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Marvel's Avengers

Marvel’s Avengers: analisi e conclusioni sull’endgame

Da quando l’abbiamo inserito per la prima volta nelle nostre PlayStation 4 (metaforicamente, data la natura digitale della chiave che ci è stata concessa) abbiamo subito intuito quale fosse l’identikit di Marvel’s Avengers: un videogioco con svariati elementi da Game as a Service e un’importante offerta a livello di multigiocatore, che però manteneva e mantiene tutt’ora ben solide le sue radici in una componente single player che rappresenta il cuore pulsante del prodotto, nell’immaginario e nella lore ma anche, più semplicemente, in termini di concretezza. Sullo sfondo, resta la prospettiva di un upgrade next-gen capace di spingere ulteriormente l’acceleratore sui momenti più scenici e adrenalinici della storia: la più grande sfida che si pone di fronte ai designer e ai programmatori, a questo punto, è quella di raggiungere quel momento senza aver esaurito del tutto le sorprese in serbo per i giocatori. Tolte, si intende, quelle puramente visive.

Sulla campagna di Marvel’s Avengers abbiamo già detto tanto, forse troppo, in sede di recensione: in quel momento abbiamo deciso anche di assegnare un voto al videogioco uscito dalle fucine di Crystal Dynamics, ritenendo giusto valutarlo per come è riuscito a esprimersi nella settimana di lancio. La campagna, non lo abbiamo mai nascosto, ci ha davvero stupito per gli standard di un GaaS: veloce, frenetica e capace di andare dritto al punto, sebbene orfana di una certa complessità in termini di soluzioni narrative e di design (cosa che però le permette di essere apprezzata da un pubblico più trasversale). La battaglia contro MODOK, nella baia di San Francisco, ci ha lasciati più che soddisfatti e riesce a concludere in maniera degna l’arco narrativo raccontato da Marvel’s Avengers.

Marvel's Avengers

Una volta terminata la storia e rimessa la Chimera a pieno regime, i Vendicatori possono concentrarsi sull’Iniziativa Avengers, di fatto la principale componente utile a garantire una longevità più o meno pronunciata al gioco nei prossimi mesi. Qui è possibile innanzitutto dedicarsi alle questline basate su ogni singolo eroe, dette “missioni iconiche”, ognuna anticipata da un breve filmato introduttivo che ne delinea i connotati narrativi. Tutte quante sono strutturate grossomodo seguendo un pattern piuttosto ripetitivo: raggiunta la zona designata, i quattro eroi devono completare una serie di obiettivi in location esterne e interne (spesso nei laboratori dell’AIM). Le quest iconiche, al momento, rappresentano la punta di diamante delle missioni warzone in Marvel’s Avengers, con poco altro – come poi vedremo – ad arricchire il pacchetto.

Talvolta, è bene specificarlo: la missione si chiude affrontando uno dei due villain secondari della storia, ovvero Abominio e Taskmaster: pur avendo alle spalle buone intenzioni, volte a caratterizzare meglio la missione dal punto di vista narrativo e ludico, le boss fight si risolvono spesso nel combattere contro una vera e propria spugna per proiettili, senza reale necessità di dar fondo alle abilità tattiche dei propri eroi. Un vero peccato, dato che, come avevamo visto anche nella recensione, uno degli elementi più riusciti del gameplay sta proprio la capacità degli eroi di imbastire sinergie e tattiche di squadra. Le zone esplorabili nelle quali svolgere le warzone missions, poi, appaiono (allo stato attuale) davvero deludenti: relativamente poche, tanto da poter essere contate sulle dita di una mano, sono a conti fatti mappe semiaperte simili alle destinazioni di Destiny, ma molto meno ricche di segreti o stimolanti da esplorare, per esempio nel corso della breve fase free roam presente all’inizio di ogni incarico (che in realtà offrirebbe anche alcuni obiettivi secondari disseminati qua e là, ben poco vari).

Marvel's Avengers

Il vero problema che affligge l’endgame di Marvel’s Avengers per com’è strutturato allo stato attuale, a partire dalle missioni iconiche – ma è un mantra che si ripete un po’ ovunque – è dunque da ricercarsi nella sua ripetitività, che diventa percepibile nel momento in cui si è costretti a ripetere decine e decine di volte le stesse operazioni, aggrappandosi solo e unicamente alla piacevolezza del combat system, sul quale non possiamo che confermare le buone parole spese una settimana fa. Il sistema legato all’evoluzione degli eroi funziona, ed è pensato per sposarsi con una struttura ludica che travalica ampiamente i contenuti presenti nel gioco: dopo aver completato diverse volte tutte le attività finora disponibili, infatti, non siamo arrivati neanche vicino all’obiettivo di raggiungere il livello 50 con tutti i personaggi disponibili, il che ci porta a pensare che i piani per il supporto post-lancio, nei prossimi mesi, siano tanti e piuttosto estesi.

Le quasi certezze, per il momento, riguardano l’introduzione di nuovi eroi con annesse questline e l’estensione di quelle già disponibili, dal momento che si concludono tutte con un cliffhanger, ma non è escluso che il team non possa riservare qualche sorpresa aggiuntiva, introducendo nuove attività endgame e magari missioni per sei giocatori, che permettano così di utilizzare l’intero roster attualmente a disposizione.

Le missioni iconiche, purtroppo, lasciano il passo a una serie di attività che non riescono a sostenere a dovere l’impalcatura ludica, strutturata attorno al classico ciclo giornaliero tipico di tanti GaaS. L’azione diventa troppo presto banale, legata unicamente ad una progressione fin troppo lunga e al disperato tentativo di raggiungere l’agognato level cap. A salvare la situazione, per ora, non bastano nemmeno le due attività aggiuntive disponibili – oltre alle missioni iconiche: la ricerca dei Bunker dello S.H.I.E.L.D. e gli Alveari, a conti fatti enormi “missioni-arena” nelle quali far fuori un grande quantitativo di nemici e ottenere del bottino, facendo fronte di tanto in tanto a qualche enigma anche ben congegnato, come quello che richiede di aprire le camere di sicurezza dei suddetti avamposti sotterranei.

In questo caso è richiesta un minimo di coordinazione di squadra: due eroi – almeno – devono occuparsi di mantenere il controllo della zona, mentre un terzo fornisce supporto e un quarto si aggira per la stanza per leggere i codici che via via appaiono sui monitor di sicurezza, comunicandoli via chat vocale ai compagni al centro. Si tratta di un enigma che chiaramente non può pareggiare, per complessità, i raid di un Destiny o le missioni di estrazione di un The Division, ma se non altro rappresenta un diversivo rispetto alla solita monotonia e con del potenziale ancora inespresso.

Marvel's Avengers

Vista e considerata la pochezza del suo endgame, appare piuttosto chiaro come Marvel’s Avengers sia un titolo differente dai principali capisaldi del genere di riferimento: forte di un universo narrativo importante, espresso in maniera squisitamente pratica (senza rimanere “in potenza” sullo sfondo, raccontato per vie traverse), il videogioco prodotto da Square Enix ha preferito puntare – almeno per questi primi mesi – con maggior decisione sulla campagna, relegando l’endgame a una parte ben specifica del titolo, ancora in attesa di svilupparsi completamente, dedicata agli appassionati del puro e semplice farming.

Visto e considerato tutto quanto, verrebbe anche da fare una riflessione sulla stessa definizione di GaaS, tipologia di videogiochi nella quale Marvel’s Avengers si inserisce davvero per un pelo, ma da cui potrebbe via via discostarsi, per via di un supporto post-lancio che, se per le sfide più blande prevede ancora una rotazione settimanale, per i contenuti maggiori pare orientato verso una più classica strutturazione in Stagioni, al termine delle quali vengono pubblicate nuove infornate di novità. Per il momento, però, spiace constatare come le attività più complesse nell’endgame non siano neanche lontanamente sufficienti a pareggiare quelle viste in altri videogiochi che – almeno nominalmente – si appoggiano a una simile struttura.

Le incognite sul futuro dell’endgame di Marvel’s Avengers restano tante

L’unica speranza, dunque, è che Crystal Dynamics decida (o che abbia addirittura già in programma di farlo) di pubblicare le novità maggiori in occasione del rilascio delle versioni next-gen, il che, però, porterebbe a sollevare più di qualche dubbio sul destino di quelle attuali, già martoriate da un comparto tecnico al limite della decenza (che anche qui, escluso il PC, rimanda ogni possibile giudizio positivo alle versioni XSX e PS5) e da un netcode pessimo.

Durante le circa 40-50 ore di gioco trascorse in compagnia di Marvel’s Avengers, infatti, abbiamo faticato non poco a trovare delle sale d’attesa stabili, dal momento che il gioco, per sua stessa struttura, disperde i giocatori online in un vero e proprio oceano di lobby. L’unica salvezza – ma in tal senso non avrete la certezza di poter fare la missione che volete – è rappresentata dall’opzione “partita veloce”, a cui fa però il paio una desolante assenza di filtri per scremare le attività. O vi piegate al volere altrui, insomma, o correte il rischio di dover aspettare minuti interminabili prima che almeno un compagno umano si unisca alla vostra sessione di gioco.

 

Se le problematiche maggiori a livello di stabilità, come promesso dagli sviluppatori, dovrebbero essere risolte con il mega update 1.3.0, previsto per la fine di settembre, le incognite sul futuro dell’endgame di Marvel’s Avengers restano tante. La produzione, come detto, sembrerebbe voler seguire un modello non a sviluppo continuo, bensì a puntate; l’assenza di un appuntamento fisso da parte del team, però (come può essere un Bungie Weekly Update per Destiny 2), è un elemento che solleva più di qualche preoccupazione, specie se abbinata al fatto che, dal momento della beta ad oggi, Scot Amos e compagni sono stati impegnati soltanto nella pubblicazione di un bugfix dopo l’altro.

Noi, dal canto nostro, non vediamo l’ora di saperne di più, soprattutto per quanto concerne i contenuti in arrivo a fine anno: questi ultimi dovrebbero ampliare le Operazioni legate allo S.H.I.E.L.D. (dando un reale senso all’NPC di fazione presente nella Chimera) ed introdurre la linea narrativa di Occhio di Falco, oltre ad una versione più estesa degli Alveari per rimpolpare l’endgame. Simili annunci ci sono chiaramente sembrati propedeutici allo sbarco del gioco su PlayStation 5 e Xbox Series X: a questo punto, anche considerati gli entusiastici proclami estivi sugli upgrade gratuiti alle nuove versioni, speriamo che gli utenti PS4 e Xbox One non vengano lasciati indietro tra le maglie del supporto post-lancio (come già capitato in qualche caso durante il travagliato passaggio generazionale del 2013). O che, almeno, vengano avvertiti per tempo.

Per il resto, vogliamo rimanere cautamente ottimisti: di piani per espandere il gioco ce ne sono in abbondanza, resta solo da metterli in pratica nella maniera più corretta. Maniera che, ci auguriamo, il team trovi il prima possibile, per non lasciare Marvel’s Avengers in balia di un pubblico che, legittimamente, visto lo “storico” degli ultimi anni, non è più disposto a concedere troppi errori a videogiochi che scelgono di essere strutturati in tal modo.

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