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La vita davanti a sé

La vita davanti a sé Recensione: La malinconia di essere soli

Sophia Loren torna sugli schermi dopo tanto tempo: ormai sono passati quasi 60 anni dalla sua prima candidatura agli Oscar. Ve lo diciamo già: con La vita davanti a sé, la nota attrice nostrana potrebbe potenzialmente superare il record di Henry Fonda per il divario più lungo tra la prima e l’ultima nomination della carriera. Ebbene sì, partiamo in quarta: questo è davvero un film da Oscar, che ci ricorda la raffinata bellezza di film come La vita è bellaLa ciociara. Ci troviamo di fronte ad un film-poesia realizzato con una cura che mancava da tempo e che ci fa sognare il vecchio cinema italiano di Vittorio De Sica e Cesare Zavattini.

Molti dei nostri colleghi del settore hanno avuto un’opinione negativa di questo film, semplicemente perché questo non si adatta completamente ai nostri tempi. Anzi, è stato addirittura definito un prodotto per pigri e per anziani. Ma quali sono i nostri tempi in ambito cinematografico? La vita davanti a sé non è e non vuole essere un riadattamento dell’omonimo libro ai giorni nostri; piuttosto, il suo obbiettivo è quello di recuperare l’essenza del vero cinema italiano, raccontando una storia delicata ed emotiva.

La vita davanti a sé: una trama molto classica

La storia ruota attorno a Madame Rosa, un’anziana signora che, dopo aver passato una vita da prostituta, ha deciso di accogliere e di occuparsi dei ragazzi del suo quartiere di Bari. Momo, invece, è un ragazzino di dodici anni, con una tragedia alle spalle che lo ha reso orfano. Ad occuparsi di lui è il Dottor Coen, medico di Madame Rosa, a cui chiede di accogliere Momo perché non riusciva più a prendersene cura. La donna e il ragazzo non potrebbero essere più diversi fra loro, ma condividono la stessa solitudine. Da un’iniziale diffidenza, quindi, i due finiscono per sostenersi a vicenda e a formare una piccola e insolita famiglia.

Abbiamo di fronte una narrazione molto classica, con una trama semplice e delicata. La grandezza di questo film sta nel modo in cui il tutto è stato messo in scena. Non è solo Sophia Loren, divina nel suo ruolo come sempre, a rendere grande l’opera, ma anche la bravura del giovane talento Ibrahima Gueye che interpreta Momo, e le mani, che ormai consideriamo sapienti, del regista, Edoardo Ponti, figlio della Loren. Anche Renato Carpentieri, sebbene in un piccolo ruolo, arricchisce l’opera con la sua grande esperienza.

La vita davanti a sé

Personaggi completi e approfonditi

A volte non serve conoscere e vedere un personaggio dall’inizio alla fine. Sono sufficienti dei piccoli dettagli, ben piazzati, per caratterizzarli al meglio. È lo stesso Momo a raccontarci la sua tragedia familiare, in un momento privato, rendendo il tutto ancora più toccante. In lui possiamo vedere una grande crescita protrarsi nell’arco di quei 120 minuti: da ragazzo al limite del criminale e scapestrato, assume lentamente le sue scelte, maturando e prendendosi il carico di un amore familiare che non aveva mai avuto. Diventa lui l’unico ad occuparsi della sua nuova madre, l’unico a capirla davvero e su cui fare affidamento, e non perché non ci fossero altri a farlo.

“Io ho già dato. Non voglio più dare niente a nessuno”

Semplicemente, Momo e Rosa hanno riconosciuto negli occhi dell’altro la stessa sofferenza. Come due gatti randagi, si sono riconosciuti simili e hanno fatto branco, ponendo fine, anche se per breve tempo, alla loro solitudine.

“È proprio quando non ci credi più, che succedono le cose belle. È rassicurante.”

Rosa ha sempre vissuto da sola, ma è molto di più di una burbera anziana ex prostituta. A dirlo, innanzitutto, sono i numeri che ha tatuati lungo un braccio. Orfana come Momo, anche se per motivi diversi, si è trovata probabilmente costretta a fare un lavoro poco dignitoso. Ama la sua solitudine, che utilizza per rinchiudersi in una fortezza di ricordi, ma spesso rivive il trauma dell’Olocausto, specialmente quando comincia a soffrire di demenza. Ed è proprio nel momento in cui è più fragile che Momo la riconosce come sua simile.

La vita davanti a sé: una regia d’altri tempi

Sophia Loren è già stata la protagonista di alcuni corti del figlio Edoardo, ma è con questo film che Ponti fa il salto di qualità. Ovviamente è cresciuto con grandi riferimenti, cosa che si nota benissimo nella sua produzione. Con La vita davanti a sé opera con estrema delicatezza, ma anche con chiarezza: in ogni minuto il film ci parla a gran voce, quasi come se ogni gesto fosse stato scritto per comunicarci qualcosa. A volte non serve affatto parlare o riempire la sceneggiatura di spiegazioni, perché è la cinepresa a mostrarci tutto quello che dobbiamo capire, e questo è il talento di un regista che sa fare bene il suo mestiere.

La fotografia è semplicemente meravigliosa. Ci mostra i quartieri bassi di Bari, ma il trucco è presentarli sia pieni di vita che nei momenti di silenzio, a tarda notte. Piano piano le inquadrature si svuotano, per far spazio alla solitudine dei due protagonisti. La scena finale diventa una chiusura eccezionale del film.

Le colonne sonore, tra il moderno e il classico, sono delicate e raffinate. Abbiamo il punto di vista di Momo, che racconta il mondo musicale dei nostri giorni, portando leggerezza ed entusiasmo, ma abbiamo anche l’altra faccia della medaglia, con la delicatezza e la soavità di musiche che sembrano uscite dalla penna di Ennio Morricone.

La vita davanti a sé

Un film senza tempo

La grande finezza di questo lungometraggio ci ha fatto provare forti emozioni, per nulla contrastanti: tutte, infatti, ci hanno riportato ad un sentimento d’amore verso questo grande esempio d’arte. Sophia Loren torna sullo schermo dopo tanti anni, invecchiata ma sempre con una grande dignità, con un talento naturale intramontabile che ci ha riportato alla grandezza di Anna Magnani e degli anni d’oro del cinema italiano. Secondo il nostro modestissimo parere, questo film pretende un Oscar alla migliore attrice e alla miglior regia e noi lo supportiamo al massimo. Lo abbiamo amato e speriamo lo amerete anche voi. La vita davanti a sé è disponibile da oggi, venerdì 13 novembre, su Netflix.

 

 

La vita davanti a sé Recensione
9.0 / 10 VOTO
PRO
    - Regia e fotografia da Oscar
    - Ottime interpretazioni, Loren meravigliosa
    - Un film che recupera il cinema italiano d'autore
VOTO

El Camino

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