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Cinema

La chiusura dei cinema in Italia è da considerare legittima?

L’emergenza sanitaria sta diventando sempre più grave e questo ha recentemente toccato in prima persona diversi settori, in particolar modo l’intrattenimento: cinema, teatro e musica nello specifico. I contagi sono aumentati a dismisura: ieri, 28 ottobre, si sono registrati 24991 contagiati. L’ultimo DPCM è stato presentato domenica 25. Le sale cinematografiche avevano riaperto il 15 giugno. Sarebbe però più corretto dire che alcune sale si sono riattivate in tale data. Gli esercenti hanno dovuto elaborare un sistema di aerazione più efficiente, hanno comprato tutto il materiale che serve per igienizzare gli ambienti e le mani degli spettatori. In Italia il settore cinematografico è composto da oltre 173 mila posti di lavoro che tra il lockdown prima, la ripartenza fredda dopo, e questo blocco ora, ne uscirà decisamente scosso – per usare un eufemismo. Secondo un’indagine curata dall’AGIS che copre un campione piuttosto ampio e rappresentativo del territorio nazionale:

Cinema AGIS

Su 347.262 spettatori in 2.782 spettacoli monitorati tra lirica, prosa, danza e concerti, con una media di 130 presenze per ciascun evento, nel periodo che va dal 15 giugno (giorno della riapertura dopo il lockdown) ad inizio ottobre, si registra un solo caso di contagio da Covid-19 sulla base delle segnalazioni pervenute dalle ASL territoriali. Una percentuale, questa, pari allo zero e assolutamente irrilevante, che testimonia quanto i luoghi che continuano ad ospitare lo spettacolo siano sicuri.

Enrico Baccilieri

Il cuore del problema

Il cinema è la settima arte per eccellenza e sin dalla sua nascita nel lontano 1895, data in cui i Lumière proiettarono il loro primo cortometraggio al pubblico, è stato sempre associato alla nitida immagine di una sala. Una concezione che è andata sempre più sfumando con l’arrivo delle nuove tecnologie e soprattutto con l’emergere di piattaforme streaming che hanno messo in dubbio l’esistenza del luogo fisico stesso. Nonostante tutto, questo continua a sopravvivere alle difficoltà ed ogni anno l’uscita dei blockbuster e dei cinecomic riesce a tamponare la crisi che gli esercenti stanno vivendo da ormai troppo tempo. Ad espandere questo fuoco di negatività ecco però arrivare come un fulmine a ciel sereno il Covid-19, che da mesi sta mettendo in ginocchio le attività di tutto il mondo, compresa quella cinematografica. Il lockdown di 69 giorni, iniziato da quel fatidico 9 marzo, non ha permesso lo svolgersi di alcuna professione lavorativa e in molti pensavano che dopo tale condizione si potesse tornare, almeno parzialmente, alla vita normale con le precise precauzioni.

Ad inizio estate i cinema hanno riaperto al pubblico in maniera graduale le loro sale, permettendo alle persone di godere dell’esperienza filmica, passando un paio di ore senza pensieri in un momento così drammatico. Non si può non sottolineare il fatto che tutta la riapertura è potuta esistere solo con le migliaia di euro spese dagli esercenti stessi, affinché tutto potesse funzionare con le giuste precauzioni. Sale dimezzate, uso costante della mascherina, disponibilità di gel disinfettanti per le mani, distanza di sicurezza e molto altro hanno permesso fino ad oggi di far accertare un solo caso di contagio segnalato dalle autorità sanitarie. Ecco perché questa fresca decisione del premier Conte e del governo di richiudere nuovamente i cinema, compresi teatri e spettacoli musicali, ha lasciato un completo sgomento di fondo. I cinema stavano già vivendo, ancor prima dell’inizio della pandemia, una forte crisi da cui iniziava a risultare difficile una via di salvezza. Attualmente la sala si trova in uno scontro a fuoco in minoranza dove si vede battersi non solo con lo streaming (qui trovate una nostra riflessione in merito), ma anche contro le ingiustizie mosse dal pensiero che l’arte sia un campo minore.

Lorenzo Celesti

La polemica

Con il recente DPCM del 24 ottobre, il governo italiano ha decretato la chiusura dei cinema e dei teatri, insieme a tantissime altre disposizioni per ristoranti, palestre e molto altro. Questa notizia ha subito scatenato molte proteste, anche perché 2 giorni dopo, il 26 ottobre, il Maurizio Costanzo Show è andato in onda, in diretta, con un pubblico senza mascherine e con una sola lastra di plexiglas a dividerli. Giustamente la domanda che tutti si sono fatti è stata: perché chiudere i cinema, che in maniera corretta mantenevano il distanziamento, ma lasciare nel palinsesto un programma con spettatori senza accorgimenti? Sembra una situazione paradossale, che va a colpire solamente quella fetta di lavoratori che già hanno sofferto molto. Proprio recentemente molte case di produzione hanno spinto alla diffusione dei film nelle sale.

Maurizio Costanzo Show

La decisione è stata presa non solo per aiutare degli esercizi fortemente colpiti da questa pandemia, ma anche per poter far sì che il cinema stesso e la sua importanza culturale possa riuscire a non crollare. Questa scelta, per quanto ponderata e pesata anche in base ai consigli del mondo della medicina, sembra quasi voler colpire l’industria dell’intrattenimento. La chiusura di sale e teatri non solo va a toccare direttamente gli attori ma tutte le maestranze, i lavoratori e i tecnici che non sono a contatto diretto con il pubblico. Possiamo solo sperare che questo virus non continui a peggiorare, portando sul lastrico l’intero settore dell’audiovisivo.

Jacopo Cerqua

Una decisione sofferta

Viviamo in un momento storico difficile e molto delicato a causa del diffondersi del Covid-19 e la chiusura dei cinema nel nostro paese. In questo contesto disastroso e precario, rappresenta un attacco alla nostra cultura oltre che al settore economico italiano. La nostra passione, però, proprio perché si tratta di un interesse profondo, non deve farci mancare di lucidità e obiettività. Mi rendo perfettamente conto della gravità di tale decisione, anche alla luce delle normative molto stringenti e capillari che sono state adottate nelle sale di tutte le regioni, ma dal mio punto di vista tendiamo a sopravvalutare il buonsenso. Negli ultimi mesi abbiamo avuto prova di tante manifestazioni di correttezza, educazione e rispetto altrui, ma anche segnali di indifferenza, superficialità e disinteresse nei confronti di una situazione molto fragile.

Cinema Covid

Per questo ritengo che, se da un lato bloccare i cinema è sicuramente una manovra che uccide il nostro sapere, la nostra anima e vissuto più sentiti, dall’altro, non potendo vigilare in maniera serrata e oppressiva nei confronti delle attività di distribuzione della pellicola, si è deciso, brutalmente e in modo troppo affrettato, sia chiaro, di non prestare fiducia e di chiudere a prescindere per la nostra sicurezza. Una scelta del genere è impopolare, rischiosa e molto discutibile, me ne rendo conto, e va a toccare tanti esercenti e persone che rispettano con una condotta ligia e precisa le direttive prese dal governo, ma per la nostra salute, e soprattutto per impedire aggregazioni sociali, si è optato per un’opzione forse troppo estrema, ma che riflette perfettamente il momento. Non solo un periodo difficile e drammatico che richiede molta attenzione e sacrifici, ma anche una fase in cui non si ammettono errori e ignoranza da parte del popolo italiano.

Massimiliano Meucci

 

 

El Camino

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