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Love, Death & Robots

Love, Death & Robots Volume 2 Recensione della serie animata Netflix

Love, Death & Robots volume 1 si tratta di uno dei migliori lavori targati Netflix. Una di quelle serie antologiche che, erede di Black Mirror – la quale si è andata a perdere tra Bandersnatch e la mediocre quinta stagione -, trasudava racconti brevi, cinici, cattivi, provocatori e (quasi) sempre interessanti per un motivo o per un altro. Pensiamo a Tre Robot (uno dei migliori corti) che, raccontandoci la storia dal punto di vista dei robot, criticava l’essere umano e il suo modo di fare in un post-apocalisse simil The Last of Us. Ieri 14 maggio, però, su Netflix è stato caricato Love, Death & Robots volume 2. Otto puntate (contro le diciotto del primo) e dalla durata media più lunga. Le tematiche sono sempre quelle che danno il titolo alla serie: amore, morte e robot. Spesso questi tre fil rouge si intersecano in storie grottesche e ciniche.

Invitandovi a recuperare su Netflix il secondo volume e il primo nel caso non l’aveste ancora fatto, gettiamoci nella recensione vera e propria suddivisa nelle tre principali tematiche. Di seguito trovate il trailer dell’opera.

L’amore

L’amore in Love, Death & Robots assume diverse forme e allusioni. Non c’è solo il romanticismo e il sesso, ma anche l’amore per la vita e per le piccole cose, come ci insegna il capolavoro Zima Blue. Dunque è sempre difficile cogliere nel cinismo delle storie, specie quelle del secondo volume, il sentimento verso un qualcosa o un qualcuno.

In questa seconda stagione, l’amore è decisamente meno presente. Forse, in un periodo così triste, è stato difficile trovare spazio per questo sentimento. Ad ogni modo, in episodi come Snow nel Deserto e Pop Squad, assume connotati differenti. Nel primo caso si tratta del classico fulmine a ciel sereno, seppur sincero e progressista – senza fare spoiler, si parla anche di amore per le macchine. Nel secondo invece, in un futuro distopico, c’è spazio sia per un amore materno e dolce, sia per uno più carnale, freddo e viscerale.

Ma veniamo al dunque. Otto episodi sono pochi, specie se l’amore inteso in senso stretto vi è in soltanto due. Come accennato precedentemente, il sentimento può assumere un lato toccante e commovente. È il caso di Era La Notte Prima di Natale, l’episodio che personalmente ci ha convinti maggiormente dell’intera stagione.

In Era La Notte Prima di Natale c’è un’adorazione stilistica e narrativa per il periodo natalizio. L’incipit alla Nightmare Before Christmas, l’estetica figlia di Tim Burton, Henry Selick e Guillermo del Toro, e le soluzioni narrative da fiaba per adulti, fanno di questo corto (il più breve della stagione, 7 minuti) una piccola gemma da vedere e rivedere. L’intrinseca fallacia del pregiudizio e l’apparenza ingannatrice sono infatti le chiavi di lettura della bellissima favola realizzata in stop-motion.

“Non stupisce che il secondo volume di Love, Death & Robots sia decisamente più mortifero del primo”

Dopo aver parlato dell’episodio più convincente della stagione, bisogna analizzare la seconda tematica: la morte. Dato che l’amore risulta sbiadito, non stupisce che il secondo volume di Love, Death & Robots sia decisamente più mortifero del primo. In questa stagione vi è un senso di angoscia in tutti e otto gli episodi. Laddove nella prima c’erano episodi che erano privi o quasi di violenza come La Notte dei Pesci, Il Dominio dello Yogurt o Zima Blue, nella seconda stagione non vi è spazio per la calma e la pace.

Persino nell’episodio più “tranquillo”, Ghiaccio, si percepisce un’angosciosa tensione che incombe sui due fratelli protagonisti. Gli aspetti splatter sono decisamente migliorati, arrivano in faccia allo spettatore come schiaffi: e questo sarebbe un enorme pregio, se non fosse che in quasi ogni episodio manca il mordente sia per affezionarci ai protagonisti, sia nelle storie.

Inoltre, va chiarito che la violenza molto spesso è estrema, fin troppo, tanto da risultare talvolta fuori luogo o talmente grottesca da rovinare la sospensione dell’incredulità. L’episodio meno riuscito della stagione, infatti, presenta una violenza eccessiva, e oltre a ciò non traspare un benché minimo interesse né nel protagonista, né nel racconto. Stiamo parlando de La Cabina di Sopravvivenza: un noioso e inconcludente esercizio di stile visto che, oltre alla motion capture, di questo episodio si può salvare poco o nulla.

I robot

Sui robot non ci si può lamentare. Ce ne sono diversi e dal design sempre variopinto, soprattutto nel primo episodio. Certo è che manca forse – e questo si ricollega al limite numerico delle puntate più che agli episodi in sé – quell’episodio interamente dedicato ai robot dove non vi è alcuna traccia, se non in sottotesto, dell’essere umano.

Tutte e otto le puntate sono raccontate dal nostro punto di vista: quanto era bello Tre Robot? Lacuna a nostro avviso giustificabile se si considera il minor numero di episodi, meno giustificabile invece il cambiamento quantitativo degli episodi tra il primo e il secondo volume.

Chiariamo: se a livello qualitativo la seconda stagione fosse sullo stesso piano della prima non ci lamenteremmo, ma siccome né qualitativamente parlando, né tantomeno quantitativamente siamo sullo stesso livello, c’è da porsi una domanda: era davvero necessaria una seconda stagione?

Analizziamo con cautela: la seconda stagione non è insufficiente per fortuna, ma, se la prima era davvero folgorante, come mai Netflix ha proposto un prodotto numericamente inferiore? Love, Death & Robots vol. 1 fu un ottimo successo sia di critica che di pubblico, perché rischiare il malcontento? Personalmente riteniamo che la seconda stagione sia convincente a metà.

“Quando hai prodotti visionari come Love, Death & Robots vol. 1, è molto facile deludere le aspettative”

Torniamo a parlare del fardello delle aspettative. Quando hai prodotti visionari come Love, Death & Robots vol. 1, è molto facile deludere le aspettative. Ciò che è mancato alla seconda stagione è il mordente e il fascino della prima. Non c’è l’episodio stratosferico che ti consola dal malcontento di un altro decisamente più mediocre – rispettivamente Zima Blue e La Discarica.

Per certi versi, è normale aspettarsi, da una serie che ti propone ben dieci cortometraggi in meno, maggior qualità. Se si delude lo spettatore su entrambi i piani vuol dire che c’è un problema; sta poi al fruitore decidere quanto sia pesante e quanto vada ad inficiare sulla visione. Detto ciò, il risultato finale di questo secondo volume è più che sufficiente, ma se la prima stagione era bella e sostanziosa, questa seconda è discreta e pare più un’occasione sprecata per bissare il successo magistrale della prima. Un vero peccato.

Love, Death & Robots vol. 2 Recensione
6.5 / 10 VOTO
PRO
    - La serie intrattiene
    - Le animazioni sono sempre di alto livello
    - Era La Notte Prima di Natale è un gradino sopra agli altri episodi
CONTRO
    - Manca un episodio incredibile
    - La prima stagione risulta essere un inevitabile confronto
VOTO
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