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Lockdown all'italiana

Lockdown all’italiana: tra polemiche sterili e comunicazione intelligente

Lockdown all’italiana è un classico prodotto nostrano che, nonostante non abbia ancora raggiunto le sale, è già stato abbondantemente preso di mira specialmente dal pubblico, finendo in una burrasca grande forse anche più del lungometraggio stesso. Certo, il regista Enrico Vanzina (che ricordiamo essere, insieme al compianto fratello Carlo, una delle menti più laboriose nella commedia all’italiana, tanto da creare un sottogenere, il tanto chiacchierato “Cinepanettone” ), a prescindere dai giudizi e dalle opinioni altrui ha deciso di rischiare, portando sul grande schermo un titolo audace, sfruttando l’onda del momento e dimostrando un ottima base comunicativa, lanciandosi peraltro per la prima volta come filmaker. Forse l’autore non si era aspettato tutto questo clamore, ma il danno (o la fortuna, chi lo sa) ha già iniziato il suo corso.

Noi della redazione abbiamo ragionato a lungo sulla realizzazione e sull’idea alla base di Lockdown all’italiana e siamo arrivati alla conclusione di non essere così negativi e polemici nei confronti di un’opera, che a prescindere dai gusti, è emblematica, in quanto fotografa perfettamente con un’istantanea la nostra industria cinematografica attuale, che forse può rialzarsi con una pellicola di questo tipo. Non nascondiamoci dietro un dito: nella nostra penisola i campioni d’incassi, oramai da anni, sono sempre stati prodotti dei Vanzina, Checco Zalone, Ficarra e Picone e molti altri che credono fermamente nella risata come mezzo per raggiungere il pubblico. Ecco perché ci teniamo a parlare nel dettaglio, ognuno sviscerando un aspetto diverso, del tanto dibattuto Lockdown all’italiana, sperando di fornirvi una chiave di lettura alternativa.

Le critiche asprissime fin dalla locandina

Si sa, spesso nell’industria cinematografia giudicare un film dalla locandina o dal trailer è diventato uno sport olimpionico. Questo chiaramente non significa che non si può maturare un’opinione con tali elementi in mano, ma sbilanciarsi in un giudizio complessivo è fin troppo affrettato se non deleterio. Ciò detto, cominciamo dal principio, ovvero dal putiferio che si è scatenato fin dal rilascio della locandina di Lockdown all’italiana, che ha anticipato di qualche giorno il trailer. Nell’immagine, che trovate qui sotto, sono presenti in bella vista i protagonisti della pellicola, inseriti in un fondale che è volutamente cheap e infantile. Le emoji con le mascherine forse sono le più rappresentative del messaggio che vuole diffondere il poster: scherzare e ironizzare, anche con leggerezza (e perché no, con sufficienza) di una tematica di una pesantezza non indifferente.

Lockdown all'italiana

E quindi il resto scompare: non facciamo più caso al déshabillé di Ezio Greggio o alle cosce chilometriche di Martina Stella; dimentichiamo le finestre realizzate con Paint sullo sfondo o il fatto che Ricky Memphis stia interagendo con una pianta disegnata. Perché non ci interessa: siamo consapevoli di andare a vedere una pellicola che non si prenderà sul serio e che racconterà una storia ideata al solo scopo di intrattenere e strappare un sorriso a tutti coloro che sono aperti ad un simile progetto. Le critiche che hanno preso di mira l’immagine, quindi, perdono il loro valore se viste in un contesto ben preciso e con un’ottica già di per sé autoironica e scanzonata, tirando in ballo un film che fin dalla prima foto vuole giocare con lo spettatore, farlo ridere e niente più.

Massimiliano Meucci

La ripartenza delle sale

Lockdown all’italiana segna il ritorno in sala dei film, per la prima da volta da quando sono stati chiusi i cinema. Fino ad ora, alcune distribuzioni hanno preferito poter rilasciare i lavori in formato digitale, alcune anche con costi aggiuntivi come il live action di Mulan sulla piattaforma Disney +. Enrico Vanzina decide quindi di far uscire la sua prima opera sul grande schermo. Non è l’unico ad aver preso questa posizione. Recentemente anche Burraco Fatale, prodotto da Fenix Entertainment, ha deciso per una distribuzione “fisica” piuttosto che online. Questa decisione sottolinea come il mondo della settima arte sia pronto a ripartire anche nelle sale, portando proprio due commedie, il genere che di più è necessario in un momento come questo. La sospensione dell’incredulità che può esserci in un cinema non potrà essere facilmente superata da uno schermo in casa o dal monitor di un computer.

Sala cinema

La sala quindi torna ad essere un luogo magico per poter dimenticare, almeno per un po’, le preoccupazioni di tutti i giorni. Purtroppo siamo in un periodo storico nel quale, come già sottolineato prima, le sale cinematografiche si trovano in condizioni drammatiche. Sono necessari introiti facili per andare avanti o, in alcuni casi, anche riuscire a ripartire. Abbiamo già visto come commedie di questo tipo siano in grado di fare incassi velocemente, quindi l’idea di un simile prodotto è forse proprio il mezzo vincente per poter riportare il pubblico nelle sale. Puntare su una commedia divertente, tagliente e satirica piuttosto che qualcosa di nicchia, in modo da fare ingenti guadagni al botteghino. Il fatto stesso che si è parlato di Lockdown all’italiana, ha fatto sicuramente alzare il livello di attenzione e, speriamo, il conseguente flusso nei cinema.

Jacopo Zuma Cerqua

 

Il diritto di commedia

Partiamo dal presupposto che tutti possono realizzare lungometraggi divertenti su ogni tema e ironizzare su qualsiasi argomento. Difatti esistono diversi tipi di commedia: dalle più leggere alle più “cattive” come le black comedy. Attaccare il film per il breve tempo passato dalla fine del lockdown è pretestuoso e assolutamente antistorico. Chaplin nel 1940 diresse Il grande dittatore e all’epoca era in atto la seconda guerra mondiale, con Hitler al comando della Germania nazista. Il Dottor Stranamore – Ovvero: come ho imparato a non preoccuparmi e ad amare la bomba è uscito nel 1964 durante la guerra fredda; in quel periodo c’era una paura incessante dell’atomica, eppure Kubrick non ebbe timore a creare un’opera con un finale così scoppiettante. La critica avrebbe senso se questi casi lampanti a loro sfavore non esistessero.

Il grande dittatore

Qualcuno potrebbe ribattere contestando il paragone dicendo che Kubrick e Chaplin se lo possono permettere, Enrico Vanzina invece, visto il suo curriculum, no. Ma anche in questo caso la nostra difesa resta valida, perché noi non abbiamo discusso l’effettiva qualità di Lockdown all’italiana – non è ancora uscito, quindi non sappiamo se sia bello o brutto – abbiamo soltanto preso le sue difese per il suo sacrosanto diritto di riderci su. Se poi il film fallirà, o per un motivo o per un altro, sarà giusto criticarlo, ma solamente allora e contestandolo nel merito senza attaccarsi a locandine deludenti. Si può ridere di tutto e di tutti, ma soprattutto bisogna guardare le cose per quello che sono con assoluta obiettività e conoscere la storia per analizzare a dovere questi casi.

Enrico Baccilieri

 

Un metodo intelligente per fare cinema

Checché se ne dica, Enrico Vanzina ha trovato un modo intelligente per girare anche in un momento di forte crisi per l’industria della settima arte. Alla sua prima regia – prima aveva solo assistito il padre, Steno, per tre film, per poi passare alla sceneggiatura – ha sfruttato bene la questione per poter creare una pellicola e continuare una produzione artistica italiana che, altrimenti, si sarebbe fermata. Ben pochi lungometraggi italiani sono ora in circolazione in un sistema che, purtroppo, a causa di quello che è successo, è poco remunerativo. Il cinema in Italia è in serio pericolo, sia per la mancanza di prodotti che per la scarsità di pubblico attivo allo stato attuale.

Enrico Vanzina

Enrico Vanzina ha trovato il modo di girare durante la pandemia: come? È molto semplice: ha utilizzato lo stesso scenario attuale, producendo un film sulla vicenda stessa, usando a suo favore le restrizioni per il Covid-19, ovvero ambientandolo in una casa (e andando così a risparmiare per quanto riguarda le ambientazioni) e tenendo distanze e mascherine. L’estrema attualità non è solo un metodo intelligente per creare un contenuto di valore e di sdrammatizzazione di un momento difficile, ma è anche il sistema migliore per rimanere attivi in un periodo turbolento. In conclusione, bisogna sicuramente fare un plauso all’autore: uno dei pochi ad aver rischiato in una situazione come questa per amore dell’arte. 

 

Claudia D’Amico

El Camino

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