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Le diatribe di Ecleto: Alessandro Ward ci racconta il doppiaggio italiano oggi

La terza puntata de “Le diatribe di Ecleto” ha un ospite speciale proveniente dall’albero genealogico dell’élite del doppiaggio italiano: i Ward. Alessandro Ward ha una formazione insolita rispetto ai componenti più anziani della famiglia, ma sin da subito si fa strada nel settore a colpi di interpretazioni profondamente rievocative e calzanti. Sebbene sia un ragazzo giovanissimo, egli ha prestato la voce a personaggi memorabili provenienti dal mondo immaginifico, come Eren Jeager, Saitama, Evan Peters in X-Men e WandaVision, Don di Promised Neverland, Cody Fern in American Horror Story, Seido Takizawa in Tokyo Ghoul e tantissimi – davvero un sacco – altri personaggi. Vi invitiamo a dare un’occhiata al suo lavoroperché scoprirete molti apparizioni d’eccellenza. Come mai l’ho scomodato fin qui allora? Beh, molto semplice. Alessandro Ward è uno dei volti più blasonati del doppiaggio italiano emergente e ha collezionato una serie di lavori apprezzati dal grande pubblico. Nell’intervista faremo anche una riflessione approfondita sullo stato del settore italiano e sulle prospettive future, oltre che alle sue performance di lusso. Combatti, Alessandro, combatti!

La tua famiglia vanta di una storia artistica eccezionale. Ho notato che ha doppiato sin dalla tenera età, hai sempre avuto una predisposizione naturale per quest’ambito o ci sono stati dei momenti di crescita singolari? Quando sei stato folgorato per la prima volta da quest’ambito?

Alessandro Ward- Ho cominciato dalla tenera età ad avvicinarmi nel mondo del doppiaggio, ma i miei genitori non volevano che io diventassi un bambino lavoratore. Pertanto ho iniziato a doppiare in maniera piuttosto blanda, negli anni poi ho deciso che sarebbe diventata la mia vita. Questo processo tuttavia avvenne in un’età lontana da quando iniziai, quindi intorno ai 15 anni. Ho dovuto studiare infatti moltissimo per apprendere gli strumenti adeguati che mi hanno permesso di affrontare il mio percorso lavorativo. La carriera del doppiatore è difficilissima, quindi occorre una preparazione d’alta qualità. Da bambino ho respirato profondamente l’ambito professionale, quindi in parte ero già consapevole di dove sarei approdato. Il momento in cui ho capito che avrei voluto fare questo lavoro, è stato paradossalmente quando, per varie vicissitudini – non andavo bene a scuola e fui bocciato per la seconda volta – mio padre allora mi mandò a lavorare per un cinema, ove mi destreggiai in un po’ di tutto all’occasione. Strappavo biglietti, montavo film e tanto altro, ma nei momenti di magra, ossia quando non c’era nessuno nelle sale, mi vedevo fino alla nausea tantissime pellicole. Alcune le avrò viste anche trenta o quaranta volte. In quel momento capii che il mio destino sarebbe sempre stato legato indissolubilmente all’arte scenica e a tutto ciò che gli orbitava intorno. Ebbi dunque l’illuminazione e rimuginai su un’idea che mi balenò in mente: ”Io voglio stare lì dentro, voglio farne parte anche io”. Dall’anno successivo ho poi ripreso a studiare e mi sono buttato a capofitto sul doppiaggio. La mia vita professionale nacque proprio per amore e passione. Da piccolo invece mi pesava il cognome che avevo e il contesto in cui vivevo. Il doppiaggio l’avevo approcciato solo per gioco in tenera età, ma captai comunque la sua vocazione dopo anni. Lavorando nel cinema invece tastai con mano la mia passione latente e riuscii da solo a prendere una posizione non condizionata.

Com’è il rapporto dietro le quinte del doppiaggio con colleghi o direttori? Che aneddoti sul luogo di lavoro ci puoi raccontare?

Alessandro Ward – In tutti gli ambiti ci sono colleghi che segui anche nella vita privata e altri che preferisci incontrare solo in contesti lavorativi. Per una mia scelta personale, ho deciso illo tempore di fare un taglio netto tra vita personale e lavorativa, staccandomi da tale contesto. È un ambiente pregno di competizione, ma è soprattutto largamente meritocratico. Te che hai fatto teatro lo sai benissimo. Io mi ricordo però la delicatezza di Flavio Aquilone, anche lui doppiatore in carriera. Quando iniziai io a fare questo mestiere lui era già affermato da molti anni e mi ricordo la delicatezza che ebbe nei miei confronti. Lui mi aiutò nelle mie difficoltà iniziali e non mi scoraggiò mai di fronte ai primi errori davanti al leggio. Tanti altri invece erano altezzosi o presuntuosi in sala di doppiaggio, mentre lui mi folgorò con la sua affabilità e cortesia. Lui mi fece sentire a casa in un momento complesso della mia carriera: uno dei miei primi film da doppiare. L’alchimia che si creò in sala fu invece esaltante e ruppe le mie catene fatte d’ansia. Ora siamo anche amici a distanza di anni.

Ho notato che hai lavorato per interpretare al meglio moltissimi personaggi davvero complessi. Come ti prepari mentalmente?

Alessandro Ward – Io non ho una tecnica precisa, ma do un consiglio che vale per tutti: una volta entrati in sala doppiaggio dovete dimenticarvi di chi siete. Lasciate il vostro io fuori dalla stanza e abbracciate con tutto voi stessi il personaggio, senza mischiarlo con la vostra personalità. Questa semplice dinamica mentale mi permette di approcciarmi con serenità e chiarezza ad ogni personaggio, poiché la mia mente in quel momento è scevra da ogni pensiero personale. Una volta entrato io mi presto completamente al mio lavoro e assumo una forma eterea, quasi malleabile. Mi modello perfettamente in base a ciò che devo fare, soprattutto analizzando da vicino le doti peculiari dell’attore che dobbiamo doppiare. Il compito è riprodurre fedelmente ciò che vuole comunicare l’attore, quindi tutto ciò che non è lavoro deve rimanere fuori dallo studio, poiché è ingombrante. In sala di doppiaggio io entro in un’altra dimensione.

L’evoluzione delle piattaforme streaming ha influenzato il doppiaggio in maniera significativa. Pensi che questa inevitabile evoluzione abbia leso al doppiaggio d’alto livello? Come l’hai vissuta te?

Alessandro Ward – L’arrivo dello streaming io l’ho vissuto in ottica chiaramente positiva, anche perché coinvolge in pieno la nostra generazione. Detto ciò, purtroppo la marea portata da tali servizi ha fatto arenare, in parte, anche il doppiaggio di qualità. Oggigiorno inoltre deve essere sempre pronto, perché in qualsiasi momento ti possono chiamare per doppiare una serie. Il punto è che capita in svariate occasioni di dover doppiare episodi preliminari o pilota, quindi prodotti non finiti. Ciò vuol dire che in ottica futura bisognerà ritornare sull’opera per poterci lavorare nuovamente. Sono difficoltà. Il problema non sono però le piattaforme, il disagio proviene dal mio settore e sulla sua capacità di imporsi nel mercato. Non abbiamo avuto il pugno duro di farsi rispettare e quindi richiedere tempistiche più abbordabili. Il punto è che nessuno può permettersi un azzardo del genere e il motivo è semplice. Se un pezzo grosso dello streaming va da una società di doppiaggio e gli chiede di fargli un lavoro in una settimana, lo studio non può permettersi di ritrattare, poiché la proposta andrebbe a finire sul tavolo di qualcun altro. Non essendoci fronte comune in una situazione così delicata, fare guerra da soli sarebbe solo deleterio per i contatti lavorativi. Nessuno tutela questa situazione e i doppiatori nel settore sono in genere molto egoisti. Ognuno pensa al proprio tornaconto, ma non si fa valere per i diritti comuni. Avremmo dovuto farci rispettare. La colpa dunque non è dei colossi delle piattaforme streaming, ma solo nostra. Dall’altra parte però la situazione che stiamo vivendo è un vero toccasana per la mole di lavoro. Ci sono più progetti che richiedono nostre prestazioni e quindi più introiti. Tu che conosci bene il mondo dell’intrattenimento come me saprai che un tempo il mondo del doppiaggio nuotava in un’altra filosofia. Già trenta o quaranta anni fa il direttore si metteva a tavolo con tutti e si discuteva dell’opera per chiedere pareri e ragionarne insieme. Un tempo il doppiaggio poteva durare mesi, ora tutto deve esaurirsi in settimane, anche una se ho tutti i turni di fila. Noi doppiatori avremmo dovuto mettere dei paletti e farci rispettare come negli anni d’oro della storia italiana di settore. Il nostro Paese rimane comunque il numero uno in quest’ambito, ma il calo di qualità si sta sentendo. Storicamente eravamo un élite nel doppiaggio, ma ora non lo siamo più. Se confronti l’arte di oggi con quella delle leggende di questo settore, come Pino Locchi, Nando Gazzolo o Pino Colizzi per citarne alcuni, la avverti la differenza. La generazione di mio zio, Luca Ward, ancora detiene tale eccellenza artistica, ma perché tramandata dai sontuosi nomi del passato. Ora è rarissimo trovare maestri di un certo spessore. Dalla loro generazione in poi, stanno scomparendo gli insegnanti memorabili del mestiere, come il grande Michele Gammino. Sono stato fortunato ed onorato di avere proprio lui. Una delle poche rimaste è per esempio l’eccezionale Rossella Izzo, ma come lei ormai ce ne sono pochi.

L’animazione giapponese ti ha dato la possibilità di dar voce a personaggi davvero fuori dal comune. Quale ti è rimasto più in presso e perché?

Alessandro Ward – Saitama mi è rimasto molto impresso, poiché è stato un impegno titanico. Il carisma del protagonista, la durata degli episodi e il suo carattere follemente ammaliante, mi hanno segnato. È stato uno dei personaggi più difficili di sempre per me da doppiare e mi ha lasciato tantissimo. Saitama mi ha quindi profondamente catturato, ma ho anche un’affezione unica per Eren. L’Attacco dei Giganti ha segnato in modo evidente la mia formazione personale, ma non è stato l’unico anime. Saitama non è un personaggio classico o scontato, ma conserva una natura controversa e ardua da decriptare. Non ha stimoli, perché è il più forte. Il suo carattere è assai complicato da rendere al meglio, poiché spazia da picchi psicologici davvero suggestivi. Nel primo episodio, ad esempio, Saitama sogna di combattere con un avversario degno e per un attimo gli si accende quel brio eroico che lo fa brillare di luce propria. A livello attoriale, prestare la voce a Saitama è stata la sfida più stimolante che io abbia mai dovuto affrontare. In genere nel mio lavoro mi chiamano spesso per dar voce ad eroi o anti-eroi con toni particolari, ma io sono un pazzo. La mia follia mi piace trasmetterla in personaggi fuori dal comune, quindi quando posso esternarla provo una goduria inenarrabile.


Se Saitama ed Eren si incontrassero, secondo te cosa si direbbero e chi vincerebbe?

Alessandro Ward – Saitama a mani basse, lui è il migliore di tutti e non ha rivali. Immagino un dialogo tra l’Eren di un tempo e Saitama. Il primo direbbe: ”Ti sterminerò e di te non lascerò nemmeno un pelo!”, tanto Saitama i capelli non li ha più, quindi poco male. Al contempo Saitama non direbbe alcunché e gli darebbe un pugno per farlo volare fuori da Paradis. Lo polverizzerebbe e insieme a lui tutti giganti… e le mura. L’Attacco dei Giganti con Saitama come protagonista sarebbe durato un solo episodio. In realtà è lui il vero “Boato della terra”.

Pietro Maximoff
Hai recentemente doppiato Evan Peters in WandaVision. Cosa ne pensi della serie e del mondo Marvel or ora?

Alessandro Ward – Io sono un grande appassionato della Marvel, ma non ho apprezzato minimamente gli ultimi film usciti da appassionato. Con questa premessa voglio dirti quindi che io la serie non l’ho ancora vista ma, alla luce delle notizie esaltanti della critica che stanno trapelando episodio dopo episodio, la vedrò sicuramente. Mi è piaciuto in modo assoluto doppiarla, specialmente perché ho potuto calarmi ancora nei panni di Evan Peters. È un personaggio che adoro profondamente e a cui sono legatissimo. È stato il primo supereroe che ho doppiato, quindi conservo un’affezione particolare. L’apparizione del personaggio di Pietro in Wandavision è stata una delle informazioni top secret più delicate degli ultimi mesi. Non se ne doveva sapere nulla, tuttavia il doppiatore spagnolo ha spoilerato che avrebbe ridoppiato Evan Peters in WandaVision. Appena trapelò questa notizia ci fu un’orda di appassionati ed esperti che bussarono alla mia porta in cerca di conferme ed informazioni. Noi doppiatori però firmiamo degli accordi di riservatezza molto chiari e rigidi, quindi ho dovuto sviare ogni sorta di domanda fino all’ultimo ed è stato complesso. Non sapevo come uscirne. È stata dunque una bellissima esperienza essere nel mondo Marvel, ma devo ancora vedere la serie.

Hai mai avuto interesse nell’approdare nel doppiaggio videoludico o hai trovato delle difficoltà?

Alessandro Ward – Io sono un nerd di prima categoria e un videogiocatore da tempo immemore. Io vorrei tantissimo doppiare un titolo di questo settore, ma non mi è ancora capitato. Fino a pochi anni fa a Roma era assai raro doppiare un videogioco, mentre ora la tendenza sta cambiando. La storia si sta muovendo in questi anni, quindi credo sia solo questione di tempo. Spero di farlo davvero il prima possibile, specialmente perché sono un gran appassionato. Sul braccio, per farti capire, ho il tatuaggio della Triforza di The Legend of Zelda e il simbolo del Dovahkiin di Skyrim. Magari capiterà in uno dei due franchise, ma non farmi sognare.

Attacco dei Giganti
La tua voce risuona in molti protagonisti iconici e di grande impatto nei media. Come ti sei confrontato con il pubblico e che tipo di feedback hai avuto? Hai aneddoti interessanti?

Alessandro Ward – Quando uscì il mio nome per il ruolo di Eren il web imperversò contro di me immediatamente. Mi odiarono tutti e mi scrissero dei messaggi minatori davvero cruenti. Mi sono segnato tutti loro e, con il passare del tempo, sono stati gli stessi elementi che mi hanno chiesto audio sui loro personaggi preferiti. Gli stessi che mi insultavano ora mi amano praticamente. Io comunque mi vanto di avere un rapporto buono con il mio pubblico, al di là di tutto. Sono realmente disponibile con chi mi scrive e chi è appassionato dei prodotti giapponesi ha compreso e percepito la cura estrema che metto in tali doppiaggi. Io non sono solo cresciuto con i videogiochi, ma anche vivendo tra anime e manga. Ormai so benissimo come i nipponici vogliono trasmettere certe emozioni e in quale modo. Ho infatti trattato con il massimo rispetto la loro filosofia. Il pubblico degli anime è però concretamente esigente e agguerrito, ma è anche uno dei pochi a seguire meticolosamente il doppiaggio. Nei film la gente comune non fa caso al doppiaggio, a meno che non vi siano appassionati, mentre per gli anime non è così. Quando gli appassionati videro il nome di un ragazzo emergente come doppiatore di Eren gridarono subito alla tragedia, anche se avevo già un curriculum di tutto rispetto. All’inizio ci fu grande sgomento e preoccupazione, ma poi si sono fortunatamente tutti ricreduti. Spesso nei miei social alcuni utenti mi chiedono di improvvisare dialoghi amorosi tra Eren e Mikasa. In sala di doppiaggio invece capitava un tempo che tra un urlo acuto di Eren ed un altro scivolavo per terra nella foga e mi uscivano strane imprecazioni. Il mio direttore le registrava e noi le sentivamo in loop per farci due risate.
Quando mi chiamarono per Don di Promised Neverland invece ho fatto una gran fatica, anche perché si tratta di un bambino e ormai la mia voce è mutata sensibilmente con gli anni. Quindi ho apprezzato moltissimo anche quest’opera, ma sul lato tecnico ho vacillato. Tanta gente mi scrive per il doppiaggio di Don e ne sono felicissimo. Lo stesso discorso vale per i flashback di Eren nelle recenti stagioni, che ho dovuto doppiare per forza di cose io. Una difficoltà pazzesca.

Una riflessione sul destino del doppiaggio? Anche per chi volesse entrare in quest’ambito

Alessandro Ward – Il consiglio che do a tutti è: fate teatro. Il punto è oggigiorno si pensa erroneamente che il doppiaggio sia un lavoro a sé. La prima cosa che bisogna fare per intraprendere un percorso così è obbligatoriamente passare per il teatro e bisogna superare la prova del palco. Il doppiaggio è un’arte sublime, ma che necessita dell’impegno di tutti i grandi del settore per farsi valere. Noi doppiatori del futuro dobbiamo farci rispettare e riportare così il settore italiano alle glorie di un tempo.

Come finirebbe Eren quest’intervista?

Dicendo che continuerà sempre ad avanzare…fino allo sterminio dei suoi nemici!
Credo sia lo slogan perfetto per il suo personaggio, anche in ottica futura.

El Camino

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