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Le diatribe di Ecleto: l’intervista leggendaria a RT Poop

Capita, alcune volte, di essere orgogliosi di qualcosa in particolare di quello che fate. Avete un’idea geniale e fino a quando è imprigionata nella mente e annichilita dal giudizio del prossimo può sembrarvi futile, ma siete capaci di portarla al di fuori? In pochi riescono ad emergere dal pantano di mediocrità che pian piano sta inghiottendo la nostra creatività, ma quando accade, qualcosa cambia. Nelle interviste fatte in questi anni ho capito una cosa: sfiorare le corde giuste permette alle persone di parlare dei propri sogni con tranquillità e mostrarsi nella loro veste priva di finzione. In questa rubrica, che ho definito “Diatribe”, scelgo di accogliere la sfumatura greca del termine, trasportandovi in una serie di contenuti ed interviste che fanno spazio alle grandi rivoluzioni dell’intrattenimento italiano, ma senza preamboli aulici. Spero in cuor mio non solo di poter strappare un sorriso agli intervistati, ma di farvi conoscere da vicino chi, con fame di ambizione e tanto motore immaginifico, un giorno ha deciso di cambiare tutto. Il primo della lista è Raffaele Tamarindo, in arte RT Poop, che ci racconterà della sua rocambolesca vita nel mondo dello spettacolo, culminata in uno dei progetti più ambiziosi mai approdati su YouTube Italia: la Poop Squad. Egli ha unito personaggi provenienti da storie lontane e vicine per scrivere un nuovo poema epico a suon di editing. Ha il cappello alla Fidel Castro, la barba di Kratos e uno sguardo alla Michael Scott, ma oggi ci porterà nella sua Storyland per un assaggio di futuro. Occhio alle divulgazioni dal dietro!

Come il tuo mondo si è incrociato all’arte poop e perché hai scelto proprio questa strada?

Io lavoro come montatore video principalmente, in passato ho provato a valicare anche il mondo della regia e della recitazione. Mi sono cimentato in cortometraggi, scritti diretti da me e ho fatto una scuola di recitazione al Centro Sperimentale Di Cinematografia di Milano, tenuto da Giancarlo Giannini. Raccontare storie è sempre stato al centro della mia passione ed è motivo di vivere per me. Questa cosa si è declinata su YouTube quando ho deciso di provare a fare parodie, la linea comica attira di più online. Se riesci ad arrivare al cuore delle persone riesci a farti conoscere. Nocoldiz è stato un po’ il papà di genere in quest’ambito, un esempio è stato il clamoroso successo mediatico della parodia di Game of Thrones. Nella parodia si poteva forgiare un contenuto reale e palpabile, quindi mi misi all’opera. Il mio progetto nacque come nascono tutte le cose migliori nella vita: completamente a caso. Un giorno dissi: ”Voglio fare la parodia sul documentario di Alberto Angela”, anche perché proprio di mio lo seguo molto, sin dal 2017. Sono arrivato a fare le parodie sul personaggio nel momento mediato in cui lo si esaltava sui social e ne ho giovato senza dubbio. Il progetto poi si è allargato, specialmente perché il prototipo è piaciuto a tanta gente, quindi da un’idea il tutto si diramò in fretta.

Molte delle tue opere hanno bucato lo schermo, ma quando hai iniziato, il tutto era concepito come una sfida verso i creator già presenti o volevi esternare qualcosa di più personale?

Domanda interessante. Ho provato a fare qualcosa di mai visto prima, anche perché ognuno ha lasciato con un proprio timbro e marchio di fabbrica. Io avevo l’ambizione di creare una storia nuova, mai osata. Tale idea è stata poi trasportata nel concreto e ha dato alla luce qualcosa di impensabile. La vera notorietà arrivò con Poop Squad 2, infatti, fino a quel momento, in Italia non si era mai vista una produzione di tale livello. L’impegno e la meticolosità mossi per accostare personaggi così distanti ha amalgamato il tutto in una magia a schermo unica ed inconfondibile. La chiave del successo sono stati l’impegno e la dedizione nel fare qualcosa di mai visto, che potesse vantare una qualità rilevante. In molti criticano questo percorso, come se fosse la decadenza di un’artista. Dalle scuole di recitazione a YouTube per alcuni è sembrata una sconfitta, ma è tutto dettato dall’ignoranza. Si opta sempre per dare una sfumatura negativa all’intrattenimento sulle piattaforme di oggi, quando in realtà è la naturale evoluzione del processo creativo. Non esiste solo modello prefabbricato di comicità che per anni appare su schermo, ma anche altre strade similmente gratificanti e articolate. Si può dare sostanza anche al video più misero che appare in rete, il punto è trovare la sinfonia capace di bucare lo schermo, sdoganando quelli che sono i ricorrenti stilemi della comicità.

Dei contenuti così lunghi e complessi possono dividere le masse, anche perché non tutti sono propensi ad elaborati così impegnativi. Il tuo successo è partito dai brevi video per fidelizzare il pubblico a quelli di stampo più cinematografico o ti preparavi al processo inverso?

La tua analisi è corretta. Oggi viviamo in un overload informativo sempre più asfissiante ed è difficile stare al passo con la “guerra dell’attenzione”. L’utente è sempre bombardato da mille stimoli ed è ormai sempre più complesso catturare l’attenzione delle masse. Non è un segreto che video più brevi entrano prima nel segno. In genere i video creati ad hoc per questo tipo di fidelizzazione, raramente superano gli otto minuti. Sono sempre stato consapevole che l’uscita di video molto lunghi avrebbe destabilizzato lo spettatore medio, ma, come per il caso di Poop Squad 3, non ho dato ascolto a certi meccanismi e mi sono buttato per raccontare qualcosa di unico. Gli amanti dei miei contenuti più brevi hanno comunque dato un supporto positivo al progetto e in tanti si sono avvicinati, quindi è stato in parte un successo non calcolato. Forse ho perso il pubblico più casual illo tempore, ma poi sono riuscito con il desiderio e la fame di puntate, in pieno stile Netflix, ad ammaliare anche i più scettici.

Sei solo te dietro al progetto?

Molti mi danno del voi, ma sono solo a livello pratico dietro al progetto. Su Instagram spesso mi parlano al plurale e scherzo dicendo che ho personalità multiple. Sui social ogni tanto mi aiuta anche mio cugino che mi dà dei consigli, ma il processo creativo parte tutto da me.

Sei mancato molto durante il lockdown. Avevi paura di perdere la fiducia del tuo pubblico dopo tale assenza?

Assolutamente sì. Come sai anche te, c’è sempre il rischio in quest’ambito. Io sono stato molto fortunato, non bisogna negarlo. Sono stato felice di regalare un sorriso alla gente e ricevere poi indietro affetto e complimenti, che scaldano sempre il cuore. Se non ricordi sempre alla gente che esisti, anche con una comunicazione asfissiante, può accadere di sprofondare nell’oblio. Dopo Poop Squad 3 e la famosa estate 2019, mi sono eclissato. Il commento migliore che ti possa arrivare è il supporto costante, anche quando tutto sembra sprofondato nel buio. Durante il lockdown la mia vita non ne ha sofferto in modo particolare. Sono un nerd come te e come lavoro faccio il montatore video, quindi vien da sé che fu tutto quasi simile al passato. Quello che è venuto a mancare è ovviamente il contatto umano. Sono arrivato a pensare “Che senso ha però la vita rinchiuso in quattro mura?”. In un momento così deprimente è arrivata in soccorso la creatività fortunatamente. È salvifico donare la vita a un progetto immateriale che la mattina non esisteva neanche, ma appena si spengono le luci è invece lì, pronto a muoversi grazie alle scintille creative indotte. È stato un piacere e un onore far ridere le persone in un periodo così al psicologicamente al limite: raccontare una storia può salvare delle vite. I commenti che sono arrivati in privato e i ringraziamenti mi hanno sinceramente commosso, anche di gente tornata a ridere dopo un lutto. Ma non ho ricevuto nessuna proposta indecente, tranquillo.

Parliamo di Storyland: da quando si è insinuata nella tua mente?

Una situazione mista tra rivelazioni mistiche e disagio influenzale. Ottobre scorso avevo la febbre, ma tecnicamente non c’era il Covid-19, quindi tranquillo. Era molto alta e stavo delirando. In preda al momento pensai: ”Ma se io morissi, chi racconterebbe ancora della Poop Squad?”. Fu così che inizia a fantasticare su un mondo in cui tutte le storie vivono insieme, lontano da spazio e tempo, ma unite dalla creatività: Storyland. Volevo creare una sorta di Paradiso delle storie, in cui tutti i racconti potessero confluire in un solo grande flusso immaginifico. Ti giuro che tutto è partito così. Così dopo alcuni mesi ho messo in moto tutto il processo per poter rendere Storyland qualcosa di più di una semplice idea delirante, ma un progetto ambizioso.

Come rendere interattivo qualcosa che esce su YouTube? Ormai il mercato della fruizione online è piegato ai dettami di Twitch, specialmente in quest’ambito. Tu hai scelto di creare un’interattività intrinseca nei tuoi video, anche grazie alla scelta di virare sul discorso Patreon. Come ti approcci ora ai nuovi utenti e c’è stato il confronto Twitch-YouTube?

Ho ragionato sul discorso Twitch, certo, tuttavia è una piattaforma dedicata al live e all’interazione, quindi la mia presenza sarebbe risultata posticcia. Dopo un iter mentale strategico ho travato la giusta strategia. La nascita stessa di Storyland mantiene un cuore ardentemente interattivo. Tramite sondaggio si riesce a far partecipare il pubblico alla scelta dei personaggi puntata per puntata e, in base al supporto donazioni integrato, c’è anche la possibilità di fargli toccare con mano il lavoro che c’è dietro, anche rendendoli partecipi in prima persona. In linea di massima metto un’ampia scelta di personaggi e poi è lo stesso pubblico a essere chiamato all’azione. A livello superiore è presente un gruppo Telegram, ove sono chiamate in causa tante persone ed è intrigante sentire gli intrecci proposti dagli altri per l’evoluzione di Storyland. Possiamo dire che il progetto è un’opera fatta per essere fruibile da tutti, ma dove ognuno può lasciare un piccolo pezzo di sé. L’esperimento Patreon è partito con i numeri giusti e sono contentissimo, oltre che meravigliato del risultato. Come livello massimo avevo messo la possibilità di fare da comparsa in uno dei miei video, ma ad un prezzo piuttosto alto. Non credevo che così tanti avrebbero richiesto quella voce e ne sono rimasto piacevolmente stupito. Avevo messo il numero massimo di cinque, ma dopo appena due giorni era già tutto sold out. Incredibile.

Domanda provocatoria. Ho notato che molti creator, anche con numeri fenomenali, (Favij, CiccioGamer89, Fraffrog ecc) supportano nei commenti e talvolta sui profili social il tuo lavoro. È solo una facciata o veramente ti hanno poi contattato in separata sede per instaurare un qualsivoglia rapporto? Secondo te stanno trainando il momento o ti hanno scritto perché sono davvero entusiasti del tuo lavoro?

Domanda interessante e difficile. È stato magnifico scoprire che uno della fama di Favij sa che esisto e che adora il mio lavoro. Lui in particolare ha parlato di me in un suo video in maniera totalmente genuina e poi ci siamo sentiti su Instagram diverse volte. Una volta ha anche fatto una storia con swipe up al trailer del nuovo progetto, per citarne una. È stato commovente. Si è prodigato senza alcun tornaconto sopportandomi e aiutandomi più volte, quindi non posso che parlare bene. Non avrebbe avuto interesse a farmi pubblicità, eppure mi ha più volte dimostrato il suo apprezzamento, quindi merita un plauso. Solo nel mese di dicembre ho toccato i 150.000, quindi non ho neanche numeri così eccezionali, eppure ho colpito un po’ tutti e ne sono emozionato. Tutti i contatti che ho avuto sono stati genuini, anche perché mi hanno conosciuto tramite quello che sono e quello che creo, e io sono quello che plasmo. L’exploit vero e proprio è arrivato come una valanga inaspettata da una miriade di creator di fama internazionale che non mi sarei mai immaginato di poter conoscere tramite il mio lavoro. Io abituato ad essere uno spettatore, un giorno ricevo un messaggio da Claudio Colica, in cui mi scriveva tipo “Vai avanti così, tu sei il Web”. Un messaggio carico di passione e inaspettato da un personaggio del suo spessore. Se vogliamo essere più cinici invece, anche per rispettare l’andamento provocatorio della tua domanda, credo che agli occhi dei “grandi” io non sia un vero e proprio competitor, quindi non ci sarà mai un conflitto di interessi tra di noi. Ma tale affermazione va in antitesi con il fatto che lo stesso Nocoldiz, che doveva essere un competitor, invece poi mi ha ricondiviso il video. Per ora la situazione è pura armonia.

Storyland avrà una fine o è un progetto in divenire?

È una domanda complessa. I personaggi dei sondaggi Patreon, che si paleseranno puntata dopo puntata, si affiancheranno alla già nota Poop Squad. Quest’ultimi continueremo a seguirli nel tempo. Se vogliamo scendere nel tecnico per ora non penso che seguirò da subito una trama prettamente orizzontale, ma mi districherò in una verticale. I primi episodi sono in genere scollegati e assestanti, ma nella mia mente c’è una direzione precisa. È però ad ora un’idea embrionale profonda e alquanto ambiziosa. Essa conserva un risvolto autobiografico e sarà di natura personale, quindi la modellerò con la massima cura. Bisogna solo capire come arrivarci. Nella descrizione del Patreon ho scritto che ci può essere la possibilità che io stesso possa apparire nelle puntate, ma bisogna vedere se il progetto sarà sostenuto. Il tutto sarà scandito dal seguito che avrà Storyland, anche considerato che ogni episodio uscirà ogni mese. L’idea è quella, ma il processo creativo richiede tempo, anche per salvaguardare la sanità mentale che mi è rimasta. Le puntate saranno comunque tutte sotto i dieci minuti, ma dipende dalla poliedricità della puntata in sé.

Qual è il ricordo più assurdo che hai di questi primi anni di Poop Squad?

Beh, ce ne sono tanti, che spaziano da momenti con i doppiatori a incontri fortuiti. Uno però ha lasciato il segno più degli altri: essere contattato da Enrico Mentana, che come saprete ha fatto parte dell’immaginario della Poop Squad sin dagli inizi. Entrare contatto con Salvatore Esposito di Gomorra anche è stato meraviglioso. Ironicamente il suo personaggio è totalmente all’opposto del suo carattere naturale. La doppiatrice italiana di Cersei Lannister, Claudia Catani, anche mi ha contattato prestandomi la sua voce, ma è tutto contestualizzato. Loro sono già nel mondo dell’intrattenimento tutti i giorni. Mentana invece è un giornalista e mi ha colpito profondamente vederlo partecipare al mio progetto e recitare le battute che avevo scritto per lui. Un aneddoto interessante risale all’uscita di Poop Squad 3. Lui mi aveva passato l’audio delle battute per il corto, ma in sottofondo nelle pause si sentiva il microonde, probabilmente perché si stava preparando la cena. Un’ora dopo lo vedo in televisione sul canale 7. Fa una certa impressione immaginare tutto ciò e ti fa sorridere. Lui addirittura mi scrisse quando il canale raggiunse i 100k per dirmi “Urrà per i 100 mila!”. Io non volevo crederci, era tutto così piacevolmente surreale. Pare che anche Alessandro Barbero abbia visto i miei video, ma non è sicuro. L’unico che non si è mai esposto è Alberto Angela, ma mi fa piacere pensare che li guardi anche lui nella sua intimità. Molto soddisfacente pensare di essere meritevole del loro tempo e li ringrazio.

 

 

Spero vi abbia incuriosito la storia di Raffaele e vi invito a passare sul suo canale per visionare il suo lavoro e magari supportarlo in futuro. Gloria a Storyland!

El Camino

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