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L'Isola delle Rose

L’incredibile storia de L’Isola delle Rose Recensione

L’incredibile storia de L’Isola delle Rose è una fiaba moderna dai toni briosi e luminosi, una creatura leggiadra e indipendente come il suo protagonista – Giorgio Rosa – l’ingegnere italiano che nel 1968, durante i fervori e le tensioni di un anno che ha cambiato radicalmente il corso politico, sociale e filosofico del nostro paese (e di tutto il globo), ha avuto il coraggio di costruirsi un isolotto per conto proprio e trasformarlo in uno stato libero ed emancipato lontano da tutti. Un racconto che prende ispirazione da un fatto reale così tanto importante e esclusivo da rimanere nel dimenticatoio per troppo e che il talento di Sydney Sibilia (la mente dietro la trilogia di Smetto quando voglio) e Matteo Rovere (Veloce come il vento, Il Primo Re) hanno portato alla luce come un antico avvenimento perso nei meandri nel tempo, anche se accaduto relativamente di recente, 52 anni fa, che rispetto alle origini del pianeta Terra, suona come una briciola. Una scintilla che si è persa nei libri di storia italiani e internazionali e che finalmente trova un suo adattamento sul grande schermo, presentando l’esclusività e l’originalità dell’italianità cinematografica.

Il titolo presenta un concept affascinante e molto particolare, anche se ricalca un tema conosciuto, quello dell’utopia, che affonda le radici nella letteratura, nella filosofia e, successivamente, nei romanzi moderni e nel vasto universo del cinema e delle serie tv. Si può creare un posto sulla Terra completamente staccato dalle leggi, dalle usanze, dagli usi e costumi della civiltà comune? Si può, pezzo dopo pezzo, innalzare una roccaforte totalmente indipendente e libera dagli standard, dove poter modellare a piacimento il proprio Stato? In molti si sono posti questa domanda e tra i più illustri pensatori e teorici del “non luogo” (la traduzione letterale dal greco οὐ τόπος), Giorgio Rosa si piazza in un posizione di spicco, come uno dei pochi coraggiosi e folle ad essere riuscito a realizzarlo, anche se per poco, entrando di diritto nel firmamento della nostra nazione e di tutto il mondo. L’opera, prodotta con l’aiuto di Netflix che ha creduto fin dall’inizio a tale ambizioso progetto, arriverà sulla piattaforma streaming il 9 dicembre prossimo. Siamo riusciti a vedere il film in anteprima e siamo impazienti di iniziare con voi questa avventura alternativa che, suo modo, ci ha convinto.

Il vento del cambiamento

Per narrare gli avvenimenti che hanno portato alla creazione de L’Isola delle Rose, bisogna per forza di cose parlare del suo creatore: le due cose infatti vanno viste in maniera parallela e contingente e dunque, spiegando le origini del personaggio, si può effettivamente comprendere meglio la sua creatura. Giorgio Rosa è un ingegnere italiano di Bologna dalla peculiare carriera: durante la sua vita ha sempre esercitato la sua professione, amandola a tal punto da giungere ad una radicale e rivoluzionaria idea: erigere un isolotto, in acque internazionali, a 6 miglia dalla costa di Rimini, un progetto nato non per una semplice ambizione ma per dimostrare che l’emancipazione si può ottenere con le unghie e con i denti. Il resto è storia o perlomeno è un po’ mito, un po’ racconto biografico: vedremo successivamente quanto l’invenzione e la verosimiglianza si incastrano perfettamente all’interno della realizzazione.

Fin dalle prime battute della pellicola, facciamo la conoscenza in prima persona di Giorgio Rosa (Elio Germano), uno strampalato ma geniale studioso e del suo grande amore Gabriella Chierici (Matilda De Angelis), laureata in diritto internazionale, una ragazza forte e determinata. Lo spettatore, mano a mano che il film prosegue, empatizza sempre di più con il protagonista, arrivando a supportarlo nel momento dell’istituzione del luogo utopico, nato con la complicità (il denaro soprattutto) di Maurizio Orlandini (Leonardo Lidi), del senso economico e burlesco di W. R. Neumann (Tom Wlaschiha), dell’amicizia del primo cittadino dell’isola, Pietro Bernardini (Alberto Astorri) e la tenacia di Franca (Violetta Zironi).

L'incredibile storia dell'Isola delle Rose

Il primo aspetto che emerge durante la visione de L’incredibile storia de L’Isola delle Rose è che la commistione tra commedia e l’impianto storico del lungometraggio fa faville: le taglienti battute e la freschezza delle sceneggiatura ben si adattano ad una raffigurazione storica davvero ben contornata, contribuendo in maniera attiva ad una messinscena efficace e diretta. Le figure presenti, inoltre, vivono di una caratterizzazione ben orchestrata anche se, per lasciare lo spazio al protagonista, in alcuni momenti vengono meno. Il gioco forza principale lo fanno gli attori coinvolti, in particolar modo Elio Germano e Matilda De Angelis, una coppia dall’alchimia perfetta che sono il fiore all’occhiello di un cast strepitoso: da Fabrizio Bentivoglio fino a passare a Luca Zingaretti, da François Cluzet  a Tom Wlaschiha, si respira un’aria internazionale e di complicità innegabile. Merito quindi di un comparto artistico da manuale, gestito e coordinato da un Sydney Sibilia che trasmette tutto il suo amore per la pellicola.

È evidente, infatti, che il regista abbia preso a cuore il progetto fin dall’inizio e tale passione si avverte in ogni sequenza, in ogni piccolo dialogo e dettaglio presente all’interno de L’incredibile storia dell’Isola delle Rose. L’intento di realizzare un titolo leggero e scanzonato è riuscito perfettamente e tra i pregi migliori del prodotto non si può che sottolineare l’atmosfera irriverente ma riflessiva. Senza risultare mai banale e al tempo stesso pesante, Sybilia (che ha collaborato anche la sceneggiatura insieme a Francesca Manieri) ha scritto un copione fresco e ben architettato che forse soffre solamente di un’accelerazione eccessiva nella parte conclusiva e di un lieve rallentamento nell’introduzione ma che alla fine dei giochi funziona molto bene.

“Si passa quindi a disquisire sul diritto internazionale e il diritto di individuale, del conservatorismo politico dell’epoca e, specialmente, del 1968, un anno gigantesco di cambiamenti e trasformazioni che nel mondo ha avuto un eco rivoluzionario imponente e terribile.”

Tra mito e realtà

Ma cosa c’è effettivamente di vero e di inventato rispetto alla reale storia di Giorgio Rosa e dietro L’Isola delle Rose vera e tangibile? Non abbiamo una risposta precisa però, durante la conferenza stampa, l’autore ha chiarito che gli aspetti più folli della trama sono presi a piene mani dai racconti di Rosa stesso (che il film-maker ha incontrato durante la produzione del film) mentre quelli che appaiono ordinari sono, paradossalmente, i più rarefatti. Tale ragionamento è importante per inquadrare il più possibile la natura dell’opera: non un biopic quindi, ma nemmeno una fiction in tutto e per tutto, una via di mezzo che consente parecchio spazio di manovra. Ciò dà la possibilità al comparto narrativo di sfruttare al meglio le tematiche presenti all’interno del titolo.

Non giriamoci troppo intorno: il racconto de L’Isola delle Rose è un mezzo molto interessante che, se da una parte sfrutta l’occasione di costruire un concept italiano dalla struttura estremamente malleabile (non era mai stato approfondito sul grande schermo) dall’altro si collega al pubblico globale, parlando di una tematica così tanta cara come l’indipendenza. Da qui, chiaramente, si sviluppano diversi sottotemi molto ben inseriti nella pellicola in quanto appaiono sempre in sottofondo, quasi sussurrati, non volendo mai prevaricare l’anima scherzosa e giocosa del titolo. Si passa quindi a disquisire sul diritto internazionale e il diritto di individuale, del conservatorismo politico dell’epoca e, specialmente, del 1968, un anno gigantesco di cambiamenti e trasformazioni che nel mondo ha avuto un eco rivoluzionario imponente e terribile.

L'Isola delle Rose

E l’intero comparto scenografico, compresi i costumi, le musiche e tutto quello che concerne il background de L’incredibile storia de L’isola delle rose, “risuona di Sessantotto” in maniera spaventosamente veritiera. Scelte musicali azzeccatissime (anche i pezzi originali funzionano egregiamente), atmosfera e mood ricreati alla perfezione, ed anche la classe politica non è da meno con Giovanni Leone e Franco Restivo, rispettivamente interpretati da Luca Zingaretti e Fabrizio Bentivoglio, che hanno un peso non indifferente all’interno della trama: ebbene sì, sono gli antagonisti, anche se è meglio non andare troppo oltre per non rovinare altre belle sorprese ai nostri lettori.

Un’opera, infine,  che non si fatica a definire coraggiosa non solamente perché si tratta di un film internazionale Netflix (ciò vuol dire che arriverà contemporaneamente in tutti i paesi in cui il servizio è attivo) ma anche perché, come tra l’altro aveva fatto in passato Sydney Sibilia con la trilogia di Smetto quando voglio, cerca di rompere gli schemi dei soliti lungometraggi italiani, costruendo una storia non solo originale e mai narrata in precedenza, ma che sfrutta un concept così suadente per affrontare tematiche decisamente molto calde e attuali. Ed è un peccato che tutto questo non abbia potuto raggiungere le poltrone di una sala, ma, nota a margine, Netflix, con la sua anteprima, ha tentato in tutti i modi di farci  sentire a casa. Partendo da una proiezione virtuale che dava un senso di fisicità, proseguendo poi con una conferenza stampa davvero ben ideata. Chiaro che questi ultimi elementi non influenzeranno il voto finale, ma ho ritenuto opportuno citarli per sottolineare la cura che si è riposta per tale visione on demand, sintomo di un progetto molto sentito anche a livello globale dalla company americana.

“Sognare un po’, alla fine, non costa nulla ed un piccolo Stato indipendente del 1968 ce lo ha ricordato prepotentemente.”

L’incredibile storia de L’Isola delle Rose non è un titolo esente dai difetti, e ciò si nota specialmente nell’accelerazione brusca che prende la narrazione nella parte finale della pellicola e nell’introduzione, che al contrario, è un pochino lenta a livello di ritmo. Anche i personaggi, per quanto siano ben caratterizzati tutti, alcuni solo funzionali alla trama e lasciano il passo al protagonista. Giorgio Rosa è in effetti la vera star della realizzazione e seguire il suo pensiero e, di riflesso, la sua costruzione impossibile, è affascinante e oltremodo rassicurante. Si percepisce un’aria di estrema leggerezza e di suadente tranquillità vedendo il prodotto e ciò è di una importanza fondamentale, non solo perché Sybilia è riuscito a colpire nuovamente, ma anche perché tali realizzazioni hanno un compito importante. Ed è quello di incoraggiare e spingere il nostro cinema a fare altro, a sperimentare, a reinventarsi e la speranza è che l’isola utopica davanti a Rimini diventi il simbolo della rinascita cinematografica italiana è molto lontana, ma non importa: sognare un po’, alla fine, non costa nulla ed un piccolo Stato indipendente del 1968 ce lo ha ricordato prepotentemente.

L'incredibile storia de L'Isola delle Rose Recensione
7.5 / 10 VOTO
PRO
    - Un concept originale e innovativo, dalla portata nazionale e internazionale
    - Un perfetto bilanciamento tra commedia e racconto storico
    - Un titolo leggero e fresco che affronta tematiche importanti
CONTRO
    - Alcuni personaggi anche se ben caratterizzati, sono eccessivamente di contorno
    - Se la parte iniziale del film ha un ritmo un tantino lento, la parte conclusiva accelera in maniera troppo vertiginosa
VOTO

 

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