende come protagonista assoluto del suo film. Si sente anche dalla sua narrazione, fatta di cuore aperto, che diventa l’ennesima lettera di ringraziamento per tutti coloro che lo hanno accompagnato in questo percorso di vita che avrebbe voluto non finisse mai.

La sua Ilary Blasi, i suoi figli, i compagni di squadra, gli allenatori, il fraterno preparatore tecnico, la fascia da capitano, Trigoria ed i tifosi sono tutti parte del cast del film sulla sua vita, nella realtà e nel documentario. Francesco non dimentica e non lo farà mai perché dalla sua voce esplode un senso di profonda gratitudine per quello che è riuscito a donare dando un calcio ad un pallone.

Cioè tu hai dato modo alla gente di esse felice. Hai reso felice un popolo intero, perché farlo? Per dare un calcio ad un pallone e mandarlo sotto il sette.

Totti

Un percorso temporale che va dalla sua infanzia fino al suo tragico ritiro dal mondo del calcio e proprio in quei precisi attimi, quelli che precedono il discorso che farà nello stadio di addio, Totti torna ad essere Francesco. Lì sincerità e amore traboccano nei suoi sguardi di tristezza che frenano a fatica le lacrime che vorrebbe lasciar scorrere come un fiume in piena, lacrime di riconoscenza e allo stesso tempo di consapevolezza del sogno finito.

Perché alla fine anche le belle storie finiscono e purtroppo anche quella del celebre calciatore e di Alex Infascelli. Il documentario trabocca d’amore, un vero e proprio viaggio che lascia trasparire l’uomo e la star in un connubio dove tifoso e spettatore di cinema si mescolano in una sola cosa. Infascelli riesce a dirigere il capitano più famoso, quello che ha indossato la maglia della A.S. Roma per tutta la durata della sua carriera. Ci si commuove con la voce di Totti e con le immagini della sua gloriosa avventura calcistica che si susseguono l’una dopo l’altra. In fondo siamo di fronte ad una vera e propria presentazione: Mi chiamo Francesco Totti.  

Mi chiamo Francesco Totti Recensione
8.0 / 10 VOTO
PRO
    - Documentario sincero narrato dall'uomo e dal calciatore
- Commovente narrazione diretta con sapiente regia - Lo spettatore riesce a cogliere gli aspetti più profondi
CONTRO
    -Una spinta di originalità in fase strutturale avrebbe giovato
VOTO

 

 

El Camino

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